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La (grande) storia dei laghi silani

Bonifica, energia, contenimento delle acque, agricoltura. La monografia di Vittorio Cappelli riapre il dibattito

Pubblicato il: 26/07/2022 – 10:42
La (grande) storia dei laghi silani

Vittorio Cappelli, Unical, ha scritto una corposa e documentata monografia sui laghi silani e sul loro impatto con l’Altopiano, edita su Stratigrafie, Il Sileno Edizioni. Angelo Omodeo, ingegnere e costruttore di dighe, aveva coinvolto banche, tecnocrazie, governo per il grande progetto di bonificare il territorio, produrre energia, contenere le acque, irrigare i campi. Giuseppe Barone, Università di Catania, definì la nascita dei laghi silani la più importante impresa industriale realizzata nel sud del Paese. Il 29 luglio, venerdì, alle 17.30 se ne discuterà insieme alla presenza del comandante del reparto carabinieri biodiversità di Cosenza, del presidente del Parco della Sila. I laghi, il paesaggio, l’ambiente, lo sviluppo: un’occasione da cogliere, tanti motivi per rilanciare. Pubblichiamo il testo postato su Facebook da Massimo Veltri, docente Unical ed ex parlamentare, per introdurre l’incontro.

Nel 1906 l’ingegnere milanese Angelo Omodeo, uno dei massimi esperti di sistemi idrici d’Europa, avviò uno studio per lo sfruttamento delle potenzialità idriche della Sila finalizzato, fra l’altro, anche alla produzione di energia idroelettrica.
Mentre gli studi andavano avanti, per volontà di Francesco Saverio Nitti, si decise di realizzare un complesso sistema elettro-irriguo mediante la costruzione di grandi bacini, condotte e centrali che interessava non solo la Sila, ma anche parte del territorio della Lucania e di quello pugliese. Alla progettazione di queste opere, sotto la direzione dell’ingegnere Omodeo, collaborò anche un giovane ingegnere serbo, Wladimiro Legitch, che abitava a Caccuri. La realizzazione del sistema elettro-irriguo meridionale fu affidata, nel 1916, alla SME (Società meridionale elettricità), nata nel 1899 per iniziativa della Compagnia Napoletana di Illuminazione e Gas, della Comit e della Società Suisse di Ginevra e che, nel 1962, dopo la nazionalizzazione dell’energia elettrica e la nascita dell’Enel, investirà le risorse ricavate dagli indennizzi dello Stato nel settore agro-alimentare con l’acquisizione delle aziende Motta e Alemagna fino a diventare il più grande gruppo alimentare italiano.
La SME avviò immediatamente i lavori per la costruzione del lago Ampollino che terminarono nel 1927. Fu poi la volta del lago Arvo, realizzato tra il 1927 e il 1932, collegato al lago Ampollino mediante una condotta in galleria ed infine, nel 1951, quella del lago di Cecita, il più grande serbatoio idrico della regione (121 milioni di metri cubi) ottenuto con lo sbarramento del fiume Mucone.
Mentre fervevano i lavori per la realizzazione del lago Ampollino, venivano, contemporaneamente, costruite le centrali di Orichella e di Timpagrande. Quest’ultima fu inaugurata nel 1927 dal re Vittorio Emanuele III, ospite, per l’occasione, di don Giulio Verga, un possidente di Cotronei, dei Verga di Catania, dei Malaviglia.
Il giorno dell’inaugurazione della centrale fu una festa grandiosa, come raccontarono molti testimoni presenti all’evento. Tra questi anche un bambino della scuole elementari di Casabona, portato lì con la sua scolaresca, Pasquale Poerio che diventerà poi l’animatore delle lotte contadine che portarono alla rottura del latifondo, quindi prestigioso dirigente del PCI, dell’Alleanza dei contadini, deputato prima e poi senatore della Repubblica. Fu proprio Pasquale Poerio a raccontarci della presenza a Timpagrande, in quel memorabile giorno, di Gugliemo Marconi, il padre della telegrafia senza fili che volle essere presente all’evento in omaggio al suo grande amico, medico di fiducia e professore universitario, il casabonese Giuseppe Tallarico, medico di fiducia anche di Picasso, di Leoncavallo e di Strawinskj.
L’entrata in funzione delle tre centrali di Timpagrande (1927), Orichella (1929) e Calusia (1931), quest’ultima inaugurata alla presenza del principe Umberto e della consorte Maria José, che producevano complessivamente circa 370 mw di energia a buon mercato, consentì la nascita di una fiorente industria crotonese con la realizzazione degli stabilimenti della Montecatini e della Pertusola. Ciò segnò l’inizio di quel processo di trasformazione del Marchesato da vecchio feudo in zona agro-industriale moderna.

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