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Il ricordo

«Nessuno più di te, Gian Maria Volontè»

Sessantuno anni sono pochi oggi per raccontare la storia di un uomo ma sono stati tanti per descrivere le gesta del più grande attore italiano, quello che rubava l’anima ai suoi personaggi.Gian Ma…

Pubblicato il: 09/08/2022 – 12:39
di Mario Campanella*
«Nessuno più di te, Gian Maria Volontè»

Sessantuno anni sono pochi oggi per raccontare la storia di un uomo ma sono stati tanti per descrivere le gesta del più grande attore italiano, quello che rubava l’anima ai suoi personaggi.
Gian Maria Volontè, milanese di nascita ma torinese di adozione, anarchico comunista, figlio di un fascista condannato per brutalità, titolo scolastico terza media, autodidatta.
Della sua immensità è stato detto molto. Pochi sanno, probabilmente, che rifiutò di entrare nella leggenda mondiale non accettando la parte di Vito Corleone nel capolavoro di Francis Ford Coppola, perdendo l’occasione di un Oscar sicuro .
In fondo, però, al compagno Volontè dell’Oscar sarebbe importato poco.
A 21 anni alla Silvio D’Amico, con stenti e tante dormite in macchina, scoperto al grande cinema da Sergio Leone, è stato l’interprete contestuale di film resi celebri forse e anche soprattutto dal suo talento.
Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Sacco e Vanzetti, Sbatti il mostro in prima pagina, La classe operaia va in Paradiso sono solo alcuni tra i titoli più importanti del suo bagaglio cinematografico .
Anche a Bertolucci disse di no, per Novecento, perché un film doveva entrargli prima nel cuore per rappresentarlo bene.
Era un comunista radicale, Gian Maria, iscritto per 30 anni al partito, consigliere regionale del Lazio nel 75 (si dimise sei mesi dopo ) ma anche una sorta di eversivo. È noto a tutti che nel 1981 , con la sua barca, aiutò Oreste Scalzone a raggiungere la Francia.
Moro, Mattei, Lucky Luciano, Volontè sapeva spaziare da personaggi assai diversi e renderli tutti autenticamente veri.
Non c’è paragone possibile in mezzo al senso ineludibile di una grandezza figlia del genio, nemmeno tanto regolata, naturale predisposizione di bellezza .
Forse Gian Maria Volontè è ancora oggi troppo poco celebrato, poco incensato, in un Paese di reducisti, poco glorificato, anche a causa della sua estrosità.
Se fosse stato Vito Corleone lo avremmo pietrificato nel santuario delle eternità dove merita di restarci, a pieno titolo, per avere sostanzialmente superato anche la dittatura del testo , rendendo unici particolari che hanno abbellito nell’immortalità molti dei suoi film.
Il discorso anarchico ne La classe operaia va in Paradiso , nel culmine dell’automatizzazione del lavoro , è uno dei sigilli che rendono attuale quella amara condizione.
Ma anche la protervia del commissario impunito o il volto di Mattei, effigie di un tempo straordinario del cinema mondiale che lo ha inserito, comunque, nel Pantheon dei suoi artisti migliori .
E li resta il compagno Volontè , che andò via troppo presto e che oggi tutti quanti rimpiangiamo.
*giornalista

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