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Il tariffario delle “coop di medici”: fino a 5mila euro all’ora per un’équipe. «E non lavoriamo nel Reggino»

I costi dei servizi: 150 euro all’ora per uno specialista, 70 per un infermiere. La richiesta di evitare «presìdi poco attrattivi» per i casi di violenza sul personale

Pubblicato il: 31/08/2022 – 14:02
di Pablo Petrasso
Il tariffario delle “coop di medici”: fino a 5mila euro all’ora per un’équipe. «E non lavoriamo nel Reggino»

LAMEZIA TERME Capitale sociale 10mila euro, soci tutti laureati in Medicina e chirurgia, con specializzazione in Anestesia e rianimazione. E uno studio associato che si trasforma in una società tra professionisti. Standard professionali elevati, la pandemia che morde e la richiesta di servizi in crescita esponenziale nel giro di un paio d’anni. Come il fatturato: circa 5 milioni di euro tra 2021 e 2022 soltanto tra alcune strutture pubbliche e private in Lombardia. È l’identikit di una delle «cooperative di medici» finite nel mirino dell’ultimo intervento di Roberto Occhiuto in consiglio regionale. Il governatore – che si è spinto a chiedere l’intervento delle Procure sul fenomeno – ha parlato di «distorsione» del sistema sanitario rispetto a queste società che, a suo dire, attirano medici dal pubblico e sottraggono risorse alla sanità delle regioni, visto che un medico fornito dalle “cooperative” può costare anche 150 euro all’ora. E che tra le richieste delle società c’è anche quella di non lavorare nei presìdi ospedalieri «poco attrattivi» del Reggino per il timore di «ritorsioni fisiche da parte dell’utenza». Il Corriere della Calabria ha visionato uno dei progetti pensati per la Calabria da una delle società tra professionisti per verificare quali siano i costi standard per i servizi offerti. Semplificando: sono molto alti. Lo sottolinea, in premessa, anche la proposta di contratto. «Già prima della pandemia di Covid-19, si stava osservando un aumento della necessità del Sistema sanitario nazionale di utilizzare anestesisti in libera professione per far fronte sia alla carenza di personale che alla necessità di smaltimento delle liste operatorie. Durante la pandemia e nell’ultimo semestre, le tariffe orarie per le prestazioni di medici per cui è presente una carenza sistema, sono aumentate notevolmente stabilizzandosi su più livelli in base al tipo di specializzazione e alla località geografica». Va da sé che alla Calabria, considerata «zona disagiata», si applicano le tariffe più alte.

Il tariffario: 150 euro all’ora per un medico, 70 per un infermiere

Il caso analizzato dal Corriere riguarda modelli operativi in Anestesia e rianimazione. E la società garantisce le prestazioni «organizzandole in turni da 6 o 12 ore nei giorni feriali e prefestivi o festivi, diurni o notturni dove richiesto». Flessibilità e qualità assicurate, assieme a una continuità del servizio che l’emergenza nel settore pubblico ha, ormai, messo in dubbio alle latitudini calabresi. Il limite massimo di ora di lavoro settimanale è 48, la gestione dei turni rispetta le normative. Mancano soltanto le considerazioni sui costi. Anestesista rianimatore, medico di Pronto soccorso, ortopedico e ginecologo costano 150 euro all’ora. Un infermiere strumentista o di sala costano 70 euro all’ora. Un’équipe chirurgica completa (anestesista, due infermieri, due oss, 2-3 chirurghi) hanno un costo tra 1.500 e 5mila euro a seconda della specialità. La fornitura di un “centro di eccellenza”, invece, è da valutare caso per caso.
Costi elevati, appunto: nell’ipotesi di 48 ore di lavoro settimanale, un medico può costare al servizio pubblico 7.200 euro. Il costo mensile può arrivare a circa 30mila euro. Prezzi normalmente insostenibili; la domanda, però, c’è. «Attualmente – si legge nella proposta – siamo stati contattati da molteplici presidi in questa settimana per la creazione di servizi di Anestesia e Medicina di urgenza in vista dell’estate».

«Evitiamo il Reggino per il rischio di ritorsioni fisiche da parte dell’utenza»

Arrivare al Sud, però, non è semplice: «La maggior parte dei presidi ospedalieri della Regione Calabria è difficilmente raggiungibile dal punto di vista logistico». Non è l’unico problema segnalato. Neppure la prospettiva di buoni guadagni rende particolarmente appetibili alcune aree della regione: «Risultano poco attrattivi presidi in provincia di Reggio Calabria per il rischio di possibili ritorsioni fisiche da parte dell’utenza sul personale sanitario coinvolto. Sono stati segnalati diversi casi di violenza sul personale sanitario operante nei presidi della provincia menzionata. Ai fini di ottimizzare l’erogazione del servizio saranno da preferire presidi in località costiera in provincia di Cosenza, Vibo Valentia, Catanzaro, più attrattivi per i professionisti esterni, nell’ottica di destinare il personale medico dipendente ivi verso presidi dell’entroterra». Il refrain della scarsa attrattività della sanità calabrese, dunque, torna anche nei lucrosi (per i privati) contratti ideati fuori regione: 150 euro all’ora non valgono un turno nell’ospedale di Locri. (p.petrasso@corrierecal.it)

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