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‘Ndrangheta a Bergamo, alla funzionaria «corrotta» da «10 a 15 euro per ogni pratica svolta» a favore dei clan

La funzionaria dell’Agenzia delle Entrate avrebbe incassato oltre 6mila euro per agevolare il lavoro di un commercialista legato alle cosche

Pubblicato il: 05/09/2022 – 17:22
‘Ndrangheta a Bergamo, alla funzionaria «corrotta» da «10 a 15 euro per ogni pratica svolta» a favore dei clan

BERGAMO Si sarebbe messa «continuativamente a disposizione» di uno dei commercialisti che, secondo la Dda di Brescia, facevano parte di un clan della ‘Ndrangheta radicato nel Bergamasco e con collegamenti con la famiglia Arena del Crotonese, la funzionaria dell’Agenzia delle Entrate finita ai domiciliari nell’inchiesta della Gdf di Bergamo che oggi ha portato a misure cautelari nei confronti di 33 persone. E avrebbe incassato un «compenso indebito» da «10 a 15 euro per ogni pratica svolta» a favore del professionista legato alla cosca. In particolare, si legge nell’ordinanza del gip di Brescia Carlo Bianchetti, Lia Alina Gabbianelli, a cui viene contestata la corruzione, «funzionario in servizio presso l’Agenzia delle Entrate di Milano 5», tra il settembre 2019 e il febbraio 2021, avrebbe agevolato il commercialista Marcello Genovese (finito in carcere) «nell’esecuzione delle pratiche di attivazione e revoca dei cassetti fiscali e della fatturazione elettronica» che di volta in volta richiedeva. E gli avrebbe evitato «l’onere di presentarle allo sportello», si legge nell’imputazione, perché sarebbe andata lei «a prelevare le pratiche» in un ufficio indicato dal commercialista e se ne sarebbe occupata di persona. O le avrebbe fatte «lavorare da ignari colleghi». E avrebbe così ottenuto in cambio dal commercialista e da una presunta intermediaria «un totale di almeno 6.730 euro». L’accusa a carico della donna è uno dei 106 capi di imputazione contestati dalla Dda di Brescia nell’inchiesta che vede indagate 66 persone, 18 finite in carcere e 15 ai domiciliari. Genovese, secondo l’accusa, sarebbe stato alle dipendenze di un altro commercialista, Giovanni Tonarelli, e avrebbe gestito la «contabilità» delle società «cartiere» usate dal clan per realizzare frodi fiscali e altri reati. 

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