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«L’astensione è lo strumento sbagliato. Bisogna scendere in campo»

«Non è semplice commentare i risultati elettorali senza cadere nelle ovvietà e nella superficialità. Non c’è un serio allarme per il numero elevato degli elettori che hanno disertato le urne. Non …

Pubblicato il: 27/09/2022 – 8:40
di Mario Tassone
«L’astensione è lo strumento sbagliato. Bisogna scendere in campo»

«Non è semplice commentare i risultati elettorali senza cadere nelle ovvietà e nella superficialità. Non c’è un serio allarme per il numero elevato degli elettori che hanno disertato le urne. Non è un episodio da affidare alle statistiche ma un segnale chiaro che si sta esaurendo il margine di fiducia che resisteva fra i cittadini.
Forse è, dopo tanto tempo, una presa di coscienza, una reazione per fermare i processi di decomposizione delle istituzioni democratiche. Speriamo che sia il segnale di una presa di coscienza per uscire dalla inerzia e dalla rassegnazione. Possiamo pensare che i limiti della sopportazione si stanno superando e sta per avviarsi una controrivoluzione per la democrazia umiliata dalla rivoluzione di alcuni sostituiti procuratori del 1994.
Se è così, l’astensione è lo strumento sbagliato. Bisogna scendere in campo. Incominciare a mettere in discussione metodi di gestione senza passione. Bisogna ritrovare il gusto dell’identità. Abbattere metodi padronali. Far ritrovare alla politica la centralità e il primato rispetto ai tanti poteri veri centri di decisioni, che occupano illegalmente spazi impropri: continui attentati alla costituzione. C’è la crisi energetica, la inflazione.
Tanta è la preoccupazione. Il tempo degli imbonitori, degli acrobati e degli illusionisti deve terminare. Bisogna entrare nella normalità.
Ha vinto la coalizione guidata dalla Meloni, che deve assumersi le responsabilità per far uscire il Paese da uno Stato di precarietà istituzionale ed economica. Bisogna fare le riforme, modificare la legge elettorale e andare ad nuovo confronto elettorale. In questa fase una area centrale si può comporre in cui realtà cristiane democratiche (vere), progressiste e riformiste escano allo scoperto per, come dicevo, una controrivoluzione pacifica per la democrazia. La comunità di cittadini riprenda la sua storia, dia vita ad un tempo nuovo che faccia dimenticare gli oltraggi consumati alla ragione e al buon senso».

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