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«Flessibilità e intuito affaristico-finanziario», così la ‘ndrangheta punta alle risorse del Pnrr

La relazione della Dia conferma la globalità delle cosche, la loro leadership nel narcotraffico e la loro capacità di infiltrarsi nell’economia e nella pubblica amministrazione sfruttando il period…

Pubblicato il: 01/10/2022 – 9:57
«Flessibilità e intuito affaristico-finanziario», così la ‘ndrangheta punta alle risorse del Pnrr

CATANZARO «La ‘ndrangheta trova il suo punto di forza da un lato nella fedeltà alle origini e nella strutturazione su base familiare che ne impedisce la trasformazione in una asettica multinazionale del crimine, dall’altro nella massima flessibilità ed intuito affaristico-finanziario che la proietta all’esterno della Regione di origine in Italia e all’estero». Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella relazione relativa al secondo semestre 2021 pubblicata ieri sul sito del Senato. «Di conseguenza – prosegue la Dia nel report – se la criminalità organizzata calabrese conferma la propria leadership nella pratica delle estorsioni e dell’usura appare anche sempre maggiormente inserita nel narcotraffico dove può contare su un radicamento storico nel porto di Gioia Tauro quale piattaforma logistica per i carichi di cocaina provenienti dal sud America. Grande è inoltre l’interesse delle ‘ndrine per il settore dello smaltimento dei rifiuti come è confermato da significative operazioni eseguite nel semestre ovvero per l’accaparramento di erogazioni pubbliche».

La minaccia ai tentativi di ripresa

La Dia nella relazione evidenza che «gli esiti delle più rilevanti inchieste concluse nel semestre restituiscono ancora una volta l’immagine di una ‘ndrangheta silente ma più che mai pervicace nella sua vocazione affaristico imprenditoriale, nonché costantemente leader nel narcotraffico. In un contesto socio-economico segnato trasversalmente dagli effetti della pandemia da Covid-19 le cosche calabresi continuano a presentarsi quale potenziale minaccia su larga scala ai tentativi di ripresa. In passato infatti hanno dimostrato di saper intercettare opportunità e di approfittare delle criticità ambientali per trarne vantaggio perseguendo una logica di massimizzazione dei profitti e orientando gli investimenti verso ambiti economici in forte sofferenza finanziaria. Persiste tuttavia la preoccupazione legata ad un modello collaudato che vede la criminalità organizzata calabrese proporsi ad imprenditori in crisi di liquidità offrendo forme di sostegno finanziarie parallele e prospettando la salvaguardia della continuità aziendale con l’obiettivo, invero, di subentrarne negli asset proprietari e nelle governance. Tutto ciò – sostiene la Direzione investigativa antimafia – al duplice scopo di riciclare le proprie risorse economiche di provenienza illecita e di impadronirsi di ampie fette di mercato inquinando l’economia legale».

L’ombra delle cosche sulle risorse del Pnrr

Per la Dia «si deve poi tener conto della consolidata capacità delle consorterie criminali calabresi di intercettare le forme di sostentamento pubblico anche in considerazione delle misure ad oggi già previste o che sono in via di adozione. Tra queste ultime e prime fra tutte le risorse da impiegarsi nell’ambito del NextGeneration Ue al quale sarà data attuazione in Italia per mezzo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. La minaccia in tal senso è rappresentata dalla comprovata abilità dei sodalizi calabresi di avvicinare e infiltrare quell’area area grigia che annovera al suo interno professionisti compiacenti e pubblici dipendenti infedeli in grado di consentire l’inquinamento del settore degli appalti e nei più ampi gangli gestionali della cosa pubblica. Con specifico riferimento al settore sanitario ove già nel tempo sono emerse significative criticità l’emergenza pandemica ne ha evidenziato ancor più la vulnerabilità come dimostrato a titolo semplificativo dagli esiti di una serie di operazioni di polizia recentemente concluse». C’è tuttavia, per la Dia, un aspetto in controtendenza: «Il fenomeno mafioso calabrese imperniato su quella forte connotazione familiare che l’ha reso fino al recente passato quasi del tutto immune dal fenomeno del pentitismo non può oggi essere analizzato senza tener conto del pressoché inedito impatto determinato dall’avvento nei contesti giudiziari di un numero sempre crescente di ‘ndranghetisti che decidono di collaborare con la giustizia. Inoltre diverse inchieste giudiziarie continuano a dar prova dell’attitudine delle ‘ndrine a relazionarsi agevolmente sia con le sanguinarie organizzazioni del narcotraffico sudamericano, sia con politici, amministratori, imprenditori e liberi professionisti potenzialmente strumentali al raggiungimento dei propri obiettivi».

Le infiltrazioni negli enti locali

La relazione della Dia poi aggiunge: «Grazie alla diffusa corruttela verrebbero condizionate le dinamiche relazionali con gli Enti locali allo scopo di ricavare indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche sino a controllarne le scelte. Risulterebbe pertanto inquinata la gestione della cosa pubblica e spesso alterata la competizione elettorale. A conferma di ciò interviene il significativo numero di scioglimenti di consigli comunali per ingerenze ‘ndranghetiste anche in aree lontane dalla Calabria. Condizionamenti di specie hanno riguardato i Consigli Comunali di Rosarno, di Simeri Crichi e di Nocera Terinese sciolti con Dpd del 30 agosto 2021. Nonostante la consolidata caratterizzazione silente delle cosche esse non disdegnerebbero laddove necessario, l’attuazione di condotte aggressive finalizzate a pressare il territorio con estorsioni e usura ricorrendo, se del caso, anche ad efferati atti di sangue».

Le ramificazioni fuori Calabria

Infine, la Dia si sofferma sulle ramificazioni della ‘ndrangheta oltre i confini regionali. «Anche al di fuori dei territori di origine la ‘ndrangheta esprimerebbe la sua rilevante capacità imprenditoriale grazie peraltro al narcotraffico che ne determina l’accrescimento delle ingenti risorse economiche a disposizione. I sodalizi calabresi, infatti, si pongono quali interlocutori privilegiati con le più qualificate organizzazioni sudamericane garantendo una sempre più solida affidabilità. D’altra parte il settore de quo non sembra aver fatto registrare flessioni significative neanche nell’ultimo periodo nonostante le limitazioni alla mobilità imposte per contenere la pandemia. Significative risultanze investigative nel semestre hanno confermato la centralità degli scali portuali di Gioia Tauro, Genova, La Spezia, Vado Ligure e Livorno per l’approdo di stupefacente. Sempre con riferimento al traffico di droga appare significativo anche nel semestre il rinvenimento di numerose piantagioni di cannabis coltivate in varie aree della Regione. Si tratta di una circostanza che allo stato non permette di escludere il coinvolgimento della criminalità organizzata nel fenomeno della produzione e lavorazione in loco di sostanza illecita destinata alla vendita. I sodalizi criminali calabresi – prosegue la Direzione investigativa antimafia – hanno da tempo dimostrato di essere straordinariamente abili nell’adattarsi ai diversi contesti territoriali e sociali prediligendo, specialmente al di fuori dai confini nazionali, strategie di sommersione in linea con il progresso e la globalizzazione. Fuori Regione, quindi, oltre ad insidiare le realtà economico-imprenditoriali le cosche tentano di replicare i modelli mafiosi originari facendo leva sui valori identitari posti alla base delle strutture ‘ndranghetiste. La mappa è rappresentativa dei locali di ‘ndrangheta emersi nel Nord Italia nel corso degli anni in attività giudiziarie ed è emblematica della forza espansionistica delle cosche e del la loro vocazione a replicare fuori delle aree di origine lo schema tipico delle organizzazioni calabresi. In totale le indagini hanno consentito di individuare 46 locali, di cui 25 in Lombardia, 16 in Piemonte, 3 in Liguria, 1 in Veneto, 1 in Valle d’Aosta ed 1 in Trentino Alto Adige».

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