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l’inchiesta

Il monopolio sul taglio boschivo e i rifiuti nelle centrali a biomasse. Il business “green” dei clan del Crotonese

L’inchiesta della Dda di Catanzaro evidenzia una filiera criminale: legname tagliato e “sporcato” con gli scarti. Sequestrata la società proprietaria della centrale di Cutro, acquistata dal gruppo …

Pubblicato il: 03/10/2022 – 12:16
Il monopolio sul taglio boschivo e i rifiuti nelle centrali a biomasse. Il business “green” dei clan del Crotonese

CROTONE Tra le 31 persone arrestate questa mattina dai carabinieri nell’operazione contro le cosche di Mesoraca, nel Crotonese, oltre ad esponenti storici della ‘ndrina locale come Mario Donato Ferrazzo figura anche l’imprenditore del legname Carmine Serravalle, titolare della centrale a biomasse di Cutro che nel 2015 ha acquistato dal gruppo Marcegaglia. E tra i beni sequestrati oggi su disposizione della Procura distrettuale antimafia è annoverata anche la Serra Valle Energy, l’impresa sotto la cui denominazione ricade ora la centrale di Cutro. Peraltro, come emerso da una indagine della Dda del 2020, la cosca Ferrazzo di Mesoraca avrebbe gestito in regime di monopolio il trasporto di legname dal porto di Crotone, dove veniva scaricato dalle navi, fino alla centrale di Cutro.

Il business del taglio boschivo e le biomasse

Nel quadro degli accertamenti effettuati nel corso delle investigazioni si è proceduto a effettuare sequestri di armi nella disponibilità dell’organizzazione criminale e a ipotizzare la ricorrenza di interessi illeciti dell’organizzazione nell’imponente indotto economico costituito dall’area boschiva silana delle province di Crotone e Catanzaro. In tale ambito, alcuni esponenti del sodalizio risultano titolari di aziende di settore, che operano nel taglio e nella lavorazione del materiale legnoso, da conferire, successivamente, alle centrali a biomasse, presenti nella provincia di Crotone ed in particolare a quella di Cutro.
E’ proprio in questo ultimo ambito che le investigazioni sopra descritte hanno trovato una convergenza con le coeve attività d’indagine condotte dal Ros e dal Nipaf di Cosenza. Questi reparti, infatti, avevano avviato- preliminarmente – accertamenti integrativi di riscontro, a seguito delle risultanze ottenute nel corso dell’operazione denominata “Stiga” (che hanno trovato prime conferme nelle pronunce di condanna del relativo processo incardinato), in relazione agli interessi della “Locale” di ‘ndrangheta di Cirò nel settore dello sfruttamento del patrimonio boschivo silano, coltivati attraverso la realizzazione di una serie sistematica di condotte illecite.

Il monopolio sui boschi e i rifiuti nel cippato per le centrali 

In particolare, attraverso il contributo di collaboratori di Giustizia, sostenuto da indagini tecniche, tali ulteriori investigazioni si erano alla fine concentrate su alcuni imprenditori e soggetti reputati contigui alla “Locale” di Mesoraca, e raggiunti da indizi di appartenenza a una associazione per delinquere finalizzata all’attività organizzata del traffico illecito di rifiuti ed alla frode al Gestore del servizio elettrico nazionale. Si è ipotizzato, in particolare, gli i soggetti raggiunti da gravi indizi di colpevolezza operassero in regime di sostanziale monopolio, al fine di perpetrare in maniera sistematica operazioni di taglio boschivo non autorizzate, difformi e comunque pericolose per l’ambiente, conferendo quindi – presso le Centrali biomassa dislocate nel territorio regionale – un prodotto legnoso (cippato) non tracciabile e/o di qualità non in linea con gli standard di legge e pertanto da considerarsi a tutti gli effetti un “rifiuto”. 

Gli incentivi per illeciti per i gestori delle centrali 

Queste sistematiche condotte illecite, favorite anche dal contributo di tecnici agronomi, operatori e funzionari delle Centrali biomassa, investiti delle mansioni di controllo della qualità del prodotto conferito e della regolarità delle documentazioni di accompagnamento del prodotto, comportavano un ingiusto profitto non solo per le imprese boschive collegate alle organizzazioni criminali, ma anche alle società gestori delle Centrali Biomassa che indebitamente percepivano dal Gse incentivi maggiorati e basati su conferimenti di prodotto legnoso effettuati in difformità della normativa vigente del settore (o perché trattasi di prodotto scadente o perché derivante da taglio non autorizzato). 

Sequestri per imprese boschive e per la società proprietaria della centrale di Cutro

Contemporaneamente all’esecuzione delle misure personali, verrà eseguito un sequestro preventivo nei confronti di 8 imprese boschive della provincia di Crotone e 4 della provincia di Cosenza. Tra le imprese oggetto di sequestro anche quella proprietaria della centrale biomasse di Cutro. Il valore complessivo di tali sequestri si aggira sulla cifra di 16 milioni di euro circa.

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