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Cilento: «Crisi energetica e reddito di cittadinanza (erogato male) mettono in ginocchio l’agricoltura» – VIDEO

Il dirigente di Confagricoltura, imprenditore agricolo della Piana di Sibari: «Prima la pandemia, ora l’emergenza. Aziende in grande difficoltà»

Pubblicato il: 12/10/2022 – 11:43
di Luca Latella
Cilento: «Crisi energetica e reddito di cittadinanza (erogato male) mettono in ginocchio l’agricoltura» – VIDEO

CORIGLIANO ROSSANO Tre fattori convergenti stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura. Soprattutto in queste settimane, in cui si programma la campagna agrumaria. Tra costi energetici, trasposizioni climatiche e carenza di manodopera, il comparto sembra prossimo al collasso. Nella piana di Sibari come in tutto il resto della regione. Se a ciò si somma la lenta fuoriuscita dalla fase pandemica, il fattore di rischio per l’impresa diventa quasi insormontabile.
Il vicepresidente nazionale di Confagricoltura e presidente della organizzazione produttori “Coab” operante nel settore degli agrumi e delle drupacee, Nicola Cilento, analizza il momento storico che sta attraversando il settore, stritolato dai problemi. Last but not least, il reddito di cittadinanza.

La congiuntura storica

«Dopo una fase complicata come la pandemia – spiega Nicola Cilento al Corriere della Calabria – il comparto agricolo tutto avrebbe voluto affrontare tranne questa situazione di drammatica volatilità verso l’alto dei costi energetici. L’azienda agricola, spesso lo si dimentica, è anche energivora e lo sono tutte le attività connesse all’agricoltura, dal confezionamento alla trasformazione. Questa è la prima delle grandi questioni che mettono, oggi, in difficoltà il comparto e, per quanto ci riguarda, le produzioni legati alle nostre terre, dagli agrumi agli ulivi, al latte, agli allevamenti. Tutte le filiere patiscono questo dramma, per il quale non si intravede soluzione all’orizzonte più prossimo e l’incertezza pone le aziende in una situazione di grande difficoltà».

Gli eventi climatici

Cilento considera nel computo dei problemi del comparto anche i «fisiologici eventi climatici, un clima sempre più bizzarro che sta mettendo a dura prova le coltivazioni e la produzione di tutte le filiere. La produzione degli agrumi, quindi arance e clementine, in Calabria è più che dimezzata a causa del caldo eccessivo patito per tutta l’estate. Da fine maggio – spiega il dirigente di Confagricoltura – a qualche giorno addietro abbiamo registrato temperature al di sopra della media che hanno causato siccità, cascola dei piccoli frutti, produzioni dimezzate a fronte di costi sempre più difficili da calcolare».

Il conflitto russo-ucraino ed il caro energia

In questo già drammatico quadro «si aggiunge il periodo di crisi generalizzata causato dal conflitto in atto tra Russia e Ucraina», e la bolla speculativa che provoca «la schizofrenia dei consumi. Con questo mix continuare a fare impresa diventa davvero difficoltoso».
Rispetto ai costi energetici, strettamente correlati alla guerra, «abbiamo raggiunto la triplicazione, poi la quadruplicazione ed anche la quintuplicazione della spesa», aggiunge Nicola Cilento. «Il caro energia non ha colpito solo il nostro settore ma tutto l’indotto, ciò che serve a condurre il prodotto dall’albero al consumatore finale».
L’imprenditore agricolo racconta anche i disagi dei fornitori, come quelli che producono imballaggi in plastica che lamentano «bollette quintuplicate che, gioco forza, ribaltano i costo su noi clienti ed a nostra volta su chi consuma, sperando che l’acquirente finale abbia la possibilità di sostenere questi aumenti, altrimenti il meccanismo prima o posi si incepperà e saranno dolori per tutti».

Manodopera in crisi (alimentata dal reddito di cittadinanza)

Tra li elementi che colpiscono il comparto agricolo, c’è poi, la penuria di maestranze. Il mercato del lavoro «è sempre più carente, i flussi di manodopera dall’estero sono sempre più ridotti e la normativa che ne autorizza l’ingresso nel nostro Paese per affrontare le campagne di raccolta, sempre in ritardo. A ciò si aggiungano quei provvedimenti che noi di Confagricoltura – evidenzia Cilento – sin dal primo momento abbiamo criticato, e non perché siano sbagliati ma per il modo in cui vengono erogati. Aiutare chi è in difficoltà è insito nel genere umano che guarda al prossimo con prospettiva e rispetto, ma offrire un aiuto, uno stipendio, a chi sta a casa e percepisce poco meno di chi va a lavorare, bisogna tenerne conto».
«Si tratta di misure che mettono a rischio la manodopera e quei posti di lavoro che non riguardano solo la fase in cui questa provvidenza è disponibile. Prima o poi la manna finirà o diminuirà notevolmente, nel frattempo però dobbiamo riuscire a mantenere in attività le aziende, altrimenti i posti di lavoro saranno sempre più rari».
Il provvedimento citato dall’imprenditore è il reddito di cittadinanza. «Sì – ammette – sta influenzando in negativo il mercato del lavoro da tre anni, ormai. Anche quegli operai che lavoravano stabilmente nelle aziende e non solo nei periodi ad alta intensità come la fase della raccolta o della potatura, stanno venendo a mancare. Il reddito di cittadinanza in sé è un provvedimento giusto – conclude Nicola Cilento – non lo sono le modalità e l’entità di erogazione». (l.latella@corrierecal.it)

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