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«Sfortunato e disperato il Pd che ha bisogno di figurine simboliche»

«In una delle sue ultime interviste (tra l’altro al simpatico Zoro di Propaganda Live), Emanuele Macaluso rispondeva serio e secco alla domanda da dove dovrebbe ripartire il Pd: “dai migranti come…

Pubblicato il: 22/11/2022 – 13:20
di Antonio Tursi*
«Sfortunato e disperato il Pd che ha bisogno di figurine simboliche»

«In una delle sue ultime interviste (tra l’altro al simpatico Zoro di Propaganda Live), Emanuele Macaluso rispondeva serio e secco alla domanda da dove dovrebbe ripartire il Pd: “dai migranti come nuova soggettività politica”. Considerando l’indispensabilità demografica, economica e culturale dei migranti, questo riconoscimento politico mi pare decisivo, fondamentale per ricostruire una Sinistra del XXI secolo. Considerando la precarietà delle loro condizioni di vita, mi pare che i migranti esprimano nel modo più drammatico e perciò degno di massima attenzione politica quella precarizzazione di molte, troppe forme di vita che segna il mondo contemporaneo, ben oltre le classiche fratture sociopolitiche. L’alleanza Pd-Verdi-Sinistra Italiana ha candidato ed eletto Aboubakar Soumahoro nel nuovo Parlamento. Molti lo hanno accolto come un eroe. Il suo ingresso alla Camera con gli stivali infangati un segno di distinzione, un momento di rottura del paludato sistema rappresentativo. Il simbolo dei braccianti globali che i dominanti vorrebbero felici e sfruttati. Un’immagine forte, senza dubbio. Un’immagine eclatante. Ma come tale esposta alla rapida corruzione del tempo: l’inchiesta che ha colpito la cooperativa della moglie e infangato l’immagine di Soumahoro, l’evasività delle sue risposte, la minaccia di abbandonare il raggruppamento che lo ha eletto – tutto ha trasformato rapidamente un eroe in antieroe, in figura ambigua, in errore di valutazione (così il leader dei Verdi, Bonelli). Al di là della solita ipocrita divisione del campo in giustizialisti e garantisti, credo che il caso riveli un metodo sbagliato che la sinistra non dovrebbe più seguire. Una sinistra incapace di elaborazione culturale, di analisi sociale, di coraggio politico ricerca non la rappresentanza degli interessi deboli della nostra società (i migranti, i precari, i lavoratori, le persone lgbt) ma i simboli che li rappresentano, li condensano, li semplificano. Siano Camusso o Furlan per lavoratori che non ci votano da anni, Soumahoro e Bakkali per migranti a cui non siamo riusciti a dare la cittadinanza nonostante la nostra presenza pluriennale al governo, Zan o Schlein per persone che negli anni passati non hanno capito se partecipassimo al Gay Pride o alla Marcia della Famiglia. Il vecchio adagio di Brecht recitava “sfortunata la terra che ha bisogno di eroi”. Riadattandolo, è sfortunato, e forse disperato, il partito che ha bisogno di figurine simboliche per ricoprire l’incapacità della sua classe politica di essere realmente rappresentativa (dei cento tra deputati e senatori attuali, solo una decina è stata eletta direttamente dagli elettori nei collegi: tutti gli altri assicurati nei listi blindati). Ecco, dunque, un punto di metodo: non ricercare eroi-simbolo che con velocità coprono lacune politiche ma che altrettanto velocemente possono trasformarsi in immagini triturate nel volatile ambiente mediale. Ricostruire una classe dirigente diffusa, affidarsi a dirigenti che, con pazienza e costanza, si confrontino con i cittadini e li rappresentino, che conoscano e riconoscano i bisogni di una società complessa e polverizzata. Che sappiano ritessere legami anche sentimentali con un popolo da ricostruire. È faticoso, richiede tempo, passione, sacrificio, non offre l’ebbrezza effimera dei talk show, ma è l’unica strada per sviluppare una presenza autorevole e stabile nel corpo sociale del nostro Paese».

*Movimento Controcorrente

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