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Turismo in Calabria, la ripresa (ancora) lenta

Presenze e arrivi in crescita del 27% nei primi nove mesi. Ma lontani dai numeri del 2019: -49,5% di stranieri. De Rose: «Resta una regione ad alto potenziale turistico»

Pubblicato il: 27/11/2022 – 7:11
di Roberto De Santo
Turismo in Calabria, la ripresa (ancora) lenta

COSENZA Bene, ma non benissimo. L’incremento di presenze ed arrivi nelle principali mete turistiche del Paese si è registrato durante tutto il corso dell’anno con benefici per l’intera filiera. Un’onda lunga avviata già dallo scorso anno, ma non sufficiente a far recuperare quei numeri record che il settore aveva ottenuto nel 2019. Prima che l’emergenza, legata al diffondersi dell’epidemia del Covid-19 – con lunghe chiusure e poi a singhiozzo delle imprese del segmento – devastasse letteralmente il comparto, annichilendo quei risultati lusinghieri della fase pre-pandemica e riducendo in polvere fatturati e ricavi del sistema produttivo che ruota attorno al mondo vacanziero.
Ora, dopo l’anno zero del turismo, del 2020, il settore sembra essersi rimesso in marcia.
I dati elaborati dell’Istat indicano che da gennaio ad agosto, l’aumento delle presenze turistiche in Italia è stata pari al 74,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma nel confronto con il 2019 all’appello mancano 147,6 milioni di presenze. Una flessione che in termini percentuali si traduce in una riduzione di 33,8 punti percentuali.
Una ripresa, dunque, ancora lenta e inferiore alle attese, condizionata dal mancato rilevante ritorno dei turisti stranieri nel Belpaese. Stando ai dati dell’Istat, rispetto ai livelli pre-pandemici si contano 114,5 milioni di presenze in meno di visitatori provenienti al di fuori dei confini nazionali. Rispetto a tre anni addietro così il numero di turisti stranieri segna una flessione di circa il 52%.
Ed a pesare anche – soprattutto nell’ultimo scorcio della stagione estiva (periodo che rappresenta il vero ago della bilancia, per comprendere l’esatto andamento del settore) – l’impennata dei prezzi e dei costi delle materie prime, che hanno ridotto ancora i ricavi delle imprese e la possibilità dei cittadini di intraprendere nuovi viaggi. Con effetti che si sono già fatti sentire.
Elementi che hanno influito non poco, ad impedire di centrare l’obiettivo della piena ripresa del settore, così come in Calabria.

I dati calabresi

Secondo i dati dell’Osservatorio turistico della Regione Calabria, elaborati del Corriere della Calabria, nei primi otto mesi dell’anno la regione ha registrato un incremento di arrivi e presenze rispetto al 2021. In particolare gli arrivi registrati nella regione sono stati pari a 1.155.300 in gran parte costituiti da turisti italiani: oltre un milione. Lo scorso anno erano stati circa 910mila (per l’esattezza 909.800) segnando così un incremento di circa il 27%.
Così come una crescita conseguenziale si è registrata in termini di presenze turistiche: 5.889.400 contro i 4.656.400 del 2021. Un’impennata che si è tradotta in una crescita pari a 26,5 punti percentuali.
Passando a setaccio i dati, emerge che l’incremento maggiore si è registrato sui flussi provenienti dall’estero. Gli arrivi in Calabria dei vacanzieri non residenti in Italia sono stati pari a 146.600, lo scorso anno erano poco più di 69mila. Totalizzando così un’impennata del 113,6%. Conseguentemente anche le presenze turistiche estere sono cresciute in modo rilevante, passando da 384mila del 2021 a 817mila dei primi nove mesi dell’anno.
Ma, confrontando queste buone performance registrate dal turismo calabrese, con quanto era avvenuto nella fase pre Covid, i risultati sono tutt’altro che positivi. Rispetto ai primi 8 mesi del 2019, infatti, si totalizza una perdita in termini di arrivi pari ad oltre un quinto (-21,23%) ed ancora peggio per numero di presenze registrate nelle strutture turistiche della regione: -23,22%.
Ed a pesare soprattutto è stato il mancato recupero dei flussi di vacanzieri dall’estero che hanno fatto registrare una flessione del 44,13% in termini di arrivi ed addirittura circa il 50% per quanto riguarda le presenze. Una flessione che ha finito per sbilanciare il peso specifico della componente italiana sul totale dei flussi turistici in entrata in Calabria. Se nei primi otto mesi del 2019 le presenze registrate nelle strutture ricettive della regione, infatti, erano per il 78,9% costituite da italiani, quest’anno quella percentuale è salita all’86,14%. Aggravando quel limite storico che caratterizza il turismo calabrese, costituito – con qualche eccezione – dalla poca attrattività internazionale delle sue località.


L’altro aspetto che emerge e che segnala che la crisi non è ancora passata, è quella legata all’occupazione. Rispetto al dato dei primi otto mesi dello scorso anno, il 2022 registra una flessione delle attivazioni di contratti di lavoro pari al 4,1%.
Per riscattare quello che rappresenta uno dei settori più strategici dell’intera economia calabrese oltre alle risorse dei fondi strutturali, per la Calabria ci sono le somme messe a disposizione dal Pnrr e dal Fondo complementare. Si tratta di ulteriori 131 milioni già assegnati agli enti territoriali per rilanciare l’intero comparto. Anche se da sempre la questione per la regione non è stata quella di ottenere risorse ma di saperle gestire.
 

De Rose: «Alto potenziale turistico, occorre programmare e formare»

Organizzare i territori, oltre che migliorare la reputazione e l’immagine della Calabria. È la ricetta che Peppino De Rose, esperto in Programmi dell’Unione europea e docente di Impresa Turistica e Mercati Internazionali all’Università della Calabria, individua per rilanciare la filiera turistica calabrese. Intercettando soprattutto i flussi di vacanzieri provenienti dall’estero che restano quelli più ricchi e per questo capaci di creare valore aggiunto al settore. Secondo De Rose, c’è la necessità che «l’ente locale svolga un ruolo attivo nel marketing territoriale». Con una consapevolezza in più: «la mobilità è cambiata dopo la pandemia». E di queste nuove caratteristiche ricercate dai vacanzieri la Calabria potrebbe beneficiare. Per vincere quella sfida, secondo il docente dell’Unical, occorre scommettere sulla «formazione di figure competenti».

Peppino De Rose, esperto in Programmi dell’Unione europea e docente di Impresa Turistica e Mercati Internazionali all’Università della Calabria

Professore, la Calabria non riesce a “sfondare” sui mercati turistici internazionali. Il flusso degli stranieri resta sempre basso. A cosa è dovuta questa debolezza?
«La debolezza del flusso di turisti internazionali nel territorio calabrese è dovuta alla mancanza di un’offerta turistica territoriale integrata che sia in grado di rispondere alle esigenze dei turisti globali che oggi più che mai sono attori consapevoli e attivi nella creazione della loro vacanza. Partire da questa consapevolezza ci deve far porre le domande su cosa possiamo fare per migliorare non solo la reputazione e l’immagine della Calabria ma organizzare i territori che detengono attrattori turistici affinché diventino destinazioni turistiche. I dati Istat sul turismo in Calabria, mettono in mostra come i pernottamenti in vent’anni siano più che raddoppiati e la Calabria resiste ai grandi cambiamenti del turismo. C’è da rilevare ancora la percezione monovalente del soggiorno balneare, la forte stagionalità, la mancanza di un sistema di ospitalità integrato, la ridotta professionalità pur se associata a una buona ospitalità, l’intermediazione impropria, la spesa media molto ridotta del cliente-turista a fronte della media delle altre regioni, un sistema di trasporto alquanto carente. La Calabria resta però tra le regioni ad alto potenziale perché non rappresentata solo dal mare ma dall’ambiente, dai paesaggi, dall’arte e cultura, dalle tradizioni locali ed enogastronomiche, dal benessere termale.

Il Covid ha mutato la ricerca delle mete turistiche. La Calabria potrebbe approfittarne

Come invertire questo trend e rendere attrattive le mete della regione?
«Programmare lo sviluppo economico di un determinato territorio significa individuare un’appropriata analisi metodologica ed una capacità di pianificazione di obiettivi programmatici specifici, coerenti con lo scenario globale. I Comuni italiani rappresentano un fantastico incrocio di biodiversità, in un contesto di bellezza artistica e tradizioni popolari ad alta antropizzazione che svela ogni volta sorprendenti sensazioni ed esperienze. Con la capacità di valorizzare, narrare e comunicare queste peculiarità si può giocare una partita vera per lo sviluppo dei territori. Quello dell’Ente locale deve essere un ruolo attivo che agisce con gli strumenti propri del marketing territoriale, capace di identificare strategie, obiettivi ed azioni di intervento per la valorizzazione dei territori in una dimensione internazionale. Diventa anche importante la condivisione con le comunità locali di visioni e strategie per trasformare le idee in progetti finanziabili e vestire i territori, di un abito accogliente tipico delle grandi occasioni. Un percorso mirato per valorizzare in chiave internazionale i beni pubblici disponibili, promovibili grazie alle innovazioni digitali che rappresentano il potenziale comunicativo dei beni culturali italiani in termini di fruizione e può essere uno strumento per mettere in chiaro il potenziale attrattivo dei piccoli Comuni».

Sono le destinazioni balneari calabresi quelle maggiormente apprezzate dai turisti

Quale target di turisti sarebbe interessante riuscire ad intercettare per far decollare la filiera?
«Secondo dati che provengono da ricerche condotte da Unioncamere e presentate a Bruxelles in occasione del convegno europeo Calabria Wellness Destination, attualmente la Calabria viene scelta, sia dagli italiani che dagli stranieri principalmente per il mare e per il turismo di ritorno. Risulta estremamente interessante e al di sopra della media nazionale, il dato relativo a chi si è recato nelle destinazioni regionali per lavoro (14%) e per la possibilità di stare a contatto con la natura (16,3%). Questi numeri confermano quanto la mobilità sia cambiata dopo la pandemia dove si sono formati dei nuovi segmenti di turisti, creando un nuovo fenomeno chiamato “Holiday working” che permette di mettere in atto la destagionalizzazione turistica: la pandemia da Covid-19 ha spinto molte persone allo smart working, abbattendo così quelle che sono le barriere del lavoro esclusivamente in presenza. Questa nuova frontiera nella modalità di lavoro ha permesso di lavorare in una località diversa da quella in cui vivono quotidianamente, magari anche lontana dalle tradizionali rotte turistiche e in periodi di bassa stagione. Proprio per queste motivazioni ritengo che il viaggiatore che ami la natura, il benessere e la cultura mediterranea rappresenti un target molto interessante su cui strutturare un’offerta turistica».

La Calabria non riesce ancora ad essere attrattiva per il turismo estero

Che tipo di viaggiatore ritiene possa essere potenzialmente attratto dalla Calabria?
«L’identikit perfetto del viaggiatore interessato alla Calabria è sicuramente un turista internazionale attento alle tematiche ambientali, che vuole vivere esperienze uniche riappropriandosi del proprio tempo, senza mai dimenticare l’esperienza culturale che eleva ancora di più il viaggio. Inoltre i turisti interessati alla Calabria la scelgono come meta anche per la nostra cultura enogastronomica. Questa tendenza è confermata dai dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) dove ben 20 milioni di viaggi organizzati in Europa hanno come scopo scoprire l’enogastronomia dei diversi territori. Quando si pensa alla Calabria, la mente cade inevitabilmente alle magnifiche coste dal mare cristallino, alla natura incontaminata, ai monti dalla vegetazione intatta, di roccia viva, corsi d’acqua limpida, ricca fauna, paesaggi inaspettati e mozzafiato. Insomma la Calabria è quella regione del sud Italia che più delle altre può rappresentare un vantaggio competitivo per la promozione del made in Italy nel Mondo. Entro il 2030 la maggior parte dei Paesi mondiali avranno a disposizione una popolazione identificabile in maggioranza come “middle class”. Ci sarà una maggiore richiesta di beni e servizi di qualità ed una crescente urbanizzazione: ogni anno entreranno a far parte della popolazione urbana di 65 milioni di persone. La dimensione della “classe media globale” crescerà sino a un valore di 4,9 miliardi di persone nel 2030, ci saranno popolazioni sempre meno giovani ed i trend settoriali nel turismo sono quelli del turismo lento, naturalistico, esperienziale e culturale. Infine, c’è una grande attenzione da parte delle persone a livello mondiale sull’alimentazione di qualità, e la Calabria è la patria della Dieta Mediterranea, questa antica pratica alimentare supportata da studi scientifici che incide positivamente sulla longevità delle persone».

Anche le imprese turistiche e l’intera filiera non appaiono particolarmente attrezzate sul fronte dell’internazionalizzazione. È così?
«Sì, purtroppo il territorio non è ancora completamente pronto ed attrezzato a ricevere i turisti internazionali. Sul territorio calabrese esistono delle eccellenze ma sono un numero irrisorio rispetto alle grandi opportunità che si possono mettere in atto, poiché molto spesso le strutture e le infrastrutture non sono conformate a rispettare standard qualitativi internazionali. Questo patrimonio va valorizzato in considerazione dei cambiamenti globali. Molti dicono che il mondo è cambiato con il Covid- 19, ma era cambiato anche prima, e non mi pare di ricordare che le presenze e arrivi di turisti internazionali soprattutto nel periodo di media e bassa stagione siano produttori di benessere per i territori e di lavoro stabile per i nostri giovani. Forse perché si tende a confondere gli attrattori turistici con le destinazioni turistiche, comunità turistiche e prodotti turistici. Su questo fronte è fondamentale agire sui tre driver dell’internazionalizzazione: “Competizione, Tecnologia, Consumatori”. La possibilità di interagire con i mercati internazionali con modalità rapide, impongono un significativo cambiamento nei processi per offrire ai mercati internazionali prodotti eccellenti ed innovativi con un forte orientamento al cliente globale soprattutto per il turismo e l’agricoltura. Sul fronte dell’export della Calabria vale purtroppo ancora lo 0,1 % sul dato nazionale, ma ci sono segnali incoraggianti che la strada è quella di sostenere la creazione di reti commerciali con l’estero».

Le risorse europee programmate per la Calabria le permetterebbero di potenziare il sistema turistico locale

Quali opportunità possono essere colte dalle risorse comunitarie della programmazione in corso per le imprese calabresi che operano nel settore del turismo e della cultura?
«A seguito dell’approvazione del Parlamento europeo, il Consiglio ha adottato il regolamento che stabilisce il quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027. Il regolamento prevede un bilancio a lungo termine di 1.074,3 miliardi di euro per l’UE-27 a prezzi 2018, compresa l’integrazione del Fondo europeo di sviluppo. Insieme allo strumento per la ripresa Next Generation EU da 750 miliardi di euro, consentirà all’UE di fornire nei prossimi anni finanziamenti senza precedenti pari a 1.800 miliardi di euro a sostegno della ripresa dalla pandemia di COVID-19 e delle priorità a lungo termine dell’UE nei diversi settori d’intervento. Come ho scritto in diverse pubblicazioni e in monografie scientifiche in particolare nel libro “l’Europa per i Comuni”, la Commissione europea crede molto che il turismo possa rappresentare un volano di sviluppo per molti territori. Per facilitare la programmazione di interventi inerenti il settore turismo e sostenere fattivamente la ricerca di informazioni sulle risorse europee disponibili ed utilizzabili per progetti turistici, ha redatto e pubblicato una “Guida sul turismo”. La guida, realizzata a cura della Direzionale Generale Imprese e Industria della Commissione Europea, è uno strumento idoneo per aiutare Enti locali, associazioni ed operatori del settore turistico, a orientarsi fra i diversi strumenti finanziari comunitari, rivestendo il turismo un ruolo fondamentale nello sviluppo di molte regioni europee, soprattutto di quelle in ritardo di sviluppo, per la forte ricaduta economica che produce e per  il suo potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani. La Commissione ha inteso pubblicare la guida specifica anche in ragione della diversità delle esigenze del settore del turismo e della varietà di programmi tematici dell’UE. Nella guida i vari programmi di finanziamento sono presentati in modo semplice e chiaro, affinché risulti più agevole per coloro sono gravati da molti impegni, come gli amministratori locali ed imprenditori del settore turistico-ricettivo. Le informazioni relative ai vari programmi di finanziamento sono ordinate e raccolte per tipologia, con le relative procedure di presentazione delle candidature. La Commissione ha anche introdotto la possibilità di sostenere nuovi tipi di azione, che si incentrano ad esempio sulla specializzazione intelligente.  La guida è periodicamente sottoposta a revisione in modo da offrire gli esempi più recenti delle azioni che hanno ricevuto sostegno e informazioni aggiornate sui nuovi programmi europei di finanziamento. Questo è un elemento di grande novità ed importanza per il suo carattere pratico e per la possibilità di attuare in diversi ambiti territoriali, buone prassi europee per l’attivazione e realizzazione di progetti utili ai territori e che, in generale, rendono più competitiva l’Europa. La guida che fornisce anche un documento a parte, dedicato al turismo costiero e marittimo, esamina i principali programmi dell’UE per il settore del turismo concentrandosi su questioni di ordine pratico. Tale importante strumento conoscitivo, se non collegato al una visione più complessiva dello sviluppo locale di un territorio, non potrà mai risolvere gli atavici problemi legati alla mancanza di sviluppo turistico di molti territori.  Per progettare lo sviluppo sul binomio cultura e turismo, occorre competenza, una visione di lungo termine, coraggio politico e spesso anche continuità amministrativa».

turismo straccione calabria

Come raccogliere questa sfida?
«Per vincere questa sfida bisogna investire nella formazione di figure competenti, tenendo sempre a mente, che giochiamo una partita che supera i confini nazionali. Proprio per questo la parola “glocalizzazione” che implica l’agire locale nel contesto globale diventa fondamentale. I nostri piccoli comuni calabresi rappresentano un fenomeno unico di biodiversità e di pratica della dieta mediterranea in un contesto unico nel suo genere. Per portare buoni risultati in questa partita che giochiamo in prima linea bisogna creare sinergie tra attori pubblici e privati, condividere visioni, trasformando finalmente le idee in progetto. Lo sviluppo turistico di un territorio deve essere inserito in un più ampio processo di pianificazione territoriale, prevedendo azioni legislative e di governo per garantire la coerenza ed organicità tra le diverse attività per un impatto positivo. La realizzazione di infrastrutture di collegamento e la relativa accessibilità ai luoghi di attrazione è certamente alla base dell’azione di governo dell’Ente locale. Si tratta di avviare un processo di pianificazione strategica e di marketing territoriale, definito dalla letteratura quale un insieme di operazioni, nate dalla concertazione di tutti gli stakeholder presenti in un dato territorio, finalizzate, nel medio-lungo periodo, alla promozione e sviluppo sia di attività presenti sul territorio sia di opportunità che si innescano grazie al contesto ed alle variabili endogene che caratterizzano l’ambiente territoriale in oggetto. L’attività di pianificazione turistica si lega all’attuazione di una strategia di offerta, che tiene conto appunto delle caratteristiche del territorio, del grado infrastrutturale, del contesto socio-economico, delle risorse disponibili e della capacità di governance dei soggetti coinvolti».

Ma anche dal Pnrr si apre una importante partita la Calabria?
«Il PNRR è un ulteriore possibilità che ci viene proposta dall’ Unione Europea per crescere e rafforzare il nostro territorio. Questo piano che si basa su sei pilastri quali: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute. È comunque uno strumento straordinario che si aggiunge alla programmazione comunitaria 2021/2027. Investe ogni ambito, creando delle occasioni di crescita. Importante in una partita così grande è non perderla, poiché se questo accadesse ci ritroveremmo davanti l’ennesima occasione mancata, dove questa volta le generazioni future ne pagherebbero un conto molto salato. Abbiamo il dovere di sfruttare al meglio questi fondi per poter progredire e colmare i famosi gap di cui da sempre il territorio calabrese è colpito. Che esiste uno spazio europeo di mercato in cui persone, servizi, merci e capitali possono circolare liberamente e questo in Europa genera opportunità per coloro i quali risultino preparati a reggere la competizione nel mercato unico. In questo percorso i finanziamenti europei a valere sulla programmazione pluriennale 2021-2027 e lo strumento del Recovery and Resilience Facility (RRF), fulcro del piano europeo per la ripresa NextGenerationEU, rappresentano di certo una grande opportunità per mitigare l’impatto economico e sociale della crisi della Covid-19 e rendere le economie e la società in generale più sostenibile, resiliente e meglio preparate per le sfide e le opportunità delle transizioni verde e digitale. Ma questo aspetto ci porterebbe ad approfondire il sistema di governance e la capacità di programmazione e gestione dei fondi comunitari, argomento molto delicato ed ampio che necessiterebbe di riflessioni profonde».

Quali iniziative di politica turistica ritiene strategiche che dovrebbero essere messe in cantiere dalla Regione?
«La politica turistica va strutturata con una strategia di medio/lungo periodo con azioni metodologiche volte a migliorare la governance del territorio; coinvolgendo gli attori pubblici e privati e i cittadini che devono in primis, sentirsi parte integrante delle politiche territoriali. Purtroppo anche la scarsa consapevolezza di essere cittadini europei, limita molto l’agire nel mercato unico che invece offre grandi possibilità grazie all’Unione europea. Credo che l’innovazione e la diversificazione dei prodotti turistici, il rafforzamento del processo di internazionalizzazione, la formazione mirata per il potenziamento delle conoscenze e delle competenze ad ogni livello, di certo rappresentano priorità per innescare finalmente la crescita sperata e garantire la tenuta del sistema sociale ed economico persino durante i periodi di emergenza sanitaria ed economica. Se questo sforzo si fa insieme, sono sicuro che possiamo raccogliere questa sfida con tutti i nostri ritardi ma anche con tutte le nostre grandi capacità». (r.desanto@corrierecal.it)

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