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‘ndrangheta stragista

Il pentito: «La raccolta dei voti per Forza Italia è stata curata dalla ‘ndrangheta»

Continua il racconto di Bruzzese. «Con Craxi e Berlusconi un terzo politico ma non ricordo il nome. Nel 2000 fu imposto Chiaravalloti»

Pubblicato il: 05/12/2022 – 15:03
di Mariateresa Ripolo
Il pentito: «La raccolta dei voti per Forza Italia è stata curata dalla ‘ndrangheta»

REGGIO CALABRIA «L’interesse del corpo unitario della ‘ndrangheta era avere rapporti con la politica per contrastare alcuni pericoli, per esempio quello rappresentato dai pentiti». Con queste parole il collaboratore di giustizia Girolamo Bruzzese prosegue il suo racconto di quelle che nella scorsa udienza del processo “’Ndrangheta stragista” ha definito «stanze segrete della ‘ndrangheta». Intrecci tra esponenti criminali e politici sono al centro delle vicende raccontate dal figlio di Domenico Bruzzese, esponente di primo piano della cosca Crea di Rizziconi, davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria presieduta da Bruno Muscolo. Alla sbarra ci sono il boss palermitano Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro, condannati entrambi all’ergastolo in primo grado per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo avvenuto nel 1994.

«Assieme a Berlusconi e Craxi c’era un politico di cui non ricordo il nome»

«Il giorno che vidi Berlusconi e Craxi c’era anche un terzo soggetto politico di spessore, di cui però non ricordo il nome». È la rivelazione di Bruzzese, che per la prima volta fa riferimento a una terza figura incontrata durante il «summit» che secondo i suoi racconti si sarebbe svolto in un agrumeto nell’ottobre-novembre 1978 «dopo l’omicidio di Aldo Moro» e «prima delle elezioni politiche del ‘79». «Penso fosse calabrese. Parlava italiano, ma capiva molto bene il calabrese e aveva l’accento calabrese», ha spiegato Bruzzese che ha raccontato: «Quando arrivai lo vidi vicino a Peppe Piromalli, aveva i capelli bianchi e gli occhi di un blu profondo». Su quanto accaduto prima e dopo l’arrivo di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, Bruzzese racconta quanto ascoltato dal padre: «Era un incontro politico. Mio padre mi disse che avevano referenti anche nel cosentino, nel vibonese, nel reggino». Il collaboratore di giustizia ha parlato poi di «una fase di sostegno a Forza Italia» da parte della ‘ndrangheta, di cui si sarebbe parlato «dopo “Mani pulite”». «Dopo il crollo di Craxi – ha detto Bruzzese – la ‘ndrangheta cercava un nuovo referente politico e lo individuano nella persona di Berlusconi. In Calabria il sostegno e la raccolta di voti è stata curata dalla ‘ndrangheta». Bruzzese ha parlato di un «corpo unitario della ‘ndrangheta» che aveva «interessi nell’avere rapporti con la politica per contrastare alcuni pericoli». «Per esempio quello rappresentato dai pentiti», ha detto il collaboratore di giustizia facendo poi riferimento al pentimento di Pino Scriva, «avvenuto successivamente».

«A Teodoro Crea fu imposto di rispettare la candidatura di Chiaravalloti»

Il collaboratore di giustizia rispondendo alle domande del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo ha parlato anche di politica regionale, e in particolare delle regionali del 2000. «A Teodoro Crea fu imposto di rispettare la candidatura di Giuseppe Chiaravalloti alla guida della Regione Calabria nel 2000», ha dichiarato Bruzzese. Una circostanza raccontata dal collaboratore di giustizia anche in un verbale del 2021. Secondo Bruzzese, che afferma di aver partecipato all’incontro che sarebbe avvenuto a Rizziconi «Teodoro Crea si opponeva alla candidatura di Chiaravalloti perché era un giudice, ma Domenico Alvaro disse che tutte le famiglie erano d’accordo sulla sua elezione, anche i siciliani». Circostanze, queste, che attendono gli adeguati riscontri degli investigatori.

Bruzzese: «Ero un bambino soldato»

«Ho incontrato Rocco Santo Filippone durante la mia latitanza nel 2000, ma lo conoscevo già di fama, una persona di alto spessore ‘ndranghetistico e si parlava di lui già negli anni 80», ha raccontato inoltre Bruzzese. Rocco Santo Filippone, Pasquale Santoro e Nino Napoli sono i tre nomi indicati dal collaboratore di giustizia come «vertici della locale di Melicucco, legata a Gioia Tauro», «Rocco Santo Filippone era il capo, aveva un ruolo apicale». E con questa carica, secondo i racconti di Bruzzese, si sarebbe presentato a un «incontro chiarificatore» per «mettere in chiaro le cose delimitando il campo di azione tra Rizziconi e Melicucco». «Ero un bambino soldato», ha detto Bruzzese che ha poi raccontato di aver imbracciato per la prima volta un fucile all’età di 12 anni: «Ho ricevuto un’istruzione con le armi da fuoco. Durante la latitanza di mio padre ero io a portare cibo, vestiti e giornali. A 18 anni subentrai a mio padre». (redazione@corrierecal.it)

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