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l’inchiesta

Il “sistema Arpaia” per ripulire il denaro. I contanti spesi per immobili e barche o trasferiti in Svizzera

Chiuse le indagini nei confronti dell’imprenditore lametino, della moglie e del “prestanome” milanese. Le accuse di autoriciclaggio

Pubblicato il: 13/12/2022 – 19:50
di Alessia Truzzolillo
Il “sistema Arpaia” per ripulire il denaro. I contanti spesi per immobili e barche o trasferiti in Svizzera

LAMEZIA TERME La procura della Repubblica di Lamezia Terme ha notificato la chiusura delle indagini preliminari all’imprenditore Claudio Arpaia, 54 anni, Annamaria Del Gaudio, 46 anni, e Armon Antonio Gloriano Rossi, 52 anni.
Secondo l’accusa l’imprenditore Claudio Arpaia e la moglie Annamaria Del Gaudio avrebbero dichiarato all’Agenzia delle entrate di avere ereditato dalla madre di Arpaia 500mila euro, un’informazione che, per gli inquirenti, non è corrispondente al vero: tale denaro sarebbe frutto di reati sull’evasione dell’Iva. Tale denaro, tra l’altro, era stato depositato nella cassetta di sicurezza di una banca di Lamezia e in seguito trasferito su un conto corrente maltese intestato alla Società Fca Holdings International Ltd, comunque riconducibile ai due coniugi, tramite l’interposizione delle Società Integritas Consulting Ltd e Integritas Trustees Ltd, da loro costituite.
La coppia è accusata di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (in parole povere auto-riciclaggio) poiché avrebbe usato parte dei 500mila euro (per l’esattezza 230mila euro) per l’acquisto di un immobile a Lamezia Terme e trasferito parte del denaro (250mila euro) alla società Francesco Arpaia srl, a loro riconducibile. 
Operazioni compiute, secondo l’accusa, «in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa della somma». 
Secondo le indagini compiute dalla Guardia di finanza di Catanzaro, la coppia avrebbe impiegato ulteriori somme, detenute in contanti in abitazioni nella loro disponibilità, per completare l’acquisto dell’immobile a Lamezia. Infatti 40mila euro in contanti sarebbero stati dati al venditore. Mentre 65mila euro in contanti sarebbero stati consegnati dagli Arpaia per comprare una imbarcazione presso la Motonautica Ranieri srl.

I soldi trasportati in Svizzera e il finto contratto per mascherare tutto

L’autoriciclaggio è contestato anche ad Arpaia, Del Gaudio e Rossi per avere costituito la società di diritto svizzero Unboh Sagi «intestandone fittiziamente le quote a Rossi (che ne attribuiva a sua volta la gestione prima alla società fiduciaria Demetra services e poi alla società fiduciaria gestita da Margherita Brovelli)».
Arpaia e Del Gaudio avrebbero consegnato 380mila euro in contanti ad Armon Rossi incaricandolo di trasportare il denaro in Svizzera e di accreditarlo sui conti correnti svizzeri intestati alla società Unboh Sagi. L’immobile, destinato alla società Selecta srl, è stato acquistato a maggio 2021 dopo avere versato un anticipo di 50mila euro «in contanti “a nero” e concordando il versamento del residuo prezzo dichiarato di 900mila euro, secondo un piano rateale» e consegnando 250mila euro «in contanti “a nero” prima della stipula».
Secondo le contestazioni della Procura guidata da Salvatore Curcio, l’imprenditore Arpaia e la moglie Del Gaudio occultavano il denaro in immobili di loro proprietà, «già imballato e pronto per la spedizione, in attesa del trasferimento delle somme ad Armon Rossi».
Inoltre, il primo novembre 2021, Arpaia in qualità di amministratore della Selecta e Rossi in qualità di amministratore della Unboh, sottoscrivevano un contratto nel quale si stabiliva che la società Selecta avrebbe fornito alla Unboh determinati servizi, come cercare siti per effettuare spot pubblicitari e attività annesse e avrebbe curato i contatti con le autorità locali. Unboh avrebbe dovuto provvedere tempestivamente ai pagamenti richiesti. Ma, secondo le accuse, il contratto era in realtà fittizio, un artificio per giustificare i versamenti di denaro da Unboh «così da “ripulire” i contanti consegnati dagli Arpaia a Rossi».
Così, il 30 dicembre 2021 la Selecta ha emesso un fattura per l’importo di 120mila euro e ha ricevuto in acconto il pagamento di 40mila euro. L’artificio del contratto, però, non sarebbe stato portato a compimento per via di un controllo eseguito dalla Guardia di finanza di Tione, cosa che avrebbe creato reticenze in Arpaia. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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