Ultimo aggiornamento alle 22:42
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 10 minuti
Cambia colore:
 

le motivazioni

Festival di Spoleto, la Corte dei conti condanna Oliverio, il titolare di Hdrà e l’ex manager del Turismo

Risarcimento da 95mila euro. «L’evento non ha promosso la Calabria: 100mila euro per un fugace accenno alla regione»

Pubblicato il: 04/01/2023 – 7:00
di Pablo Petrasso
Festival di Spoleto, la Corte dei conti condanna Oliverio, il titolare di Hdrà e l’ex manager del Turismo

CATANZARO L’ex governatore Mario Oliverio è stato, di recente, prosciolto dall’accusa di peculato per la propria partecipazione al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto nel 2018. A fronte di una condanna a 4 anni, richiesta dalla pm Graziella Viscomi della procura di Catanzaro, il Tribunale ha deciso per la sua assoluzione: il fatto non sussiste.
Non è andato altrettanto bene il giudizio davanti alla Corte dei Conti. I giudici contabili hanno, infatti, condannato in solido il politico, Mario Luchetti, legale rappresentante della società Hdrà e la manager della Regione Calabria Sonia Tallarico al risarcimento del danno di 95.475 euro in favore della Regione. I tre sono stati condannati anche al pagamento delle spese legali. Le motivazioni della decisione – arrivata dopo la camera di consiglio che si è conclusa in novembre – sono state pubblicate lo scorso 30 dicembre. In sostanza, secondo la ricostruzione dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Gianpiero Madeo, dei 100mila euro finanziati per l’evento soltanto 4.525 sarebbero stati «pertinenti con la causa pubblica». Il resto del finanziamento si sarebbe invece «rivolto tutto a vantaggio della Hdrà e del suo legale rappresentante e della promozione dell’immagine del presidente Oliverio». L’ex dg del dipartimento Turismo Tallarico, invece, avrebbe «proceduto ad affidamento diretto in spregio alle regole dell’evidenza pubblica» e avrebbe liquidato la spesa «prima della rendicontazione dei costi» da parte della società di comunicazione. La Regione, in pratica, avrebbe finanziato «un evento esclusivamente privato». Con tanto di cena di gala da 7.500 euro senza «alcuna attinenza con la promozione del territorio calabrese», coprisedie (600 euro) con stampe a colori riferite al talk show di Paolo Mieli al quale Oliverio ha partecipato, servizi fotografici e riprese video dell’intervista e della cena (4.500 euro) e servizi di trasporto, vitto e pernottamento «fruiti dalle personalità del mondo dello spettacolo intervistate» dall’editorialista del Corriere della Sera, dagli invitati alla cena di gala e dal personale di Hdrà presente alla manifestazione (questo per un totale di 17.600 euro). Il giudizio ha, in effetti, confermato le tesi della Procura contabile.

La Calabria solo in qualche logo sulle brochure. «Un’occasione sprecata»

In teoria i denari spesi per la manifestazione umbra erano destinati a promuovere l’immagine turistica della regione. Per i giudici (Luigi Cirillo presidente, Carlo Efisio Marrè Brunenghi relatore, Sabrina Facciorusso giudice), invece, la partecipazione della Calabria al Festival «si è tradotta nell’apposizione di qualche “logo” su brochure e nell’intervista al presidente Olivero all’interno di un talk show denominato “Gli incontri di Paolo Mieli” dove il celebre giornalista ha intervistato anche il convenuto Oliverio (che però ha parlato della propria esperienza politica), insieme ad altre dieci personalità del mondo dello spettacolo e della cultura di rilievo nazionale, ma che nulla c’entravano con la promozione turistica della Regione Calabria».
In realtà – valutano i giudici – sarebbero state, tra le altre, le dichiarazioni dello stesso Luchetti a dimostrare «che lo scopo della promozione del turismo in Calabria non sia stato affatto raggiunto e – già in base alla preventiva proposta della società, fatta propria dalla Regione – nemmeno era in concreto raggiungibile». Una valutazione scaturita dal contratto: l’evento promosso nel Festival (secondo lo stesso pm «occasione da sfruttare al meglio, attesa la caratura internazionale») «si traduceva in una occasione sprecata, sostanziandosi (a parte che nel finanziamento delle interviste del Mieli e di una cena di gala, attività di per sé non legate alla promozione regionale, e in piccole attività pubblicitarie) nella presenza di un point office» nel quale nessuno svolgeva attività promozionale per la regione. Semplicemente, «durante le interviste di Paolo Mieli (che comunque erano attività collaterali al Festival in senso stretto) v’era un presidio a cura del personale di Hdrà ove erano posti in vista i libri del celebre giornalista e degli ospiti volta a volta intervistati ma che non avevano alcuna attinenza col turismo in Calabria».

La Calabria “esclusa” anche dalla cena di gala e i due minuti dedicati al turismo nell’incontro con Paolo Mieli

Il pubblico ministero ha sottolineato, inoltre, «che addirittura nell’organizzazione della cena di gala» non era «in nuce contemplata la promozione della Calabria, neppure sotto il versante gastronomico». Lo avrebbe confermato «lo stesso chef al quale, stando agli atti, è stato chiesto in ultimo, con una certa precipitazione, di organizzare una cena privata per 58 persone».
Per gli incontri di Paolo Mieli, d’altra parte, «non si prevedeva il contenuto preciso né la loro finalizzazione alla promozione turistica regionale; di fatto, essi si sono concretizzati in interviste del tutto avulse da tale finalità. In particolare, risultano in qualche modo collegati alla Calabria solo quattro contributi video di brevissima durata facenti parte del materiale di rendicontazione dell’evento trasmesso da Hdrà (e di cui peraltro non è stata comprovata alcuna diffusione)». La Corte dei conti entra nel dettaglio dei video: «Si tratta di un primo filmato di 1 minuto e 46 secondi nel quale è rinvenibile un accenno di 12 secondi in merito all’incremento delle presenze turistiche in Calabria; v’è poi un secondo filmato di 2 minuti e 27 secondi impiegati per la descrizione del fenomeno dei flussi migratori e dell’accoglienza; un terzo contributo di 1 minuto e 23 secondi in cui Oliverio disserta su questioni di partito ed infine un video di 2 minuti e 13 secondi in cui fa riferimento alla promozione delle bellezze naturalistiche ed eno-gastronomiche della Calabria». Tranne che per l’ultimo video – «della cui diffusione in ogni caso non v’è prova» –, «negli altri tre non v’è traccia di promozione del turismo, ma solo di contenuti politici ad appannaggio della figura del presidente Oliverio e del suo partito, che quindi (a prescindere da valutazioni di intenzionalità irrilevanti in questa sede) ha ricevuto vantaggi di matrice non patrimoniale, ma di immagine, a carico del bilancio pubblico della Regione». Stesso esito per la pubblicità prevista da contratto, che «si è tradotta in sostanza nell’apposizione di qualche “logo” su brochure (oggetto di un precedente appalto di fornitura) e in due articoli pubblicati su Messaggero Umbria (ed il cui costo è stato espunto dal danno erariale contestato)».

«Spesi 100mila euro per un’intervista e una cena privata»

Oliverio, Lucchetti e Tallarico si sono difesi sostenendo che lo scopo promozionale sia stato raggiunto. Per provarlo hanno mostrato, da un lato, «i risultati di una indagine di mercato commissionata a una società (Data Stampa) asseritamente esperta nella rilevazione analitica dei contatti ottenuti attraverso l’attivazione dei media (dalla quale «emergono contatti per quasi 12 milioni di raccolta complessiva tutti ottenuti durante le giornate dedicate all’evento pre-durante-post» – ipse dixit)», dall’altro «i dati dell’Osservatorio Turistico regionale sui flussi turistici registrati in Calabria nel 2019». Per il collegio «entrambe le argomentazioni sono palesemente infondate, in quanto non dimostrano ciò che più conta, ossia la funzionalità della spesa, la sua inerenza con lo scopo perseguito». I giudici sottolineano un paio di aspetti: innanzitutto «non viene offerta alcuna prova del fatto che gli asseriti 12 milioni di contatti sia un dato reale e non (come pare più plausibile) un dato virtuale». Poi spiegano che «non viene offerta la prova di una qualche derivazione causale tra l’evento in questione e la rilevazione dell’Osservatorio Turistico regionale del 2019». In ogni caso, è la considerazione tranciante, «resta il fatto inconfutabile che la Regione ha speso 100mila euro per un’intervista al presidente Olivero da parte del giornalista Paolo Mieli», per «una cena privata in un palazzo nobiliare spoletino, in cui la Regione Calabria era assente anche sotto l’aspetto gastronomico» e per «due articoli pubblicati sul Messaggero Umbria (e il cui costo è stato espunto dal danno erariale contestato)». Peraltro, continuano a ragionare i magistrati, «si trasmette l’idea che la Regione Calabria partecipa al festival con lo scopo di promuovere il turismo, mentre le indagini disvelano che la Regione non ha avuto alcun contatto con la Fondazione del Festival per alcunché».

La posizione dell’ex governatore Oliverio

Oliverio, argomenta la Corte dei Conti, si sarebbe limitato «a eccepire da un lato l’insindacabilità della scelta amministrativa e, dall’altro, la rispondenza dell’azione amministrativa contestata ai canoni della trasparenza e legittimità richiamando tutti i provvedimenti amministrativi di riferimento». L’eccezione viene respinta perché, a parere dei magistrati, non si tratta di sindacare la legittimità degli atti, ma «di accertare se le parti abbiano, o meno, piegato le forme dell’azione amministrativa ad una funzione non pubblicistica, cagionando un danno all’amministrazione». L’ex governatore ha eccepito, tra l’altro, che avrebbe assunto l’iniziativa solo come titolare della delega al Turismo, e dunque in qualche modo “costretto” a seguire tutte le attività legate alla partecipazione al Festival. La considerazione, per la corte, «aggrava e non attenua la sua responsabilità nella vicenda»; Olivero, come titolare della delega al Turismo, avrebbe dovuto «inibire l’iniziativa, invece di favorirla, in quanto l’iniziativa proposta dalla società Hdrà e dal suo Amministratore era già in astratto ed ex ante inutile rispetto allo scopo dichiarato e che fosse così era chiaramente visibile» a chiunque, «giacché la promozione turistica regionale doveva passare per un talk che già nel titolo (“Gli incontri di Paolo Mieli”) non evocava la presenza della Calabria». Oliverio «aveva contezza diretta» della situazione «perché – come sempre le indagini hanno appurato il trait d’union tra l’Oliverio e la società era stato il parlamentare cosentino Ferdinando Aiello (di area politica affine), il quale nella ricostruzione attorea ha agevolato il contatto tra Hdrà e la Regione Calabria per ottenere il finanziamento».
Inoltre «non vi possono essere dubbi che il convenuto Oliverio sapesse che le risorse pubbliche destinate alla promozione turistica (per circa centomila euro) si fossero concretizzate in soli 2 minuti e 13 secondi di promozione turistica a voce del Presidente Oliverio (tanto che l’attore ha ipotizzato che il finanziamento ad Hdrà tendesse a garantire all’Oliverio la promozione della sua campagna politica di Presidente della Regione) onde non si spiega perché corrispondere tale somma a fronte del mancato raggiungimento del dichiarato scopo del contratto». In sostanza, «non risulta da alcuna parte che Paolo Mieli fosse incaricato di promuovere con il suo talk il turismo regionale. Di ciò si è fatta garante, in solido con il presidente Oliverio, la società Hdrà in persona del signor Lucchetti, ma i fatti hanno dimostrato il contrario». Nel talk «si è fatto un mero e fugace cenno alla Calabria e nulla più». Dunque, «la spesa sostenuta di 100mila euro per questo mero e fugace cenno è oggettivamente eccessiva e, come detto, assolutamente inutile e fuori di ogni ragionevole rapporto tra costi e benefici».

La rendicontazione chiesta solo dopo l’avvio delle indagini della Procura erariale

Riguardo alla manager, «il collegio è persuaso – in ragione della sua qualifica apicale di dirigente generale del dipartimento Turismo – della sua responsabilità dolosa nell’inopinato finanziamento». La sentenza parla di «palese violazione delle regole dell’evidenza pubblica, avendo proceduta a una procedura negoziata senza neppure ricorrere alla cosiddetta mini-gara». Tallarico, mai coinvolta nel procedimento penale, ha comunque «formato il provvedimento di spesa e ha firmato il provvedimento di liquidazione prima di avere ricevuto la puntuale rendicontazione da parte della società Hdrà». E ha «richiesto la rendicontazione giustificativa alla società solo dopo l’avvio delle indagini della Procura erariale». (p.petrasso@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x