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L’analisi

Cattura di Messina Denaro, Ciconte: «La mafia non è sconfitta, ma la ‘ndrangheta è più forte»

Il professore dell’Università di Pavia: «Cosa nostra ora hanno un problema di leadership, i clan calabresi no e sono più radicati»

Pubblicato il: 16/01/2023 – 21:27
Cattura di Messina Denaro, Ciconte: «La mafia non è sconfitta, ma la ‘ndrangheta è più forte»

CATANZARO L’arresto del boss Matteo Messina Denaro, bloccato oggi a Palermo dai carabinieri del Ros dopo 30 anni di latitanza, è sicuramente un duro colpo per Cosa nostra, ma, attenzione, ciò non significa che Cosa nostra sia stata sconfitta. Non solo. Bisogna comunque tenere ben presente che allo stato attuale, dati di fatto alla mano, la mafia calabrese, la ‘ndrangheta, è ancora più pericolosa della mafia siciliana. A rilevarlo, in una conversazione con l’Ansa, è il professore Enzo Ciconte, ex parlamentare di Pci e Pds e docente di Storia delle mafie italiane al Collegio Santa Caterina dell’Università di Pavia, uno dei massimi esperti in Italia delle dinamiche delle grandi associazioni mafiose e il il primo a pubblicare un libro sulla storia della ‘Ndrangheta. «L’arresto del boss – spiega – crea sicuramente dei problemi alla mafia perché Matteo Messina Denaro è la mafia, era uno benvoluto nel suo mondo. Era un punto di riferimento perché rappresentava la mafia storica, la mafia antica, quella più solida. È chiaro che la sua cattura segna una battuta d’arresto di questo tipo di mafia. Questo però non significa, e non vorrei che su questo ci fosse un’illusione ottica, che avendo catturato Messina Denaro ormai abbiamo sconfitto la mafia. Questo non significa che la mafia è sconfitta. È ancora viva e soprattutto si muoverà su un terreno molto subdolo che è la penetrazione nell’economia».
Il professor Ciconte, poi, rileva come, a livello di spessore criminale, la ‘ndrangheta calabrese abbia ormai superato abbondantemente la mafia siciliana. E spiega perché. «La ‘ndrangheta – dice – è più potente e non c’è dubbio, è fuori discussione. Lo dicono i fatti, perché la mafia palermitana, dopo le stragi, i collaboratori di giustizia, le catture di Riina, Provenzano e di tutti quanti i componenti della “cupola”, si è indebolita moltissimo. Loro oggi hanno un problema di leadership, di ricostruire le forze serie della mafia palermitana. Nella ‘ndrangheta questo problema non esiste perché è forte, diversamente dalla mafia siciliana è presente in tutta Italia, nessuna regione esclusa, ed è presente in tutta Europa e in tutti continenti. È chiaro quindi che è una forza maggiore della mafia siciliana».
Ciconte non si sottrae neanche a commentare quanto viene sostenuto da alcuni circa una volontà del boss di farsi catturare viste le sue condizioni di salute. «Una risposta secca – spiega – non posso darla. Però se metto insieme il fatto che sette-otto mesi fa un collaboratore di giustizia è andato da Giletti dicendo che Messina Denaro è fortemente malato e si vuole fare catturare e una settimana fa il ministro dell’interno va ad Agrigento e dice “vorrei passare come il ministro che cattura Matteo Messina Denaro” e oggi viene catturato … qualche legame credo che ci sia. Dopodiché una risposta precisa io non ce l’ho. Metto insieme alcuni fatti e poi ragioneremo sulle cose che sicuramente si sapranno nei prossimi giorni». Ma quale potrebbe essere adesso il successore del boss latitante catturato e, soprattutto, sarà stato lui stesso a far crescere il suo delfino? «È probabile – dice Ciconte – che qualcuno lo abbia cresciuto, anche se non sappiamo chi. Questo è fuori discussione. Però dalla latitanza è molto più complicato». (Ansa)

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