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il capo dei capi

Messina Denaro indagato a Reggio Calabria. È tra gli accusati del delitto Scopelliti

Nel 2019 l’avviso dalla Dda. L’ex latitante coinvolto nell’inchiesta insieme ad altri 16 tra boss e affiliati. La “presenza” del boss nel Cosentino

Pubblicato il: 16/01/2023 – 16:38
Messina Denaro indagato a Reggio Calabria. È tra gli accusati del delitto Scopelliti

REGGIO CALABRIA Il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, arrestato stamattina a Palermo, è indagato anche dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Il suo nome compariva, assieme a quello di alti 16 indagati tra boss e affiliati a cosche mafiose siciliane e calabresi, in un avviso di accertamenti tecnici non ripetibili notificato nel 2019 dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Giuseppe Lombardo e dal pm Stefano Musolino, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio del sostituto procuratore generale della Corte di cassazione Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991 in località “Piale” di Villa San Giovanni mentre faceva rientro a Campo Calabro. In passato, su quel delitto c’era stato un processo che si era concluso, nel 2000 in Corte d’Appello e nel 2004 in Cassazione, con l’assoluzione di numerosi boss siciliani tra cui Bernardo Provenzano, Nitto Santapaola, Giuseppe e Filippo Graviano.

L’inchiesta riaperta sull’omicidio del giudice Scopelliti

A distanza di anni, l’inchiesta sull’omicidio del giudice Scopelliti è stata riaperta grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola che ha fatto ritrovare in provincia di Catania il fucile che, secondo la Dda, avrebbe sparato al magistrato che, in Cassazione, avrebbe dovuto rappresentare l’accusa al maxiprocesso a Cosa nostra. L’indagine è ancora in corso e oltre a Matteo Messina Denaro, sono coinvolti altri sei siciliani, i catanesi Marcello D’Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e Maurizio Avola. Sono 9, invece, i calabresi indagati: Giuseppe Piromalli, Paquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio De Stefano, Vincenzo Zito, Pasquale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Gino Molinetti. Tra gli iscritti nel registro degli indagati c’era anche il boss di Archi Giovanni Tegano che, però, è deceduto l’anno scorso in carcere.

La “presenza” di Messina Denaro nel Cosentino e gli immobili sequestrati a Mendicino

Per anni, inoltre, si è ipotizzato che Matteo Messina Denaro fosse “transitato” dal Cosentino grazie ai rapporti tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta. L’ipotesi investigativa non ha mai avuto riscontri certi, anche se non sono mancati elementi concreti sui suoi legami con i calabresi. Nel 2011 sono furono sequestrati a Mendicino diversi beni immobili riconducibili ai presunti fiancheggiatori del superlatitante arrestato oggi. Il blitz scattò in gennaio. Il valore dei beni sequestrati ammontava, in totale, a oltre 22 milioni di euro e comprendeva immobili, aziende commerciali, terreni e disponibilità finanziarie. I beni immobili erano cinque, ubicati tra Mendicino, nel Cosentino, e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Fu ipotizzato dagli inquirenti che possano essere stati usati come covi dallo stesso Matteo Messina Denaro. Una circostanza che fu, in realtà, svelata anche da un pentito. Il collaboratore di giustizia cosentino Luigi Paternuosto raccontò ai magistrati, proprio nello stesso periodo in cui avvennero i sequestri, che in passato due emissari di Totò Riina e di Matteo Messina Denaro erano stati a Cosenza per acquistare alcuni immobili. «So che l’affare andò in porto – riferì il pentito ai magistrati – ma non so indicare dove siano questi appartamenti. Si trovano comunque sulle quattro strade di Mendicino, prima di arrivare al paese». Il pentito raccontò anche i rapporti tra i boss del Cosentino e i capi di Cosa Nostra.

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