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Al via le celebrazioni per padre Gesualdo, il frate cappuccino che ricostruì Reggio dopo il terremoto

Autenticate le reliquie. Padre Pietro Ammendola: «Ha incarnato pienamente il carisma dei frati cappuccini. I reggini non lo dimenticano mai»

Pubblicato il: 25/01/2023 – 8:41
Al via le celebrazioni per padre Gesualdo, il frate cappuccino che ricostruì Reggio dopo il terremoto

REGGIO CALABRIA Inizia oggi, 25 gennaio, il periodo di preghiere e iniziative volte alla commemorazione di padre Gesualdo Malacrinò. Nato il 18 ottobre 1725 a Nasiti, piccolo borgo ora scomparso nei pressi di Reggio Calabria, il frate cappuccino morì il 28 gennaio 1803, all’età di 78 anni, nel convento della Madonna della Consolazione.

La traversata dello Stretto e il contributo alla ricostruzione di Reggio Calabria

Una vita caratterizzata dall’attitudine allo studio, alla predicazione e alla carità, quella condotta da padre Gesualdo, una figura che viene ricordata anche per i numerosi prodigi compiuti, secondo quanto tramandato. Quelle più eclatanti sono sicuramente la profezia del terremoto ad Oppido Mamertina del 1783 e la doppia traversata dello Stretto di Messina, così come San Francesco di Paola, sul proprio mantello.
Padre Gesualdo viene ogni anno ricordato nel giorno della sua morte, nella città che contribuì a ricostruire materialmente e fisicamente dopo il terremoto del 1783. Il frate cappuccino fu, infatti, protagonista durante il sisma che distrusse Reggio e parte della Calabria. Mentre tutti gli altri frati vennero allontanati e i conventi chiusi, padre Gesualdo decise di restare a Reggio per aiutare le autorità alla ricostruzione della città.
Rifiutata la nomina a Vescovo di Martorano nel 1792, accettò quella di Ministro Provinciale nel 1801. Contribuì così alla ripresa dell’Ordine dei frati cappuccini in Calabria.

Il programma delle celebrazioni

Oggi, 25 gennaio, inizieranno ufficialmente le celebrazioni in memoria di padre Gesualdo anche attraverso la presentazione ai fedeli della ricognizione e autenticazione delle reliquie. «Quest’anno abbiamo portato a Roma le reliquie per farle autenticare, adesso sono ufficiali», spiega padre Pietro Ammendola, Ministro provinciale dei cappuccini. «Si tratta del bastone che padre Gesualdo utilizzava, un lenzuolo sul quale fu adagiato il giorno della morte, il cilicio, la discipina e i resti della bara». «Abbiamo il dovere – afferma padre Pietro – di mantenere vivo il ricordo di una persona che ha incarnato pienamente il carisma dei frati cappuccini. Per Reggio Calabria ricordarlo è un impegno, perché con la sua presenza ha contribuito a ricostruire materialmente e spiritualmente la città. Proprio per questo i reggini non lo dimenticano mai». (redazione@corrierecal.it)

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