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“Coppi”, una storia di successo. Taccone: «I nostri prodotti in giro per l’Europa»

Il presidente del Consorzio Ortofrutticolo di San Pietro Lametino è stato ospite su L’altro Corriere Tv. Ricordata la fondatrice Mary Cefalì

Pubblicato il: 25/01/2023 – 17:20
“Coppi”, una storia di successo. Taccone: «I nostri prodotti in giro per l’Europa»

LAMEZIA TERME L’imprenditrice Mary Cefalì negli 80 comprese che la formazione di una cooperativa di agrumicultori potesse dare una svolta all’intero settore. Partì, dunque, con la costituzione del “Coppi” a San Pietro Lametino, il consorzio del pompelmo italiano, per passare successivamente agli agrumi, alle clementine e a tanti altri prodotti. La funzione del consorzio all’epoca era quello di calmierare il mercato attraverso la concentrazione dell’offerta che all’epoca era molto frazionata e che soprattutto vedeva la presenza di tutta una serie di figure che interferivano con gli agricoltori. Ma il nome della dottoressa Cefalì è legato al marchio Igp Clementine di Calabria e anche al Dop Olio Lamezia.

La vendita diretta dal produttore al consumatore

«Coppi nasce per volontà di Mary Cefalì, la quale ha pensato di attuare quella che oggi si chiama la “filiera corta”, cioè la vendita diretta di un prodotto dal produttore al consumatore attraverso una cooperativa che potesse rappresentare in toto il mondo dell’agricoltura, soprattutto legata al Lametino. Tutto questo ha permesso indubbiamente di agevolare l’agricoltore per fargli acquisire quel prezzo in più che gli serviva per andare avanti. E poi, questa scelta ha calmierato il settore; anche coloro i quali non facevano parte di questa cooperativa, attraverso i prezzi che Coppi liquidava, hanno avuto possibilità poi di operare e chiedere un adeguamento di valore che, tutto sommato, gli spettava. Tutto ciò ha avuto una importante funzione sul territorio». A dirlo è stato Pierluigi Taccone, presidente del “Coppi”, ospite del programma di Saveria Sesto “Coltiviamo capolavori”, in onda su L’altro Corriere Tv, canale 75.

Dal pompelmo alle clementine fino agli ortaggi

«Inizialmente – ha spiegato Taccone – Mary era partita con l’idea di produrre pompelmo. Era una bellissima idea ma non aveva un grosso riscontro sul mercato, in realtà, perché effettivamente il pompelmo giallo non aveva una grande quantità di consumatori. E quindi, nel corso degli anni, si è passati dalla produzione di pompelmo alla produzione di arance, di diverse varietà di clementine che sono state fino a qualche anno fa il fiore all’occhiello della nostra piana. Una volta preso il Coppi nel 2000, ho pensato che si potesse lavorare 12 mesi all’anno. Fino a quel momento si lavorava 6-7 mesi all’anno, perché per l’agrume era questo il tempo tecnico della raccolta e le spese andavano spalmate sull’intero arco dell’anno. Per questa ragione abbiamo iniziato a occuparci anche dell’ortofrutta e della produzione orticola, che in questo territorio danno luogo a un’ottima qualità. Ma ci tengo a dire che una mia intuizione è stata una necessità obbligata per spalmare le spese sui 12 mesi. I risultati sono stati effettivamente importanti, sia per spalmare i costi sia perché abbiamo fidelizzato la grande distribuzione. Noi oggi abbiamo rapporti al 90% con la grande distribuzione, che è quella che ti dà certezza di assorbire il prodotto: è certezza di pagamento, di liquidità».

Gli ortaggi

«Essenzialmente ci occupiamo di ortaggi sotto serra», ha rivelato Taccone. «Il Lametino – ha continuato – ha un grosso sviluppo di queste attività serricole e quindi noi utilizziamo la serra come strumento di precocità e quindi aggiungiamo valore alle nostre produzioni sia per quanto riguarda le zucchine per quanto riguarda le fragole. Tutto quello che produce il territorio noi lo trasferiamo alla grande distribuzione».

Com’è strutturato il Coppi e come si gestisce

«Il Coppi – evidenzia Taccone – ha una cinquantina di soci essenzialmente del territorio Lametino, con qualche produttore che viene da fuori, da Crotone o dalla provincia Reggio Calabria. Ma in linea di massima al 90% la socialità è di provenienza della piana di Lamezia, soprattutto per motivi logistici. Gli oneri di logistica sono importanti per quanto riguarda questi prodotti che hanno un valore non particolarmente elevato. In termine di superficie siamo grosso modo sui 600-700 ettari, quasi tutti di pieno campo per quanto riguarda gli agrumi e al 90% di produzioni coperte per quanto riguarda l’ortofrutta, salvo le cipolle che, viceversa, sono di pieno campo». Ci sono poi esigenze legate alla grande distribuzione, per la quale «dobbiamo rendere il prodotto omogeneo: è questo il primo problema che abbiamo e cerchiamo di risolvere. Ormai sono anni che operiamo per portare le produzioni locali a livelli standard che siano omogenei. Perché la grande distribuzione non pretende la qualità eccelsa ma pretende la qualità e cioè un prodotto sempre uguale, sempre costante. Privo di difetti e di problematiche legate alla sanità del prodotto». Per questi motivi il consorzio cerca «di avere tra i soci un’omogeneità di comportamento. Abbiamo un ufficio agronomico che si occupa e preoccupa di standardizzare anche i presìdi sanitari, le tecniche di coltivazione sia per quanto riguarda l’ortofrutta che per quanto riguarda gli agrumi. Fino ad adesso devo dire che le cose stanno andando bene, perché la grande distribuzione che è l’arbitro di queste scelte, ha sempre considerato il “Coppi” una cooperativa seria capace di fornire per tutto l’arco dell’anno dei prodotti di notevole qualità. Questa uniformità è costata fatica, perché per anni un po’ dappertutto, non solo in Calabria, si è coltivato in maniera assolutamente soggettiva. La necessità di interfacciarsi con la grande distribuzione ha obbligato il mondo della produzione a rendere dei prodotti che siano sempre uguali, omogenei l’uno all’altro, nel tempo e nella qualità».

I mercati che il “Coppi” riesce a servire

«Siamo presenti in Italia e all’estero, come ad esempio in Francia, in Germania, in Austria. Eravamo anche sul mercato russo fino a qualche tempo fa. Per quanto riguarda nello specifico l’Italia, siamo su tutti i mercati a nord di Roma, nel Nord e centro Italia. Sulla Calabria abbiamo poche referenze, preferiamo lavorare ovviamente in mercati più floridi anche se la logistica molto spesso ci è contro. Il trasferimento di questi beni al Nord ha un costo che però viene ripagato ampiamente».

L’uso del marchio Igp delle Clementine

«Il marchio Igp clementine di Calabria – ha affermato Taccone – è una idea di Mary Cefalì. Ma quando io ho preso contezza di questo fatto, mi sono chiesto se valesse veramente la pena operare a livello Coppi per quanto riguardava le Igp e ho pensato che fosse più opportuno diffondere questo marchio dall’intera Calabria e si poteva fare. Lo facciamo da 15 anni a questa parte.

Il marchio Igp è dell’intera Calabria, gestito da un consorzio che non è più il Coppi, ma è un consorzio ad hoc costituito da me e da altri, da altri produttori agrumicoli e trasformatori agrumicoli e imprese cooperative. Questo marchio adesso è a disposizione del consorzio e lo può utilizzare con un certo successo, direi. È una bella dimostrazione di come il marchio non è di proprietà di una struttura, bensì è un marchio – in questo senso – identitario della Calabria». (redazione@corrierecal.it)

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