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Ergastolo ostativo, l’avvocato calabrese: «Gli atti tornino alla Consulta»

La Cassazione rinviata all’8 marzo sulla costituzionalità delle nuove norme. La legale Araniti: «Sono deteriori, c’è il diritto al silenzio»

Pubblicato il: 25/01/2023 – 19:15
Ergastolo ostativo, l’avvocato calabrese: «Gli atti tornino alla Consulta»

ROMA Bisognerà attendere l’8 marzo per la decisione della Cassazione sulla dibattuta questione dell’ergastolo ostativo, tornata nelle mani degli “ermellini” dopo che lo scorso 8 novembre la Consulta gli ha rimesso la questione chiedendole di valutare se le nuove norme – contenute nel cosiddetto dl “rave” – varate dal governo Meloni, il 31 ottobre 2022 (n.162) continuano a destare dubbi di costituzionalità.
Il deposito del verdetto – che rischia di rimbalzare nuovamente nella competenza della Corte Costituzionale – era inizialmente previsto per domani, nella stessa giornata in cui si svolge l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma la Prima sezione penale della corte di Cassazione, nel procedimento a carico di Salvatore Pezzino, ha rilevato una irregolarità nell’instaurazione del contraddittorio in forma scritta e pertanto ha rinviato la trattazione del ricorso da parte del medesimo collegio proprio alla udienza dell’8 marzo. A insistere affinché gli atti tornino alla Consulta, è l’avvocatessa Giovanna Araniti, del Foro di Reggio Calabria e legale di Salvatore Pezzino, detenuto all’ergastolo ostativo in carcere dal 1982, quando aveva 22 anni. È stato condannato a 30 anni per un omicidio – organizzato con altri familiari dopo che avevano subito un attentato – commesso nel 1984 durante un permesso premio, e a 5 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, reato del tutto espiato.
Sia nel 2013 che nel 2019, il Tribunale di sorveglianza de L’Aquila gli ha negato la liberazione condizionale perchè non ha collaborato, come invece ha fatto un cognato. Adesso si trova in cella a Tempio Pausania (Sassari) Ad avviso dell’avvocatessa Araniti, le nuove norme «sono deteriori» rispetto alle precedenti e deve essere rispettato «il diritto al silenzio», specie quando si temono rappresaglie sui parenti e quando c’è già chi ha raccontato la storia del crimine. Pretendere il risarcimento del danno poi – ritiene Araniti – è «discriminatorio» quando le parti lese non si sono costituite parte civile e non hanno chiesto alcun indennizzo, come avvenuto per il delitto nel quale è implicato Pezzino, per non parlare del fatto che il suo assistito non ha alcun bene, nè risorse. Secondo Araniti, la riforma dell’ergastolo ostativo è «frutto del facile moralismo propagandato dal dilagante populismo, una sorta di manifesto d’intenti, senza rendersi conto che il cambiamento si opera attraverso la cultura della legalità, combattendo la mafia e la criminalità col puro diritto, col rispetto sacro dei valori costituzionali che valgono per tutti indistintamente, con la fiducia nell’uomo e nella sua capacità di recupero, qualunque uomo, quale che sia il reato commesso».
La Procura della Cassazione, all’udienza del febbraio 2020 conclusasi con l’invio della questione alla Consulta, aveva chiesto il rigetto del reclamo della difesa di Pezzino e non avrebbe presentato un nuovo parere, in base a quanto risulta alla difesa del detenuto. Relatore del provvedimento sarà lo stesso “ermellino” che scrisse il verdetto due anni fa, si tratta di Giuseppe Santalucia, attuale presidente dell’Anm. (Ansa)

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