Strage di Amendolara, il sopravvissuto: «Volevano un contratto, gli hanno dato fuoco»
La testimonianza raccolta dal Tg3 dall’unico uomo scampato al rogo: «Ci trattenevano 5 euro al giorno per l’auto». Poi il racconto delle condizioni di vita: «I capi sono pakistani, noi afghani»

AMENDOLARA Un racconto drammatico, spezzato dalle lacrime e dalla difficoltà di esprimersi in italiano, ma capace di restituire il terrore degli ultimi istanti prima del massacro. È la testimonianza raccolta dal Tg3 dall’unico sopravvissuto alla strage di Amendolara, nel Cosentino, dove quattro braccianti sono morti carbonizzati all’interno di un minivan in una stazione di servizio lungo la Statale 106. L’uomo, ancora ferito, prova a ricostruire quello che sarebbe accaduto prima del rogo. Le sue parole aprono uno squarcio sul possibile contesto in cui sarebbe maturata la tragedia: rapporti di lavoro, soldi trattenuti, richieste di regolarizzazione. «Volevano soldi, volevano un contratto, ma invece gli hanno dato fuoco», racconta davanti alle telecamere. Una frase pronunciata con fatica, ma che pesa come un macigno. Secondo quanto riferito dal sopravvissuto, ai braccianti sarebbero stati trattenuti 5 euro al giorno per l’auto, mentre per il lavoro avrebbero chiesto semplicemente un contratto.
L’uomo era dentro il mezzo, ma sarebbe riuscito a scappare in tempo sfondando lo sportello. È a quel punto che il racconto si interrompe nelle lacrime: la consapevolezza di essere sfuggito a morte certa arriva mentre prova a spiegare ciò che ha visto e vissuto. «I capi sono pakistani, noi afghani», dice ancora al giornalista del Tg3, mostrando i documenti di due delle quattro vittime. Poi accompagna le telecamere all’interno di un appartamento dove, secondo il suo racconto, vivevano in dieci uomini. Un’immagine che aggiunge al dramma del rogo anche quella della marginalità, della precarietà e delle condizioni di vita dei braccianti. Sul piano investigativo, la Procura di Castrovillari ha disposto il fermo di due cittadini di origine straniera con l’accusa di omicidio plurimo e omicidio pluriaggravato. Le immagini della videosorveglianza acquisite dagli investigatori avrebbero ricostruito la dinamica dell’orrore: le vittime sarebbero state chiuse nel minivan e arse vive. Per domani è prevista una conferenza stampa nella sede della Questura di Cosenza, alla presenza del procuratore capo Alessandro D’Alessio.
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