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Rapina da 8 milioni di euro, riconosciuta l’aggravante mafiosa. Condannati a 14 anni Passalacqua e Mannolo

Accolte le tesi dell’accusa: il rom ha ottenuto il placet delle cosche crotonesi prima di attuare il piano. In cambio è stato versato del denaro

Pubblicato il: 27/01/2023 – 18:19
di Alessia Truzzolillo
Rapina da 8 milioni di euro, riconosciuta l’aggravante mafiosa. Condannati a 14 anni Passalacqua e Mannolo

CATANZARO La Corte d’Appello di Catanzaro ha riconosciuto l’aggravante mafiosa nei confronti dei reati contestai a Giovanni Passalacqua e a Dante Mannolo, classe ’79, implicati nella rapina da 8 milioni di euro avvenuta al caveau della Sicurtransport a Caraffa nel dicembre 2016.
I giudici hanno confermato la sentenza comminata in primo grado: 14 anni di reclusione per entrambi.
Questa decisione arriva dopo l’annullamento con rinvio, limitatamente all’aggravante mafiosa, deciso dalla Cassazione a marzo scorso. La Suprema Corte ha, infatti, accolto le tesi dell’accusa secondo la quale è stato Giovanni Passalacqua, di origine rom, l’ideatore della rapina, effettuata dopo avere ottenuto il placet delle cosche crotonesi, tramite Dante Mannolo (nipote del boss di San Leonardo di Cutro Alfondo Mannolo), in cambio di una parte del denaro.
Nella prima sentenza di appello, ad aprile 2021, l’aggravante era stata esclusa e la pena rideterminata a 10 anni di reclusione.
Gli ermellini hanno, pero, annullato questa decisione con rinvio a una nuova sezione della Corte d’Appello di Catanzaro. Che oggi ha accolto le tesi dell’accusa e confermato la sentenza di primo grado.
Lo scorso marzo, inoltre, sono divenute definitive le condanne per sei persone coinvolte in questo procedimento: Giovanni Passalacqua (per il quale andava stabilita la condanna in base all’aggravante); Dante Mannolo (per il quale andava stabilita la condanna in base all’aggravante), Carmine Fratepietro (10 anni e 8 mesi); Matteo Ladogana (10 anni e 8 mesi); Leonardo Passalacqua (10 anni e 8 mesi); Alessandro Morra (12 anni).
Confermata anche l’assoluzione nei confronti di Pasquale Pazienza di Bitonto, difeso dall’avvocato Aldo Casalinuovo. Per Pazienza, assolto in appello, il sostituto procuratore generale – applicato al ruolo è stato il pm Paolo Sirleo – non aveva ritenuto di presentare ricorso. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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