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La vicenda

Cospito, è scontro aperto Pd-FdI. Il Dap: «Atti non erano divulgabili»

Il governo tira dritto sul carcere duro. Meloni difende la linea, ma non cita il caso Donzelli

Pubblicato il: 02/02/2023 – 22:09

ROMA Dopo le urla e gli insulti volati ieri nelle Aule di Camera e Senato, lo scontro si è spostato in Commissione Affari costituzionali, con un iniziale “Aventino” dei senatori Pd e M5s – non del Terzo polo – che, per una parte della giornata, hanno disertato le sedute sul Milleproroghe. La protesta era contro il presidente della commissione, il senatore di FdI Alberto Balboni, che aveva rilanciato a Palazzo Madama le accuse al Pd di Giovanni Donzelli. Ma Balboni non è stato l’unico a catalizzare l’indignazione dei dem. C’è riuscito anche Tommaso Foti: citando Il Fatto Quotidiano, il capogruppo alla Camera di Fdi ha messo un carico sugli addebiti contro gli esponenti Pd che a gennaio hanno incontrato in carcere Cospito, accusandoli di essersi prestati alla richiesta dell’anarchico di incontrare anche alcuni detenuti mafiosi. «Caro Foti – è stata la risposta congiunta dei chiamati in causa, Walter Verini, Andrea Orlando, Debora Serracchiani e Silvio Lai – le spiegazioni le devono dare i suoi colleghi di partito, il ministro Nordio e la presidente del consiglio Meloni. Non certo noi. Gli incontri nel carcere li abbiamo fatti perché erano il motivo della nostra visita come abbiamo ribadito allo stesso Cospito».
Intanto, su questo “caso” e sul carcere duro il governo tira dritto. Lo ha ribadito la presidente del consiglio, Giorgia Meloni: «Abbiamo sempre detto che lo Stato non tratta con la mafia. Lo Stato non tratta neanche con il terrorismo. Se stabilissi il principio che chiunque, al 41 bis, se fa lo sciopero della fame viene tolto dal 41 bis, domani quanti mafiosi avremmo che fanno lo sciopero della fame?». La premier non è entrata però nell’aspetto politico della vicenda, dopo gli attacchi in Aula del deputato di FdI Giovanni Donzelli ad alcuni parlamentai Pd, accostati a mafia e terroristi perché a gennaio hanno fatto visita a Cospito, già in sciopero della fame. Un’accusa che Donzelli – vicepresidente del Copasir – ha sostenuto citando alcune conversazioni fra l’anarchico e detenuti della criminalità organizzata sulla battaglia comune contro il carcere duro.
La lettura in Aula di quelle frasi da parte del deputato ora è al vaglio della procura, che indaga per rivelazione di segreto d’ufficio: «Il Dap – ha reso noto il senatore del Pd Enrico Borghi, componente del Copasir – ha risposto, in via formale, precisando che le intercettazioni rese note in Parlamento da Donzelli sono “dati non divulgabili e non cedibili a terzi”».
Ma il Guardasigilli Carlo Nordio ha chiarito: «La natura del documento non rileva e disvela contenuti sottoposti al segreto investigativo o rientranti nella disciplina degli atti classificati». Per Meloni, la biografia di Alfredo Cospito parla da sola. «È un anarchico, in carcere perché condannato per il reato di strage e perché tra le altre cose ha sparato alle gambe di un dirigente di Ansaldo nucleare. Finisce al 41 bis perché durante la detenzione mandava o trovava il modo di fare arrivare messaggi agli anarchici».
E poi c’è un episodio: «Nel 1991, già in carcere, Cospito decise di fare lo sciopero della fame e venne graziato. Lo Stato lo ha graziato ed è andato a sparare a della gente». E infine, la domanda retorica sugli attentati e le azioni intimidatorie avvenuti in varie città non solo italiane: «Lo Stato deve indietreggiare o no nel momento in cui è minacciato da gente che dice: Se non togliete il 41 bis, se non togliete Cospito dal 41 bis noi vi facciamo saltare in aria?», ha chiesto Meloni. Il clima esterno non è meno pesante: al Resto del Carlino sono arrivate una telefonata anonima, con l’annuncio di un attentato a Bologna, e una lettera di minacce alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Difesa Guido Crosetto. «Il Governo – ha commentato il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – non cede alle richieste di trattativa Stato-terroristi anarchici».
Sull’ipotesi che Donzelli abbia offeso i parlamentati Pd si esprimerà il Giurì d’Onore. La composizione – 5 deputati – sarà annunciata in Aula domani: con ogni probabilità, a guidarlo sarà lo stesso Presidente della Camera Lorenzo Fontana.

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