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la strage dei migranti

Occhiuto: «Ora il tema dei soccorsi diventi una priorità per l’Europa ma anche per il nostro governo»

Il governatore: accuse ingiuste ma sarebbe stato meglio che l’esecutivo fin da subito avesse detto che avrebbe accertato eventuali falle

Pubblicato il: 06/03/2023 – 12:24
Occhiuto: «Ora il tema dei soccorsi diventi una priorità per l’Europa ma anche per il nostro governo»

CATANZARO «Ingiusto addossare responsabilità al governo» ma «sarebbe stato meglio» che il governo «nell’immediatezza della tragedia» avesse detto che avrebbe accertato eventuali falle nei soccorsi. Così il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nel corso della trasmissione “Controcorrente” andata in onda ieri sera su Rete4. Occhiuto ha poi auspicato che «il tema dei soccorsi diventi tra quelli in cima dell’Europa e anche del nostro governo, perché non si possono lasciare morire bambini in mare, com’è successo, a 100 metri dalla costa».

«Ancora più orgoglioso dei calabresi»

In premessa Occhiuto si è detto «in questi giorni ancora più orgoglioso di governare una regione che si sta segnalando per esempi straordinari di solidarietà, umanità, lo ha ricordato anche il Papa. Credo che sia un esempio anche per l’Italia perché ha dimostrato quanta generosità ci sia in questo popolo calabrese. Non è una questione che ho verificato solo in questi giorni. L’anno scorso in Calabria sono stati accolti 18mila migranti, l’abbiamo fatto senza parlare alla pancia dei calabresi, lo abbiamo fatto rimboccandoci le maniche, lo abbiamo fatto attraverso l’impegno straordinario di tanti sindaci che hanno accolto questi migranti. Anche perché – ha aggiunto il governatore – la Calabria nei decenni passati ha patito il fenomeno dell’emigrazione, il problema è che andavano in paesi che governavano questo fenomeno, oggi invece l’Europa non lo governa più».

«Il tema dei soccorsi diventi prioritario»

Occhiuto ha quindi rilevato: «Io nei giorni passati ho detto che i soccorsi vanno sempre assicurati e delle tragedie non si può rendere conto solo il giorno dopo. Questa rotta che dalla Turchia congiunge la Calabria è una rotta che si è consolidata negli ultimi due anni nell’indifferenza generale, anche nell’indifferenza delle Ong perché non era stata mai battuta da una nave di un’organizzazione non governativa. E’ una rotta che si è consolidata ancora di più quando l’Europa ha convinto Erdogan a limitare i flussi lungo la rotta balcanica. Trovo singolare che si discuta solo il giorno dopo di una tragedia di una rotta che è stata ignorata da tutte le istituzioni, soprattutto dalle istituzioni europee. Certo è – ha rilevato il presidente della Regione Calabria – che quello che è successo a Cutro dimostra che il tema del soccorso è un tema che deve diventare tra quelli in cima dell’Europa e anche del nostro governo, perché non si possono lasciare morire bambini in mare, com’è successo, a 100 metri dalla costa».

«Il governo poteva comunicare meglio nell’immediatezza dei fatti»

Per Occhiuto inoltre «molta strumentalizzazione è stata fatta, ho sentito mettere in connessione la tragedia al decreto del governo sull’Ong (lo ha detto il parlamentare Pd Zan nel corso della trasmissione, ndr) ma come ho detto prima questa rotta non era presidiata nemmeno dalle Ong. Credo che sia ingiusto addossare al governo questa responsabilità. Tutto ciò premesso, forse – e lo dico io che appartengo alla stessa maggioranza del governo – se il governo, nell’immediatezza della tragedia, avesse detto “se muoiono tante persone, bambini, uomini , donne in mare, evidentemente qualcosa non ha funzionato nei soccorsi, lo accerteremo”, sarebbe stato meglio. Forse questa dichiarazione iniziale avrebbe aiutato a dimostrare che il governo farà – e sono sicuro che lo farà – quello che dovrà fare, cioè accertare se ci sono state falle. Poi purtroppo – ha concluso il presidente della Regione –  in questo Paese chi è preposto a svolgere anche attività importanti come quelle di soccorso prende decisioni e teme sempre le conseguenze anche giudiziarie, e allora forse dovremmo considerare che chi deve assumere decisioni difficili va anche tutelato dalle istituzioni». (c. a.)

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