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Monsignor Parisi: «Operare per armonizzare le differenze e non per alzare muri»

Il vescovo di Lamezia a “L’altra Politica” parla della tragedia dei migranti a Cutro e lancia un’esortazione: «Vedere l’altro come una ricchezza»

Pubblicato il: 09/03/2023 – 9:13
Monsignor Parisi: «Operare per armonizzare le differenze e non per alzare muri»

LAMEZIA TERME L’insegnamento da trarre da tragedie come quella di Steccato di Cutro «dovrebbe essere quello di armonizzare le differenze e non mettere dall’inizio un muro o un filo spinato».  È questa l’accorata esortazione che il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, ha lanciato nel corso della puntata di “L’altra Politica”, l’approfondimento settimanale andato in onda ieri sera sul canale 75 de “L’altro Corriere tv”. Ospite di Danilo Monteleone e Ugo Floro, monsignor Parisi ha rimarcato il ruolo della Chiesa davanti al fenomeno migratorio dedicando un pensiero speciale alle vittime del naufragio di 10 giorni fa ma anche alla comunità di Steccato di Cutro – dov’è stato parroco agli inizi degli anni 2000 – protagonista di una grande pagina di accoglienza e solidarietà.

«Imam e vescovo Panzetta insieme immagine simbolo»

Il primo passaggio di monsignor Parisi è dedicato alla potente immagine della preghiera dell’Imam di Cutro e del vescovo di Crotone monsignor Panzetta in omaggio alle vittime del naufragio dei migranti. «Un’immagine simbolo di questa tragedia che – ha detto il vescovo di Lamezia Terme –  ha visto nel comune dolore una compartecipazione al dramma dell’umanità,  nel senso che non si guarda alla lingua di origine o alla religione o al colore della pelle, perché lì c’è una persona che viene a chiedere aiuto, accoglienza, un avvenire, che purtroppo si è infranto. La presenza del Imam di Cutro e del vescovo Panzetta ha voluto significare questa unione dentro il dramma per superare il dramma, ognuno con prospettive diverse ma nella fede dell’unico Dio. C’è dunque un richiamo a una unicità di Dio che vede affranti nello stesso pianto fratelli di religione diverse.  Il dialogo interreligioso ha un solo nemico, il fondamentalismo, dall’una all’altra parte. Noi come cristiani – ha spiegato monsignor Parisi – abbiamo come comandamento centrale  l’amore,  il messaggio di Gesù – quasi una provocazione  – è quello di amare il nemico, qualora ci fosse un nemico questo andrebbe amato.  Questa è la forza del cristianesimo».

«Vedere l’altro come un fattore di arricchimento»

Da monsignor Parisi poi due riflessioni rivolte alla politica e non solo alla politica. «La prima – ha affermato il presule – è che purtroppo dobbiamo constatare che a volte sono tragedie come queste che imprimono una spinta a leggere diversamente i fenomeni, come il fenomeno migratorio, mentre la riflessione avvenire al di là della tragedie, senza che le tragedie si verifichino. Questa deve essere la sapienza e l’intelligenza umana:  riflettere senza dover sbatter il muso con situazioni drammatiche come quella che abbiamo vissuto a Steccato di Cutro. La seconda riflessione: quando queste cose purtroppo capitano, e  non dovrebbero capitare ovviamente –  si trasforma la percezione dell’attesa dell’altro, che a volte viene propagandato come un nemico, un rivale, un usurpatore, quando invece può essere una ricchezza partecipando attivamente al processo di crescita della nostra realtà. I popoli del Mediterraneo come il nostro hanno sempre avuto rapporti, proprio attraverso il mare che è anche canale comunicazione: se analizzassimo una parte del nostro linguaggio – ha sostenuto il vescovo di Lamezia Terme –  troveremmo dentro elementi arabi, ebraici, greci, il nostro è un linguaggio italiano ma di fatto  meticcio. Perché non prendere questo fenomeno linguistico come esempio per dire che questo mondo modo è possibile collaborare?».

Monsignor Parisi con Monteleone e Floro

«La Calabria sa come accogliere e abbracciare gli altri»

Monsignor Parisi ha poi ricordato che «la Calabria è abituata all’accoglienza. Io sono stato parroco a Steccato di Cutro dal 2000 al 2003 e poi dopo anche amministratore parrocchiale, conosco bene quei luoghi, quelle famiglie che sono andate lì e che hanno sentito quelle morti come un lutto di famiglia. Questo mi fa dire: perché non esprimere queste nostre potenzialità di accoglienza – che abbiamo, anche con mezzi minimi ma con un cuore grande? Noi questa capacità  la abbiamo sia perché abbiamo sempre accolto gli altri sia perché siamo stati anche noi accolti, anche noi abbiamo bussato alle porte degli altri. Noi sappiamo come  si fa a bussare e aspettare l’abbraccio dell’altro, e sappiamo come si fa ad accogliere e abbracciare gli altri.  Nell’incontro tra le persone forse uno dei grandi limiti è l’individualismo, una chiusura, una autoreferenzialità, una autosufficienza, e l’altro è visto con sospetto o con interesse se utile alla propria causa e al proprio tornaconto. Dietro la paura dell’altro c’è una nostra debolezza di fondo, perché se conoscessimo la nostra storia e la nostra identità l’altro non ci farebbe paura, anzi capiremmo che ci arricchisce. Il lavoro quindi dovrebbe essere quello di armonizzare le differenze e non mettere dall’inizio un muro o un filo spinato».

«Lamezia e il Lametino sono una bellissima realtà»

Infine, un focus sulla realtà della Diocesi. «Lamezia e il Lametino – ha proseguito monsignor Parisi – sono una bellissima realtà, certamente dal punto di vista sociale con emergenti situazioni di sviluppo, ama anche dal punto di vista ecclesiale. Io avevo già percezione di questo e anche prima di diventare vescovo  di Lamezia avevo detto che avevo notato una certa effervescenza del laicato lametino, e questo testimonia una cura nella formazione. Certo la centralità del territorio in Calabria ha favorito per molti versi questa bella emersione del laicato lametino, con una presenza poi di un clero giovane che ha tante potenzialità e vuole esprimerle. Mi sento davvero dentro un contesto che mi fa sentire fortunato».  E infine: «Noi – ha sottolineato monsignor Parisi – abbiamo chiaro un progetto politico, cioè per la polis, per entrare all’interno della città degli uomini, e abbiamo questo progetto con una idea della fede che non è né magica né superstiziosa, ma è una fede incarnata in Gesù Cristo diventato uomo con la forza del Vangelo, una fede che sia animazione di un credente affinché sia un cittadino adulto e un cristiano maturo o viceversa, affinché l’uomo possa esprimersi dentro la storia dell’umanità elevandosi. Dobbiamo fare in modo che l’ultimo non resta ultimo: una politica sociale di questo tipo trova all’interno del Vangelo  tutta la forza ma anche tutto il programma per realizzarsi». (redazione@corrierecal.it)

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