Ultimo aggiornamento alle 22:35
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

la rotta turca

Gli sbarchi fantasma sono stati sottovalutati

Nel 2019, ministro dell’Interno Salvini ed il Viminale invitavano «ad evitare allarmismi sugli arrivi di piccole barche più difficili da individuare»

Pubblicato il: 10/03/2023 – 16:20
di Paride Leporace
Gli sbarchi fantasma sono stati sottovalutati

«Quello che vuole fare questo Governo è cercare gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo», ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni a Cutro in una conferenza stampa molto complessa per il Governo.
Considerato questo imperativo categorico forniamo qualche elemento limitato alla cosiddetta rotta turca che arriva da Est in Italia.
Nel 2022 secondo i dati di Frontex la rotta è stata affrontata da 28.823 persone. Sono profughi che fuggono da guerre: Siria, Afghanistan, Iraq, Eritrea. Sarà molto difficile attuare le tecniche di comunicazione annunciate dal Governo in stati devastati dai conflitti. Gli sbarchi fantasma sono stati molto sottovalutati.
Nel 2019, ministro dell’Interno Salvini, il Viminale all’Ansa e ai giornali invitava «ad evitare qualsiasi allarmismo» proprio in merito ai cosiddetti «sbarchi fantasma», gli arrivi cioè via mare attraverso piccole barche più difficili da individuare. Secondo le stesse fonti del Viminale, i rintracci a terra in prossimità di uno sbarco sono stati 5.371 nel 2017, 3.668 nel 2018 e si sono ridotti a 737 nel 2019. «Numeri che – aveva sottolineato ancora il Ministero – mostrano l’evidente riduzione del fenomeno grazie alla politica dei ‘porti chiusi’, che ha ridotto sensibilmente gli arrivi e per effetto dei controlli mirati da parte delle forze di polizia disposti dai prefetti delle zone interessate». Non proprio un’analisi azzeccata.

Il tragitto che hanno percorso i migranti finiti sulle spiagge a Cutro


Comunque per la grande caccia ai trafficanti di uomini e donne, segnaliamo, il quartiere di Aksaray ad Istanbul, raccontato da diversi giornalisti d’inchiesta e poco frequentato dalla polizia turca e internazionale. È un quartiere fondato da migranti, moderno e con molti alberghi. Siamo nella zona europea, qui si sono sistemati molti profughi siriani. I nuovi migranti della disperazione arrivano e vengono avvicinati dagli intermediari. Dopo le trattative, vengono portati nei porti per essere imbarcati su barchini e natanti. Una grande stazione di polizia a due chilometri dai principali luoghi di compravendita non impensierisce nessuno. I soldi vengono versati in diverse compagnie di assicurazione o di servizi della zona. I migranti di solito vengono caricati in dei bus nella notte. Fin dal 2016 spesso le persone venivano portati a Smirne, spesso i passeggeri vengono parcheggiati in dei boschi in attesa della partenza. Anche il quartiere di Basmane a Smirne è un luogo di reclutamento di partenze. Gli scafisti in passato erano spesso ucraini e georgiani, disertori dei loro eserciti e assoldati dalle organizzazioni criminali. Oggi la guerra ha ridotto il turn over.
L’agenzia del crimine raccoglie clienti anche su “Facebook” con annunci spia che dovrebbero essere monitorati da servizi e polizia postale.
Facciamo notare che già nel 2014 la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere del Dipartimento della Pubblica Sicurezza aveva segnalato il problema richiedendo collaborazione alla polizia turca. Segnalazione rimasta ignorata. E’ accertata anche una richiesta di rogatoria internazionale inviata da magistrati calabresi che ad oggi risulta non considerata.

Il ministro dell’Interno Piantedosi con il suo omologo turco Soylu

Nel mese di gennaio il ministro Piantedosi ha incontrato il suo omologo turco e nessuna comunicazione ufficiale è stata diramata, tranne il fatto che dei funzionari turchi dovevano venire in Italia per contribuire ad arginare il fenomeno.
Segnaliamo anche che nel 2018 è stato chiuso il “Gicic”, il Gruppo Interforze di contrasto all’immigrazione clandestina, un team unico in Italia creato nel 2006 dalla Procura della Repubblica di Siracusa e composto da 4 magistrati e 6 professionisti di Polizia, Marina militare, Guardia di finanza, Forestale, Carabinieri. Era questo un nucleo che operava anche oltre i confini collaborando con l’Interpol e i suoi numeri ne danno l’importanza: gestione di 1.084 sbarchi, assistenza e raccolta dati di 128.569 migranti, sequestro di 219 imbarcazioni, arresto di 1.051 persone.


In tempi lontani la magistratura ha anche piazzato qualche buon colpo investigativo. Nel 2009 la Squadra mobile di Venezia sgominò un’organizzazione turca e tracciò questo identikit nei suoi atti: «…le cellule hanno gli stessi referenti all’estero, si servono dei medesimi autisti… gli indagati si conoscono tra loro o sanno, comunque, l’uno dell’esistenza dell’altro e della comune attività, le notizie circolano tra loro, sono pronti ove necessario a prestarsi reciproco aiuto… molti degli indagati collaborano con tutti i gruppi operativi in Italia».
Ma c’è la questione anche dei soldi. Tanti. È risaputo che nella zona turca di Cipro operano una quarantina di banche offshore che molti analisti ritengono gestiti dalla mafia turca. Seguire i soldi sporchi funzionerebbe meglio di improbabili campagne di comunicazione.
La grande caccia ai mercanti di uomini, più che in tutto il globo va concentrata nella Turchia di Erdogan. (redazione@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x