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la tragedia di cutro

La drammatica testimonianza: «Gli scafisti ci hanno impedito di chiamare i soccorsi»

I verbali dei migranti sopravvissuti al naufragio. Agli inquirenti raccontano: non ci dicevano perché non raggiungevamo la costa

Pubblicato il: 12/03/2023 – 21:08
La drammatica testimonianza: «Gli scafisti ci hanno impedito di chiamare i soccorsi»

CROTONE «Appena giunta vicino alla spiaggia italiana, nel tardo pomeriggio del 25 febbraio, uno scafista turco ci ha detto che eravamo giunti in Italia e che potevamo salire sopra coperta per pochi minuti. Abbiamo fatto pure un piccolo video inneggiando alla fine del viaggio anche se non riuscivamo a vedere la costa. Nonostante ciò l’imbarcazione spegneva il motore senza pertanto navigare verso costa. In quel momento» uno dei due scafisti «faceva dei video con il proprio telefono cellulare inneggiando a un trafficante asserendo che i suoi migranti erano giunti in Italia». Inizia così . scrive l’Adnkronos – il racconto di una superstite del naufragio di Cutro dello scorso 26 febbraio, ascoltata lo scorso primo marzo dagli investigatori che indagano sulla tragedia, coordinati dalla Procura di Crotone. I superstiti sono stati sentiti lo scorso primo marzo. «Avete chiesto perché l’imbarcazione non raggiungeva la costa? », chiede l’inquirente alla donna. Risposta: «Lo abbiamo chiesto ma questi non rispondevano. Intanto il mare diveniva sempre più agitato e uno degli scafisti turchi ci mostrava una mappa sul cellulare cercando di tranquillizzarci e dicendoci che eravamo ormai vicini all’Italia». «Nonostante ciò noi migranti ci stavamo un po’ agitando perché non comprendevamo il motivo per cui si stava esitando a raggiungere la costa – prosegue la superstite – Peraltro noi non potevamo nemmeno telefonare ai soccorsi perché i membri dell’equipaggio erano dotati di un sistema elettronico che bloccava le linee telefoniche. Gli scafisti invece erano dotati di una ricetrasmittente satellitare ma non chiamavano i soccorsi, peraltro gli scafisti avevano anche invertito la rotta allontanandosi». In questa fase gli scafisti «scendevano sottocoperta a dirci di non denunciarli alla Polizia in caso di controllo ma di riferire che erano migranti come noi». E infine – riferisce ancora l’Adnkronos – il racconto di un altro superstite. «Dopo 5 giorni di navigazione sapevamo di essere in prossimità delle coste italiane, quando ho sentito un forte rumore e da una falla nello scafo, abbiamo cominciato a imbarcare acqua. Il livello dell’acqua sottocoperta è salito molto rapidamente generando il caos a bordo. Ho visto i membri dell’equipaggio vicino intenti a contattare telefonicamente qualcuno».

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