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«La crisi demografica si vince con le donne»

La parità di genere e il lavoro femminile in Italia sono da sempre temi molto discussi, continuamente presenti nelle agende dei vari governi, ma mai pienamente affrontati. Eppure secondo l’ultimo …

Pubblicato il: 24/05/2023 – 11:04
di Domenico Lo Duca
«La crisi demografica si vince con le donne»

La parità di genere e il lavoro femminile in Italia sono da sempre temi molto discussi, continuamente presenti nelle agende dei vari governi, ma mai pienamente affrontati. Eppure secondo l’ultimo rapporto Censis, le donne che vivono in Italia sono quasi 31 milioni, e rappresentano il 51,3% della popolazione. Tra queste 4 milioni e 698 mila sono minori (il 15,2% del totale) e 7 milioni e 788 mila sono longeve con più di 65 anni (il 25,1%): queste ultime sono in forte crescita negli ultimi anni.
Una popolazione che invecchia, che non ha ricambio e che risulta fortemente squilibrata in termini di diritti rispetto alla popolazione maschile.
Uno degli ambiti in cui sono stati fatti maggiori passi avanti, annullando le differenze di genere è quello dell’istruzione; oggi le giovani donne studiano più degli uomini (il 57,1% dei laureati e il 55,4% degli iscritti a un percorso universitario nell’ultimo anno è donna), e con performance migliori: il 53,1% si laurea in corso, contro il 48,2% degli uomini; e  il voto medio alla laurea è 103,7 per le donne e 101,9 per gli uomini. Le donne sono in maggioranza anche negli studi post laurea: degli oltre 115.000 studenti che nell’a.a. 2017/2018 erano iscritti ad un dottorato di ricerca, un corso di specializzazione o un master, il 59,3% era una donna (tab. 1).
Eppure tutto questo non basta per avere una posizione di parità sul mercato del lavoro: infatti, le donne che lavorano sono meno degli uomini e, soprattutto, difficilmente ricoprono incarichi di responsabilità. Si tratta di fenomeni che sono comuni anche agli altri paesi europei, ma che vedono l’Italia in una condizione di ancora maggiore ritardo.
Di questo si è discusso all’annuale forum di Terziario Donna Confcommercio dal “Economia e Lavoro: progetti ed azioni per le imprese e la società”, nel corso del quale è stato presentato un report dell’Ufficio Studi Confcommercio sull’occupazione femminile che mostra un quadro non del tutto confortante.
Secondo l’analisi infatti, l’Italia è in piena crisi demografica. Le donne non fanno figli, a differenza degli altri paesi europei, dove sono più numerose le donne che lavorano. Più lavoro, più welfare, più strumenti di conciliazione lavoro-famiglia, più figli: ad esempio Paesi come Danimarca, Svezia e Islanda hanno un indice di fertilità all’1,7% rispetto all’1,2 dell’Italia e hanno il 77% di tasso partecipazione al lavoro. Spostare il tasso di partecipazione femminile dal nostro 49% al 60% della media europea o al 65% della Germania non garantirebbe di avere mediamente più figli per donna, ma aprirebbe sicuramente una possibilità.

Infatti, qualora crescesse il tasso di occupazione, se lo stesso non fosse affiancato da adeguate politiche di supporto alle madri lavoratrici come ad esempio apertura di asili nido, incremento delle ore di congedo e permesso, smartworking ecc. la situazione non migliorerebbe. Ritornando allo studio, tra i settori in cui potrebbe auspicarsi una crescita dell’occupazione femminile è il terziario di mercato: su 100 donne che lavorano alle dipendenze a tempo indeterminato 75 sono infatti occupate in questo settore, così vitale da essere anche palestra per eccellenza dell’autoimprenditorialità. Il terziario è donna perché su 100 occupati dipendenti nei servizi 51 sono donne, mentre su 100 occupati dipendenti nell’industria e nelle banche solo 27 sono donne, e poi si lavora prevalentemente a tempo indeterminato: su 100 donne dipendenti nel terziario di mercato, oltre 65 hanno un contratto a tempo indeterminato.

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