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«Non c’è accoglienza senza lo Stato e la società». Il monito di don Giacomo Panizza all’anteprima di Trame – VIDEO

Il fondatore della Comunità Progetto Sud: «In tutto il caporalato c’è l’impronta della ‘ndrangheta». E poi la testimonianza di Hafsa Abdulahi

Pubblicato il: 21/06/2023 – 15:20
di Giorgio Curcio
«Non c’è accoglienza senza lo Stato e la società». Il monito di don Giacomo Panizza all’anteprima di Trame – VIDEO

LAMEZIA TERME Una coincidenza temporale che è un segno già scritto. Una traccia accennata che è diventato un percorso da seguire perché l’attenzione non sia solo retorica di passaggio, ma l’occasione per andare oltre e scavare affondo. Già perché l’anteprima della dodicesima edizione di Trame, a Lamezia Terme, è coincisa con la giornata mondiale del rifugiato. Ed è proprio il Mediterraneo il filo conduttore di tutta la kermesse tra contraddizioni e tragedie o, come recita il claim di quest’anno, un crocevia di mafie, migrazioni e sogni. Temi che saranno sviluppati nei prossimi giorni grazie agli eventi che, anche quest’anno, vedranno la presenza variegata e multiforme di personaggi, scrittori, magistrati e artisti. Nel corso dell’anteprima è stata inaugurata anche una mostra fotografica dedicata a Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a cura della Camera dei Deputati.  

L’emergenza migranti

Ma intanto, anche alla luce delle due immani tragedie a Cutro e a largo della Grecia, è il tema dei migranti e l’emergenza umanitaria del Mediterraneo a focalizzare l’attenzione anche attraverso la testimonianza di Hafsa Abdulahi e don Giacomo Panizza, fondatore di quella Comunità Progetto Sud che, a Lamezia e in Calabria, è esempio di accoglienza e integrazione da decenni.  «Noi – spiega ai microfoni del Corriere della Calabria don Giacomo Panizza – da anni diciamo che i nostri che ci arrivano, specialmente le donne che vengono messe sulla strada, ci parlavano delle “maman”, ci parlavano del gruppo e abbiamo capito che specialmente i nigeriani sono gruppi mafiosi, non è solo la mafia italiana in giro per il mondo ci sono anche i cinesi, ci sono anche i russi e anche dall’Africa. Approfondire i temi delle mafie sta benissimo, ma non perché è la giornata ma perché sono operazioni organizzate non da gruppi soltanto criminali, ma anche mafiosi perché li ricattano, li uccidono, perché gli uccidono i parenti se non pagano, proprio come fanno i mafiosi».  

Il silenzio della politica

Da don Panizza dure critiche alle pratiche degli ultimi governi, con particolare riferimento ai decreti dell’ex ministro dell’Interno Salvini. «L’accoglienza dev’essere viva, dev’essere fatta contro i mafiosi e contro chi sfrutta gli stranieri e poi bisogna fare accoglienza alle vittime e la devono fare gli Stati, e sarebbe ora, ma anche la società altrimenti si rischia di fare l’accoglienza agli addetti ai lavori. Il mio gruppo certamente fa accoglienza, ma non si può accoglierli a prescindere dallo Stato e dalla società perché anni fa quando Salvini, per esempio, ha chiamato accoglienza tagliare la scuola, tagliare lo sport e la socializzazione dando loro solo da mangiare e da dormire, io mi sono rifiutato, mi hanno dato una multa da 7mila euro perché avevo partecipato ad un bando e avevo vinto. Io ho aiutato lo stesso quelli che avevo accolto ma non senza uno Stato che mi dice di accogliergli come si fa con i gattini e i cagnolini, queste sono persone perciò li abbiamo aiutati gratis facendo accoglienza davvero». Poi l’affondo di don Giacomo: «Uno Stato che non aiuta le persone che hanno bisogno perché ricattate da mafie non italiane, non si può accettare. E non si può non dare retta a chi lavora dentro questo mondo». Perché secondo Panizza l’accoglienza «va fatta per davvero e non sulla carta e facendo finta di intitolare progetti di accoglienza dello Stato che poi accoglienza non sono».   

Gli affari delle mafie

«La mafia in Italia non c’entra più di tanto ma tollera quello avviene nella Piana di Sibari e in quella di Lamezia perché – spiega ancora don Giacomo Panizza – in tutto il caporalato c’è l’impronta della ‘ndrangheta, così come nella Piana di Gioia Tauro. C’è un aspetto tutto mafioso che non è solo mafioso perché c’entrano anche i mercati, le grandi distribuzioni perché sono loro che fanno i prezzi, non i proprietari dei terreni, anche loro costretti, spesso, a sfruttare e pagare poco i lavoratori, andando a braccetto nel lavoro nero con chi compra a basso prezzo. Parlo ovviamente dell’agricoltura, ma anche dell’edilizia. Allora lo Stato deve intervenire». (g.curcio@corrierecal.it)

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