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l’intervista

De Magistris: «Quando si toccano i rapporti tra istituzioni, servizi e magistratura ce sta’ n’ata giustizia»

L’ex pm a Trame. «La mafia è ovunque e usa la legalità formale. Abuso d’ufficio cancellato? Gioisce anche il centrosinistra»

Pubblicato il: 22/06/2023 – 22:03
De Magistris: «Quando si toccano i rapporti tra istituzioni, servizi e magistratura ce sta’ n’ata giustizia»

LAMEZIA TERME «Le forme più insidiose di contrasto alla giustizia sono venute da pezzi delle istituzioni che usano la legalità formale per colpire chi non si adegua». Luigi de Magistris, dal palco di Trame, disegna un pericolo in due tappe. La prima racconta gli attacchi del sistema a chi non si allinea. La seconda spiega chi finisce per popolare quel sistema, perché – racconta nell’intervista al giornalista Rocco Vazzana – «le mafie si sono mimetizzate, stanno ovunque e utilizzano legalità formale. E chi si mette fuori dal sistema paga un prezzo alto». 
Terzo step, un riferimento alla sua storia di pm a Catanzaro: «Finché le inchieste sono su mafiosi e narcotrafficanti va tutto bene, come vai a toccare il sistema che riguarda i rapporti tra apparati dello Stato, servizi e magistratura, ce sta’ n’ata giustizia, ci sta un altro Foro. Purtroppo in Italia la legge non è uguale per tutti. Ma questo non significa che ci si deve scoraggiare, le cose possono cambiare». 

La riforma renderà difficile indagare i sistemi criminali

L’ex pm della Procura di Catanzaro e sindaco di Napoli si concentra poi, stimolato dalle domande, sulla riforma della giustizia. «Filo conduttore della riforma che è appena iniziata renderà molto più difficile indagare il sistema criminale che si è insinuato nel cuore dell’economia, della politica, della finanza». L’esempio dell’arresto dell’assessore regionale della Calabria Marcello Minenna per fatti legati al suo ruolo di ex dg dell’Agenzia delle Dogane offre lo spunto per ricordare che «in questo caso sono state fondamentali le intercettazioni, se le colpisci è bene che si sappia che una serie di reati non verranno perseguiti». Il parere di de Magistris sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio è «quello di un laico, perché sono stato un magistrato e anche sindaco. Ma una cosa deve essere chiara: tutti i procedimenti di corruzione, concussione e peculato nascono da indagini di abuso d’ufficio patrimoniale. Se lo si elimina si dice che il 90% di indagini per concussione, corruzione e peculato non si faranno più». Anche perché in questo clima sono «sempre meno i magistrati che hanno voglia di andare fino in fondo. Molti pensano alla carriera e alle correnti. Nel mio primo giorno di lavoro da magistrato a Napoli un avvocato mi si avvicinò e mi chiese “Dotto’, lei a chi appartiene?”. Gli risposti “Mia madre si chiama Marzia, non appartengo a nessuno, solo alla mia terra”. Il messaggio era chiaro, se non hai qualcuno che ti governa non conti, ti vogliono mettere il guinzaglio».

«Abuso d’ufficio abolito? Anche nel centrosinistra si stapperanno bottiglie»

Poi de Magistris aggiunge che «l’abuso d’ufficio non patrimoniale va rivisto, non ci sono condanne». È vero che «molti colleghi sindaci vivono con la paura. C’è il terrore della Corte dei conti, della Procura: lo capisco e do un dato, io mi sono dovuto difendere in 100 procedimenti penali, disciplinari, civili, per fare il mio lavoro. Ma non ho avuto paura, altrimenti il sindaco non l’avrei fatto». E comunque l’atteggiamento sull’abolizione del reato è bipartisan, «se aboliranno l’abuso d’ufficio si stapperanno parecchie bottiglie anche nel centrosinistra». La paura è naturale e dipende anche da una questione culturale: «Bisogna finirla con l’idea che l’informazione di garanzia non è una condanna. Deve cambiare la mentalità, dobbiamo cambiare cultura». Ma, aggiunge, «questa forse è una battaglia persa». 

Le condanne per corruzione in Calabria

A proposito di battaglie (forse) perse, de Magistris ricorda un altro aneddoto catanzarese. «Quando arrivai in Calabria – racconta – chiesi subito quante fossero state le condanne per corruzione di esponenti della classe dirigente. Parlo di molti anni fa, credo che oggi le cose siano cambiate, ma la risposta fu: cinque. Capii subito che o c’era la classe dirigente più onesta d’Europa o c’era qualcosa che non andava. Andate a fare un giro nelle carceri e guardate chi c’è…». (redazione@corrierecal.it)

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