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Il contrasto nella Confederazione di ‘ndrangheta cosentina tra Di Puppo, D’Ambrosio e Porcaro

Il pentito ricorda una riunione, con Adolfo D’Ambrosio «preso a schiaffi» perché non convinto della gestione degli affari dei clan

Pubblicato il: 29/06/2023 – 7:58
Il contrasto nella Confederazione di ‘ndrangheta cosentina tra Di Puppo, D’Ambrosio e Porcaro

COSENZA La decisione del ministero dell’Interno di sciogliere il Comune di Rende per la presenza ravvisata di infiltrazioni di carattere mafioso, ha riacceso i riflettori sull’ombra del “gruppo D’Ambrosio” nel municipio rendese. Nell’inchiesta “Reset” è documentato il tentativo della “famiglia” di assicurarsi la gestione del bar nel Palazzetto dello Sport di Rende: i membri del clan parlano di incontri con il sindaco sospeso Marcello Manna per definire la questione. Il nome di Adolfo D’Ambrosio (detenuto al 41 bis), appartenente all’organizzazione criminale cosentina nella quale, anche a seguito di precedenti trascorsi giudiziari e lo hanno coinvolto, ricopre una posizione di vertice viene pronunciato dal pentito Roberto Porcaro. E’ il collaboratore di giustizia, in un verbale datato 30 maggio 2023, a raccontare ai magistrati antimafia dettagli sulla figura dell’uomo che con il suo gruppo avrebbe il controllo di Rende e Cosenza. «Gode infatti di grande autonomia decisionale nell’intraprendere attività illecite per conto dell’associazione, in particolare estorsione, usura e traffico di stupefacenti».

La riunione e i chiarimenti

A Rende però D’Ambrosio opererebbe direttamente con Michele Di Puppo, mantenendo tuttavia l’autonomia organizzativa nel medesimo territorio. Secondo Porcaro, Michele Di Puppo e Adolfo D’Ambrosio sono «soggetti di pari esperienza e serietà criminale, ma Michele Di Puppo ha maggiore carisma e maggiore autorità decisionale». Il pentito cita una riunione. «Ho partecipato anch’io, tenutasi a Santa Rosa di Rende, dopo qualche mese della scarcerazione di D’Ambrosio, nella quale si è posto fine ad alcune incomprensioni proprio con il suo gruppo. Michele Di Puppo aveva saputo che Adolfo D’Ambrosio cominciava a parlare male dello stesso Di Puppo, di me e di Francesco Patitucci in ordine alla gestione degli affari dell’associazione». Le chiacchiere non piacciono ai membri di vertice di alcuni clan confederati e così Di Puppo, tramite Renato Piromallo, convoca tutti e chiede chiarimenti. «La situazione si è conclusa con Michele Di Puppo che ha redarguito D’Ambrosio con due schiaffi; anch’io gli ho sferrato due schiaffi perché parlava male anche di me e di Patitucci. Questo contrasto interno all’associazione si è così ricomposto e le attività illecite sono proseguite normalmente».

L’avvicinamento a Renato Piromallo

Quanto accaduto ha evidentemente turbato Adolfo D’Ambrosio, che – come ammette Porcaro – «negli ultimi tempi ha stretto maggiormente rapporti con Renato Piromallo». Prima del suo ultimo arresto, infatti, D’Ambrosio «era il referente cosentino per la zona Silana, dopo l’arresto questa referenza criminale di questa zona è stata assunta da Renato Piromallo. (f.b.)

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