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l’inchiesta

I rapporti di Devona, «capo struttura con le palle». La Dda: «A Oliverio disse di essere intoccabile grazie agli “zii”»

La Dda di Catanzaro ricostruisce parentele con presunti membri della cosca Megna per il segretario particolare dell’ex governatore. I legami con il “tedesco” Salvatore Aracri e il ritorno di “Europ…

Pubblicato il: 12/07/2023 – 6:55
di Pablo Petrasso
I rapporti di Devona, «capo struttura con le palle». La Dda: «A Oliverio disse di essere intoccabile grazie agli “zii”»

CROTONE «Presidente, se vi serve un capo struttura con le palle e soprattutto di fiducia c’è la mia disponibilità a ricoprire questo impegnativo incarico. Naturalmente Le presenterò in mano le mie dimissioni in bianco al momento della firma del contratto… mettimi alla prova». Giancarlo Devona chiude il messaggio con due emoticon sorridenti. Si propone così all’allora governatore Mario Oliverio il 21 febbraio 2017. Difficile essere più espliciti. Il progetto andrà a buon fine dopo sette mesi e Devona entrerà alla Regione dalla porta principale e in uno degli uffici più ambiti dalla politica. Segretario particolare di Oliverio, lui che avrebbe voluto diventare consigliere regionale prima e membro dell’assemblea regionale del Pd poi. Due ambizioni frustrate che hanno reso turbolento, in una certa fase, il rapporto con il governatore e con il suo più importante consigliere, l’ex vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo.
Devona non le manda a dire. A Oliverio – dopo la delusione patita per l’assemblea – scrive: «Nemmeno per ‘ste minchiate vado bene… per fare il consigliere regionale non andavo bene, per fare altre cose nell’amministrazione regionale non andavo bene, per fare il tuo capostruttura non vado bene e ora nemmeno per una minchiata di delegato assemblea nazionale vado bene… ma… o sono ca##one o sono troppo sperto… unica motivazione che trovo… ringrazia Nicola (Adamo, ndr) e digli che quando lui e altri andavano a legna, io ero al camino che mi riscaldavo… grazie». Di sfoghi come questo sono piene le carriere politiche e le segreterie dei partiti. Oliverio ne avrà visti a centinaia e infatti non si scompone. Piuttosto, sdrammatizza: «Gianca’, ti sei bevuto un bicchiere di rum?»

«Mi sono sempre fatto la battaglia contro i Pedace e contro la ‘ndrangheta»

I rapporti di Devona con i suoi referenti politici continuano ad avere alti e bassi. Anche in occasione delle primarie del Pd l’aspirante segretario particolare manifesta «la sua insoddisfazione per il comportamento di Oliverio e Adamo». Il problema è l’apertura di un seggio a Papanice, sua frazione di appartenenza, fatto che lo esporrebbe «a contatti pregiudizievoli con appartenenti alla criminalità organizzata». «Fate il seggio a Papanice – spiega il dem crotonese – poi va a votare la ‘ndrangheta e se la prendono con me…». Devona continua: «Mi sono sempre fatto la battaglia contro i Pedace (Pantaleone detto Leo e il fratello Enrico, ndr) e contro la ‘ndrangheta, che mi venivano a votare sempre contro, io votavo Oliverio e quelli votavano Callipo, io votavo quello e quelli votavano contro di te…». 

«Disse a Oliverio che non poteva essere toccato»

In un’altra telefonata il cui contenuto viene sintetizzato nella richiesta di misure cautelari firmata dai magistrati della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio e Paolo Sirleo, Devona si sarebbe rivolto al presidente Oliverio e lo avrebbe reso «edotto dei suoi legami con ambienti mafiosi». Avrebbe, in particolare, affermato – nel colloquio che l’accusa ha intercettato alle 23,55 del 2 settembre 2017 – «che lui non può essere toccato, grazie alla parentela riferibile» due “zii” che non risultano tra gli indagati nell’inchiesta Glicine-Acheronte. Per capire a cosa faccia riferimento l’atto bisogna spostarsi in un’altra sezione del documento giudiziario, quella che descrive la figura di Giancarlo Devona. Architetto con la passione per la politica, ha esperienze «dal giugno 2006 all’agosto 2015 nella Provincia e nel Comune di Crotone». Nel mese di agosto 2015 diventa assessore ai Lavori pubblici al Comune di Crotone. Qualche mese prima, novembre 2014, Devona partecipa alle Regionali nella lista “Oliverio presidente” nella circoscrizione Centro: ottiene 3.106 preferenze. Un buon risultato che non vale l’elezione anche se l’onda di centrosinistra porterà Oliverio in Cittadella. Qualche tempo dopo entrerà nella schiera dei portaborse, classico “limbo” per il personale dei partiti calabresi. La scalata si conclude il 28 settembre 2017 con la nomina a “segretario particolare” del presidente della giunta regionale.
È il punto di atterraggio della parabola iniziata sette mesi prima con Devona che si offre come capo struttura «con le palle». Dalla nuova postazione – riportano i magistrati della Dda – il politico crotonese cura rapporti con i sindaci del territorio: «Sarebbe stato delegato/designato dal presidente Oliverio per i contatti, le richieste di chiarimento e i suggerimenti necessari alla gestione delle pratiche dei Comuni» interessati a contributi economici. Devona avrebbe poi mediato per progetti imprenditoriali di interesse di alcuni imprenditori del Crotonese, uno dei quali, Giuseppe Clarà, è stato prima arrestato e poi condannato in primo grado a 12 anni di reclusione nel procedimento “Stige”. 

Il linciaggio evitato «grazie ai parenti»

È su uno dei due “zii” che Devona avrebbe citato nella conversazione con Oliverio che si concentrano i magistrati. Ne riferiscono le parentele e sottolineano che «da informazioni di polizia risulterebbe affiliato alla cosca Megna». Lo stretto collaboratore dell’ex presidente avrebbe avuto contatti con altre persone che risulterebbero «affiliate» alla cosca. Il 10 maggio 2017 – dunque prima dell’assegnazione dell’incarico – Devona, in una conversazione, farebbe «allusione alla discarica di Scandale e al fatto che avrebbe evitato un linciaggio grazie ai parenti». In un altro dialogo intercettato nel mese di giugno 2017, l’esponente dem e suo cugino «parlano dei loro zii e di quanto siano potenti e pieni di soldi». Il cugino, in particolare, afferma «di non aver capito prima dei livelli di ricchezza» di uno dei due zii che, «in apparenza conduce una vita misera». Spiccano, nel dialogo, i paragoni con Riina e Provenzano riguardo alla conduzione di «una vita misera» e allusioni «alla famiglia Russelli, contrapposta ai Megna». 

Il ritorno di Europaradiso (e di Salvatore Aracri)

Non sono gli unici rapporti intrattenuti da Devona a finire negli atti giudiziari. Tra i suoi contatti, infatti, gli investigatori considerano «rilevante» quello «col “papaniciaro” Salvatore Aracri, che Enzo Sculco, Flora Sculco e Ugo Pugliese (non indagato) avevano incontrato, nel corso del mese di gennaio 2017 per una iniziativa imprenditoriale già al centro di pesanti polemiche e indagini». Salvatore Aracri, anch’egli coinvolto nell’inchiesta della Procura antimafia, è considerato dagli investigatori una delle colonne della cosca in Germania. Suo fratello, Francesco Aracri, arrestato in “Glicine-Acheronte”, è definito dalla stampa tedesca – seppure mai raggiunto da una condanna definitiva per mafia – il “Padrino di Muenster”. A Crotone Salvatore Aracri ha una (vecchia) ossessione: la realizzazione di Europaradiso, mega città turistica pensata alle porte del capoluogo. Anni fa si candidò al consiglio comunale evocando il progetto con un “Turo for tourism” stampato sui volantini. L’idea del resort ritorna nelle carte dell’indagine antimafia; questa volta, però, sarebbe un architetto tedesco a compulsare “Turo”. Che, a sua volta, avrebbe premuto «per un incontro con figure politiche del territorio. Tra queste anche Giancarlo Devona che, con Aracri, avrebbe discusso delle date utili dell’appuntamento. Aracri, in particolare, «reputava il progetto “Europaradiso” come un’opera “incompiuta” per la quale aveva speso tanto tempo e pertanto era suo intento trarre beneficio economico anche se a distanza di qualche anno». Anche questa volta non se ne farà nulla. L’appuntamento programmato salta perché «Sculco e il sindaco avevano programmato un viaggio in Romania».  E dalle confidenze di Devona si ricava il suo fastidio per il coinvolgimento di Aracri nell’affare. La sua «preoccupazione», sintetizzano gli inquirenti, «stava nel fatto che si era inserito nel progetto nuovamente Salvatore Aracri», il quale sarebbe stato «invitato a mettersi da parte perché ovunque si era messo aveva fatto sempre danni, perché nel silenzio completo tutto andava a termine mentre lui creava confusione». (p.petrasso@corrierecal.it)

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