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Cybercrime

Truffe online da Crotone, Rolex, Tesla e immobili sequestrati: così la rete clonava aziende e raggirava vittime in tutta Italia – VIDEO E NOMI

Dieci misure cautelari. Secondo l’accusa, annunci fantasma su marketplace e siti specializzati per beni mai consegnati: tra le vittime anche anziani, persone con disabilità e onlus

Pubblicato il: 12/05/2026 – 11:17
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Truffe online da Crotone, Rolex, Tesla e immobili sequestrati: così la rete clonava aziende e raggirava vittime in tutta Italia – VIDEO E NOMI

CROTONE I carabinieri del Comando provinciale di Crotone hanno eseguito 10 misure cautelari personali, emesse dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di altrettante persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe online, truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e sostituzione di persona.

I nomi

Il gip ha disposto il carcere per cinque persone: Armando Covelli, Luca Caporali, Salvatore Lombardo, Carmelo Iembo e Daniele Pugliese. Per Francesco Tallarico, Domenico Scolieri, Marcello RupertiPierdomenico Rizzuto e Marco Liguori è stato disposto l’obbligo di presentazione ai Carabinieri.

I sequestri

Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo, in via diretta e, ove necessario, per equivalente, di denaro, rapporti finanziari e altri beni ritenuti riconducibili ai proventi illeciti o al loro reimpiego. Il sequestro ha riguardato, in particolare, conti correnti, carte di pagamento, depositi bancari, somme già giacenti e quelle che dovessero successivamente affluire, fino alla concorrenza degli importi indicati, oltre alle quote sociali di una società operante nel settore della rivendita di elettrodomestici tramite piattaforme e-commerce. Tra i beni sottoposti a sequestro figurano anche orologi di lusso Rolex – tra cui modelli Datejust, Submariner, Air-King, Daytona e Yacht-Master -, alcune opere d’arte e diverse autovetture, tra cui una Tesla Model Y, una Land Rover Range Rover Evoque, due Fiat 500X, un’Alfa Romeo Stelvio e una Fiat Tipo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si tratterebbe di beni risultati nella disponibilità degli indagati anche quando formalmente intestati a terzi. Gli accertamenti patrimoniali avrebbero inoltre evidenziato una sproporzione tra il patrimonio nella disponibilità di alcuni indagati e la loro condizione reddituale, risultando taluni formalmente nullatenenti o percettori del reddito di inclusione. Il provvedimento contempla anche il sequestro di cinque immobili.

L’indagine

L’attività investigativa, condotta anche attraverso tecniche di cyber-patrolling, ha consentito di ricostruire un meccanismo criminoso articolato e seriale, basato sulla pubblicazione di annunci fittizi di vendita su piattaforme internet, marketplace e siti specializzati. Gli annunci riguardavano, di volta in volta, trattori agricoli, mini-escavatori, piscine, pellet, ciclomotori, minicar elettriche e altri beni che, in realtà, secondo l’accusa, non sarebbero mai stati nella disponibilità degli inserzionisti. Le vittime, indotte in errore attraverso artifizi e raggiri, venivano convinte a effettuare pagamenti tramite bonifici su conti correnti o carte intestati a terzi, ma nella effettiva disponibilità degli indagati o di soggetti utilizzati come prestanome o “money mule”.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le associazioni individuate avrebbero operato attraverso strutture organizzative articolate, con ruoli definiti e competenze specializzate. Alcuni soggetti sarebbero stati incaricati della creazione degli annunci fraudolenti, dei siti web e delle pagine sui marketplace; altri avrebbero curato le trattative telefoniche o online con le vittime; altri ancora si sarebbero occupati della ricezione, del trasferimento, del frazionamento e dell’occultamento dei proventi illeciti.

Broker, criptovalute e trading online

Gli investigatori hanno rilevato anche il ricorso a competenze tecniche esterne, tra cui programmatori operanti all’estero, broker nel settore delle criptovalute e del trading online, oltre a soggetti in grado di agevolare operazioni di movimentazione, conversione e reimpiego del denaro. Una rete che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe consentito al gruppo di mantenere una struttura flessibile, capace di ampliarsi rapidamente in base alle esigenze operative. Particolarmente rilevante sarebbe stato l’utilizzo fraudolento di denominazioni, dati e identità riferibili a società realmente esistenti e del tutto ignare dei fatti. In alcuni casi sarebbero state clonate aziende legittime, mentre in altri sarebbero state utilizzate società con sede all’estero come copertura per attività di truffa online o autoriciclaggio. Il sistema avrebbe fatto ampio ricorso anche al cosiddetto money muling, attraverso una rete di prestanome ritenuti fidati e reclutati prevalentemente in ambienti della microcriminalità. Le truffe contestate avrebbero interessato l’intero territorio nazionale.

Annunci e aste

Gli annunci facevano spesso leva sulla presunta provenienza dei beni da aste giudiziarie, circostanza utilizzata per giustificare prezzi particolarmente vantaggiosi. In alcuni casi le vittime sarebbero state persone anziane, soggetti fragili, persone con disabilità o organizzazioni onlus, attratte dalla possibilità di acquistare prodotti a condizioni economiche favorevoli. In talune circostanze, gli indagati si sarebbero anche falsamente qualificati come appartenenti alle forze dell’ordine o avrebbero proposto offerte con Iva agevolata al 4 per cento per soggetti titolari dei benefici previsti dalla legge 104, in particolare per l’acquisto di minicar elettriche. Il meccanismo prevedeva generalmente il pagamento anticipato del 50 per cento del prezzo pattuito mediante bonifico su un conto corrente indicato dagli interlocutori, con saldo da versare alla consegna del prodotto. I beni, tuttavia, non venivano mai consegnati. In diversi casi, le vittime sarebbero state successivamente convinte a saldare l’intero importo con la promessa di velocizzare la consegna, subendo così un’ulteriore truffa.
Anche le società realmente esistenti, i cui dati sarebbero stati utilizzati illecitamente negli annunci fraudolenti, avrebbero subito gravi conseguenze, venendo talvolta contattate direttamente dalle persone truffate, ignare della clonazione delle identità aziendali. (redazione@corrierecal.it)

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