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l’udienza

«Sì, Isabella ha detto alla Rota “stai attenta che lo ammazzano”. Ma era un modo di dire» – VIDEO

La testimonianza di Dino Pippo Internò, cugino dell’imputata nel processo Bergamini. Archiviato il suo procedimento per concorso in omicidio

Pubblicato il: 11/09/2023 – 19:19
di Francesco Veltri
«Sì, Isabella ha detto alla Rota “stai attenta che lo ammazzano”. Ma era un modo di dire» – VIDEO

COSENZA L’ultima udienza del processo Bergamini, prima della pausa estiva, si era conclusa con un colpo di scena che aveva colto tutti di sorpresa. Dino Pippo Internò, presente in aula come testimone di giornata, era risultato indagato, insieme alla cugina Isabella Internò, per concorso in omicidio volontario per la morte dell’ex calciatore del Cosenza Denis Bergamini, avvenuta il 18 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico. Il procedimento, però, non era quello per cui si sta celebrando il processo in Corte d’Assise a Cosenza e che vede come unica imputata Isabella Internò, ma un altro, risalente al 2021 e mai archiviato. Un vero e proprio guazzabuglio che in quella circostanza (era precisamente il 5 luglio scorso) aveva costretto la presidente della Corte Paola Lucente a disporre il rinvio dell’eventuale testimonianza dell’uomo, che a quel punto aveva avuto la possibilità di posticipare il tutto per scegliersi un avvocato di fiducia.
Ed eccoci quindi ad oggi, più di due mesi dopo quella giornata surreale. Dino Pippo Internò si è presentato nuovamente in aula: jeans grigio, camicia azzurra e, ancora prima di sedersi sul banco dei testimoni, le sue prime parole rivolte alla Corte: «Io ho trovato l’avvocato (Gianluca Garritano, ndr)». Il pm Luca Primicerio ha però informato la presidente che il procedimento a carico dell’uomo «è stato archiviato» e ha chiesto al contempo che venisse ascoltato come teste “assistito” e non puro. Dopo più di un’ora e due camere di consiglio, la presidente Paola Lucente ha informato che Dino Pippo Internò sarebbe dovuto essere sentito come testimone puro. A nulla sono valsi i reclami degli avvocati Angelo Pugliese e Gianluca Garritano che hanno sostenuto che il procedimento di archiviazione non è definitivo perché non sono state informate le parti offese e il decreto è stato depositato lo scorso 18 agosto (e potrebbe, per legge, essere impugnato entro 30 giorni). Tecnicismi, che hanno fatto slittare l’inizio della testimonianza di Dino Pippo Internò di quasi tre ore.

La testimonianza di Dino Pippo Internò

Ascoltato dunque come teste puro, il cugino di Isabella Internò si è sottoposto per circa quattro ore alle domande di pm e legali di parte, partendo dal suo lavoro (guardia giurata per la ditta “Codis”) che svolge da 26 anni, negli ultimi due con maggiore frequenza persino all’interno del tribunale di Cosenza, fino ad arrivare al suo rapporto con lo zio Franco Internò, padre dell’imputata. «Ho lavorato nella sua ditta come imbianchino per 12 anni – ha detto Dino Pippo –, anche prima, d’estate, quando finivo la scuola (Istituto Agrario, ndr), gli davo una mano. Ho iniziato a lavorare con lui dopo il servizio militare svolto a Cosenza, ma non con un contratto. E oggi me ne pento, perché ho perso i contributi. Mio zio lavorava per persone importanti, come il questore, il prefetto, quasi tutti gli alberghi. Era bravo nel suo lavoro e stava bene economicamente. Anche mio fratello Roberto ha lavorato un po’ con lui». Sul controllo dei carabinieri effettuato il 16 settembre del 2005 in cui Roberto e Dino Pippo Internò vennero individuati insieme ai pregiudicati Francesco Patitucci e Francesco Gentile, il teste ha ammesso di conoscere Patitucci, «anche se lui ha scelto una strada diversa dalla mia. Quel giorno io e mio fratello eravamo in giro e abbiamo incontrato Patitucci e Gentile che erano a bordo di una Bmw. Non è vero, come detto nell’annotazione di Polizia giudiziaria che mio fratello era nella macchina».

Il messaggio di Isabella Internò a Dino Pippo

«Un cuore e un bacino». È il messaggio di whatsapp che Dino Pippo Internò ha rivelato di aver ricevuto stamattina dalla cugina Isabella, a cui lui ha risposto con un altro bacino. «Il motivo è semplice – ha dichiarato –, perché ci siamo trovati insieme in una cosa in cui non c’entriamo». Poi il racconto di quella volta che Isabella portò Denis Bergamini a casa di Dino Pippo per fargli vedere una volpe. «Roba di due minuti, ha visto la volpe e se né andato. Io la tenevo al guinzaglio».

Le intercettazioni con la cugina Catia Internò

Il 15 maggio 2013 Dino Pippo Internò non si presentò a un interrogatorio a Castrovillari per questioni mediche. A quel periodo risalgono alcune intercettazioni telefoniche in cui il teste parla con Catia, la sorella di Isabella. Il 14 maggio dice alla cugina: “Poi a Isa non la sto chiamando perché…poi la vado a trovare domani o stasera”. Due giorni dopo, le chiede se Luciano Conte (marito di Isabella Internò) è lì accanto a lei. Si sente rispondere che è in giro con il cane e lei, invece, è in giro con Isabella. A quel punto Dino Pippo, che in quel momento sta lavorando come vigilante a un supermercato, le chiede se Luciano «può venire qui perché lo vuole salutare pure Roberto (suo fratello, ndr)». Pochi minuti dopo Catia risente telefonicamente il cugino per dirgli: “Pippo, sto venendo». Su questo particolare, il pm Primicerio ha chiesto a Dino Pippo come mai in quell’occasione chiamò Catia e non direttamente Luciano Conte o Isabella Internò. «Chiamavo Catia – ha rivelato – e mi informavo da lei perché siamo stufi di questa situazione. Ne siamo pieni e non vediamo l’ora di metterci una croce sopra». Per poi affermare di non ricordare se poi in quella circostanza ha incontrato Luciano Conte.

La sera della morte di Bergamini

La sera della morte di Denis Bergamini, Dino Pippo Internò si trovava a casa dei genitori. «Era giorno – ha ricordato – e io ero da poco tornato da una partita a calcio nel campetto dove ora c’è il Parco acquatico. Non mi feci subito la doccia e mi fermai a giocare a carte con lo zio Franco (padre di Isabella, ndr), mio fratello Roberto e altri parenti. Poi arrivò la telefonata di Catia che avvisò dell’incidente, c’era ancora luce fuori. Dopodiché zio Franco, mio cognato Roberto D’Ambrosio e zia Concetta partirono per Roseto Capo Spulico. Io a quel punto mi sono fatto la doccia e poi sono andato a casa di Isabella».
Sono state chieste spiegazioni anche su un’altra intercettazione in cui Catia Internò dice a Dino Pippo “si segue la linea”. «Intendeva dire che avrebbe dovuto andare in tv come fa chi la accusa, per raccontare la sua linea», ha dichiarato il testimone.

«Se sanno che mi ha lasciato lo ammazzano»

Al teste sono state poste alcune domande anche sull’incontro avuto in una pasticceria di Rende tra Isabella Internò e Tiziana Rota (moglie del calciatore del Cosenza Maurizio Lucchetti) circa una settimana prima della morte di Bergamini. Tiziana Rota ha dichiarato più volte che in quella circostanza, a pochi passi da loro, c’erano i due cugini di Isabella Internò, Dino Pippo e Roberto, ma ha riconosciuto solo Dino Pippo in una foto. Proprio Isabella le chiese di non parlare di Bergamini in presenza dei cugini, “se sanno che mi ha lasciato – affermò la ragazza – lo ammazzano”. «Sì –, ha detto oggi Dino Pippo – mia cugina avrà detto così per modo di dire, sono cose che si dicono. Ma portatemi la signora Rota perché voglio vedere se mi conosce. Sono sicuro che non mi conosce». L’avvocato di parte civile Fabio Anselmo ha parlato anche di una intercettazione del 2011 in cui Isabella Internò dice al cugino Dino Pippo “la verità la sai, tu c’eri proprio”. Ma prima che Dino Pippo Internò potesse rispondere, la presidente Paola Lucente lo ha bloccato sostenendo che la domanda può nuocere al teste.
Infine qualche battuta sul funerale di Bergamini. «Se sapevo che succedeva tutto questo – ha evidenziato il cugino dell’imputata – io nemmeno da lontano lo vedevo il funerale. Non eravamo lì per proteggere Isabella. Ricordo Padovano vicino alla bara che ha urlato tre volte vigliacco».

Canale e Carbone

Prima di Dino Pippo Internò, sono stati ascoltati brevemente i carabinieri Luigi Canale e Nicola Carbone. Il primo, brigadiere dei carabinieri in servizio al Nucleo operativo di Castrovillari, ha svolto attività investigative sul caso Bergamini. «Ho fatto solo trascrizioni di intercettazioni telefoniche nel 2011», ha detto l’uomo. L’avvocato della difesa Angelo Pugliese ha chiesto al teste di chiarire alcuni stralci di conversazioni telefoniche avute con Luigi De Rosa (ex calciatore del Cosenza) avute con il cellulare di Giuseppe Maremonti. In quei dialoghi risalenti al 2017, Canale parla con De Rosa della riapertura del caso, della presunta «propaganda che vuole farsi il pm Facciolla» e della pressione di Donata Bergamini nei confronti dello stesso pm. «Conosco Maremonti e De Rosa perché mio figlio gioca a calcio. È possibile che abbiamo parlato del caso, ma non ricordo se abbiamo espresso pareri su questo procedimento. Probabilmente abbiamo parlato del caso perché De Rosa all’epoca dei fatti era amico e compagno di Bergamini. In quel periodo io non facevo più indagini, quindi, se quella telefonata c’è stata, avrò espresso una mia opinione senza avere nessun dato in mano».
Nicola Carbone maresciallo capo della caserma dei carabinieri di Cosenza ha partecipato ad alcune attività investigative. «Sono stato impiegato nel 2013 – ha sottolineato – nell’ascolto e trascrizioni di una serie di conversazioni telefoniche. Non ho mai sentito dire dal brigadiere Canale che il caso sia stato riaperto perché Facciolla voleva fare carriera. Che io ricordi non penso di aver parlato con Canale del caso».
La prossima udienza si terrà il 26 settembre, probabilmente con la testimonianza dell’imputata Isabella Internò se deciderà di rispondere alle domande di pm e avvocati.

Anselmo su Dino Pippo Internò

L’avvocato di parte civile Fabio Anselmo, a fine udienza ha puntato l’indice sulla dichiarazione di Dino Pippo Internò che «ha confermato la frase della cugina quando ha incontrato Tiziana Rota».

«Mi aspettavo una deposizione piena di contraddizioni – ha proseguito Anselmo – ma non così. Mi dispiace che sia stata messa in dubbio la professionalità del procuratore Facciolla». Nessuna dichiarazione da parte dell’avvocato della difesa Angelo Pugliese. (redazione@corrierecal.it)

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