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La prevenzione e il “peso” sugli ospedali: il Pd calabrese spinge su sanità e medicina di prossimità

Prima la manifestazione per lo “Jazzolino” di Vibo, poi l’incontro a Lamezia. Amalia Bruni: «Tema disattenzionato per troppi anni»

Pubblicato il: 28/09/2023 – 16:09
di Giorgio Curcio
La prevenzione e il “peso” sugli ospedali: il Pd calabrese spinge su sanità e medicina di prossimità

LAMEZIA TERME Il Pd calabrese continua ad esplorare i meandri della sanità calabrese, dalle emergenze e le criticità, fino alle possibili soluzioni attraverso la chiave di lettura di un confronto continuo, attraverso il coinvolgimento di figure del settore. Riconoscendo da un lato il lavoro svolto finora dal presidente della Regione Calabria – nonché proprio commissario della sanità calabrese – Roberto Occhiuto, dall’altro i tanti ostacoli tuttora da superare, attraverso i consiglieri regionali espressione del Pd calabrese hanno intrapreso una strada complicata, sperando di ottenere risultati tangibili.   

Gli incontri

Le ultime ore sono state particolarmente proficue, prima con la manifestazione per l’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia con in prima fila il consigliere Raffaele Mammoliti, poi con l’incontro organizzato in un noto hotel del lametino. Una iniziativa incentrata in particolare sulla “medicina di prossimità”. L’intenzione – manifestata al Corriere della Calabria da Amalia Bruni, è quella di approfondire, anche con tecnici, entrare nel merito delle situazioni per arrivare a delle proposte. «Questo – ci ha spiegato proprio Amalia Bruni – per dire che è un tema che è stato sempre disattenzionato, che si porta dietro tutta una serie di mancanze, di carenze perché non abbiamo mai avuto o poche volte dei medici che hanno deciso di professionalizzarsi nel distretto» con il risultato che la medicina di prossimità «è stata confinata e messa sulle spalle dei medici di medicina generale di questo sparuto gruppo di specialisti ambulatoriali». 

Il concetto di salute e gli anziani

Quello messo in evidenza da Amalia Bruni è un tema, dunque, importante e che riguarda più in generale il concetto di salute ancor prima che di sanità. «Parlare di salute, di parlare di prevenzione, perché servono assolutamente i servizi, ma non solo come prestazioni, ma come percorsi».  Cresce, infatti, il numero degli anziani: siamo oggi al 24% nel giro degli ultra 65 anni, tra un po’ arriveremo al 30%, anziani che «hanno malattie, fragilità, le donne di più. Insomma, persone che hanno un alto rischio di fare demenza e quindi su tutta questa serie di patologie che bisogna conoscere per poter trattare e i tempi sono molto lunghi perché parliamo esattamente di patologie croniche, quindi cambiano i bisogni e quello di cui ci siamo accorti è che, in Calabria ma in tutta Italia, è necessario avere un sistema sanitario flessibile».  

Il “peso” sugli ospedali

Una situazione che ha delle ripercussioni anche sulla rete ospedaliera: l’80% delle richieste in pronto soccorso sono improprie perché dovrebbero essere evase dalla medicina del distretto, dai territori e dalla prossimità «e quindi se noi lì non abbiamo risposte e arrivano tutti in ospedale, l’ospedale non può fare quello che dovrebbe fare». Per Amalia Bruni bisogna «avere operatori che, significa, lavorare in maniera intensa anche con le scuole di medicina, con le università, con i percorsi professionalizzanti importanti, perché in Calabria abbiamo bisogno di alta formazione, non abbiamo bisogno solamente di una formazione di livello medio, abbiamo bisogno di alta formazione».

La prevenzione

E poi c’è il tema, cruciale, della prevenzione. Una pietra angolare su cui va ricostruita la nostra sanità e quella di prossimità. A dirlo sono gli studi e lo dimostra l’evoluzione degli ultimi anni. «Fino a dieci anni fa, quando parlavamo di prevenzione delle demenze, si pensava fosse un’eresia, oggi possiamo parlare con contezza e con dati scientifici di prevenzione delle demenze. Certo, è una riduzione importante che si ottiene, non è un allungamento, ma è chiaro che questo è così per tutti i fattori di rischio e quindi se noi riuscissimo nel nostro progetto a mettere insieme da un lato quella che è la riorganizzazione dei sistemi, e in questo devo dire però che il Pnrr che doveva aiutarci a rimetterci a posto ancora è un punto interrogativo, ma non lo è solo per noi, a livello italiano, c’è un tema però di strutture che dovrebbero aiutarci a metterci nelle condizioni di sviluppare una buona medicina di prossimità aiutando anche le Uccp dei medici, le Eft, cioè quelle formazioni di medicina di comunità che aiutano esattamente la collettività dei pazienti e che sono ferme perché non è stato ancora contrattato l’Air e quindi cioè il contratto diciamo a livello regionale. Quindi ci sono tutta una serie di problematiche che dovranno essere superate. Ma accanto a questi superamenti, chiamiamoli tecnici, il concetto importante da mettere a fianco è esattamente quello della salute e della prevenzione». (g.curcio@corrierecal.it)

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