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il processo

Imponimento, il taglio dei boschi e l’ombra degli Anello-Fruci. Il testimone: «C’erano pressioni ma non so da chi»

In aula la difesa di Gaetano Gori, accusato con Nicola Antonio Monteleone di aver turbato l’asta del lotto Bosco “Ponticelli” di Cenadi

Pubblicato il: 30/10/2023 – 7:12
di Giorgio Curcio
Imponimento, il taglio dei boschi e l’ombra degli Anello-Fruci. Il testimone: «C’erano pressioni ma non so da chi»

LAMEZIA TERME «Sì, ha subìto delle pressioni e si vedeva da quello che mi raccontava, dall’emotività che trasmetteva, insomma, era sotto pressione, perché gli veniva richiesto di abbassare il prezzo, sostanzialmente. Io gli ho detto una cosa: Gaetano, la prima cosa, quando sei in bosco, fai capire che tu fai rispettare quello che dice il progetto, perché poi cercano di approfittarne».  Si è tornato a parlare della vicenda legata ai tagli boschivi nel processo “Imponimento” in corso davanti ai giudici del Tribunale di Lamezia Terme, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro. A parlare, interrogato dall’avvocato Bova, è stato il testimone Gregorio Lombardo. Al centro la posizione dell’indagato Gaetano Gori, classe ’85, di Serra San Bruno, accusato insieme a Nicola Antonio Monteleone di aver turbato il regolare svolgimento dell’asta relativa al lotto boschivo Bosco “Ponticelli”, del comune di Cenadi, favorendo la sua aggiudicazione all’impresa formalmente intestata ad Antonella Monteleone ma, di fatto, riconducibile proprio ad Nicola Antonio Monteleone e alla cosca Anello-Fruci.

I consigli

«Dal 2006 ho avuto incarico dal Comune di Squillace – ha spiegato in aula il testimone – per effettuare tutta una serie di progetti di taglio nel bosco di Squillace, che è nella zona grossomodo della Fossa del Lupo. Il discorso di Ponticelli lo conoscevo perché, come ho detto già prima, Giovanni Tino mi aveva detto se ero disponibile a collaborare per fare questo lotto e avevo dato la disponibilità» «lui mi disse che aveva avviato la collaborazione con Gaetano Gori, comunque sia, formalmente l’incarico ce l’aveva Gaetano Gori (…) hanno fatto il lavoro insieme». «Mi sono reso disponibile per dargli consigli – ha spiegato ancora il testimone Lombardo – dopo che loro hanno fatto le operazioni di martellata, mi ha chiamato per andare a fare un sopralluogo nel bosco per vedere la tipologia di lavoro fatto». «Abbiamo fatto un giro nel bosco – ha detto ancora – e ho ritenuto, sulla base delle mie conoscenze, che avessero fatto un ottimo lavoro, e poi, diciamo, sistematicamente, un pochettino mi ha aggiornato su tutta la vicenda, sino ad oggi».

«Sei un tecnico, guardati»

Il teste conferma, durante la deposizione, che Gori avrebbe subìto pressioni, senza però specificare da parte di chi, e spiega poi di aver fatto qualcosa di più: «Gli ho detto “sei tecnico, guardati”, ma non perché siamo degli eroi o particolarmente coraggiosi, perché forse abbiamo paura di incorrere in situazione in cui non siamo abituati nella nostra vita, per cui io gli ho consigliato: “stai attento, come vedi che iniziano a tagliare un pochettino fuori mano, richiama le cose all’ordine”». E infatti «lui mi ha confidato, cioè sistematicamente, come andavano avanti i lavori, mi ha confidato che avevano tagliato in più, la ditta che si era aggiudicata il lotto aveva tagliato più di quello che era consentito».

Le dimissioni

Gaetano Gori, secondo il racconto del teste, avrebbe pensato anche alle dimissioni: «Cosa che io assecondavo, francamente. Però io gli ho detto: formalmente, vedi che devi fare questo. Dal momento in cui ti dimetti, devi fare un verbale cioè, devi mettere le motivazioni e comunque si fa un verbale di stato di avanzamento dei lavori, e devi andare a scrivere che hanno tagliato “X” piante in più, che non sono sotto cavalli, ovvero non sono tecnicamente giustificabili, regolati». «Francamente non ricordo che lui mi abbia indicato nel preciso delle persone, nomi di persone correlate a fatti specifici» ha spiegato ancora il teste «si vedeva, insomma, era preoccupato, per cui anche io stesso ho detto: dimettiti e chiudi il discorso».

Il prezzo all’asta

È toccato poi al pm fare il punto sull’argomento, riferendosi in particolare al prezzo ribassato e all’asta. «(…) telefonicamente mi dicono che gli ho detto il prezzo di ottantamila euro, poi è uscito 70, allora, quello scarto in meno cos’è, ti sei preso una mazzetta? Questo era il discorso che abbiamo fatto noi» spiega Lombardo al pm. «Lui mi ha chiesto “siccome non ho questa freddezza e lucidità, facciamo i conteggi insieme?” Benissimo, dico, facciamo i conteggi insieme. Quindi, abbiamo preso le stesse carte dell’asta, le stesse carte del progetto, e viene fuori che effettivamente lui aveva detto telefonicamente ottantamila, ottantadue, ottantatré, quello che era, sull’asta è uscito settanta. E come? Sì, perché tecnicamente una quota parte degli ottanta va per altra via al Comune, che sommata ai settanta arriva a quella somma».

«Ci guardiamo bene da queste cose»

Nel corso dell’interrogatorio, il pm chiede: «Mi fa capire chi è che stava facendo pressione a Gori?». «Sarà che lui era restio – spiega Lombardo – ma non ricordo, insomma, che lui mi abbia fatto mai riferimenti specifici con dei nomi o con testi, per il discorso dei contesti in cui noi ci troviamo ad operare. Se io vado su internet e metto “mafia dei boschi”, mi esce un finimondo». «E per noi, insomma, se vediamo, mi permetto di dire, la storia di ognuno di noi e da dove proveniamo, che non abbiamo niente a che spartire con determinati contesti, che ci guardiamo bene da queste cose, poi si dica che abbiamo paura, si dica quello che si vuole, ma alcune cose non le accettiamo». (g.curcio@corrierecal.it)

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