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l’inchiesta

Bancarotta fraudolenta, Giancarlo Pittelli considerato «il deus ex machina di tutte le operazioni»

E’ quanto sostiene la procura di Catanzaro. Che ha rilevato gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’ex parlamentare

Pubblicato il: 24/11/2023 – 17:20
di Fabio Benincasa
Bancarotta fraudolenta, Giancarlo Pittelli considerato «il deus ex machina di tutte le operazioni»

CATANZARO «Dalle indagini espletate è emerso, che il deus ex machina di tutte le operazioni era da considerarsi Giancarlo Pittelli». E’ quanto sostiene la procura di Catanzaro nell’inchiesta che oggi ha portato agli arresti domiciliari, l’ex parlamentare ed avvocato Giancarlo Pittelli, recentemente condannato ad 11 anni al termine del processo di primo grado scaturito dall”inchiesta “Rinascita Scott” contro la ‘ndrangheta vibonese. Chi indaga è convinto di aver riscontrato una serie di gravi indizi di colpevolezza a suo carico.

Il reato di bancarotta

Il reato contestato a Pittelli riguarda la presunta bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata, «perché, in qualità di amministratore di fatto, nonché socio unico, della società AT Alberghiera Turistica S.r.l. e in qualità di amministratore di fatto, nonché di socio fino al 6 giugno 2019, della società Sanisi S.r.l., in concorso con altri soggetti, mediante la stipula di un contratto di compravendita tra la AT Alberghiera Turistica S.r.l. in liquidazione e la Sanisi S.r.l., avente ad oggetto un terreno sito in Stalettì di proprietà della AT Alberghiera Turistica S.r.l., distraeva il suddetto terreno, unitamente al prezzo della compravendita, dal patrimonio societario, pur essendo consapevole dell’esistenza di un debito verso la Regione Calabria di 1.043.852,97 euro».
In buona sostanza, nella veste di amministratore di fatto della società A.T. Alberghiera Turistica S.r.l., Pittelli avrebbe sottratto al patrimonio della stessa sia il suo unico cespite immobiliare, sia il denaro che avrebbe dovuto essere corrisposto a titolo di prezzo, per trasferirlo ad una società «costituita ad hoc poco tempo prima e riferibile sempre a Pittelli». Sempre secondo l’accusa, per perseguire il proprio fine, l’avvocato avrebbe inoltre effettuato la liquidazione del socio, estinguendo l’ipoteca sull’immobile e «le operazioni sono state poste in essere, mediante l’utilizzo del corrispettivo della compravendita del terreno, (…) realizzando tre distrazioni fraudolente, che hanno comportato il depauperamento totale del patrimonio sociale». In primis, chi indaga segnala la distrazione del terreno e il mancato incasso da parte della A.T., poi la distrazione della somma di euro 400mila euro utilizzata per l’estinzione dell’ipoteca
gravante sul terreno
«per la quale la società non ha poi avviato alcuna attività di recupero nei confronti del debitore (ovvero la società Cromar Immobiliare S.r.l., poi dichiarata fallita)» ed infine la distrazione della somma di euro 250mila euro utilizzata per liquidare la quota del socio «in spregio delle regole civilistiche».

La distrazione di oltre 824mila euro

L’Ufficio di Procura annota un altro passaggio della contestata condotta di Giancarlo Pittelli. Quello riguardante la presunta distrazione di oltre 824 mila euro «credito verso la società Cromar Immobiliare S.r.l., successivamente fallita, per un finanziamento infruttifero stipulato il 21 luglio 2005, non richiedendone la restituzione e non insinuandosi allo stato passivo del fallimento della società debitrice, pur essendo consapevole dell’esistenza di un debito verso la Regione Calabria di oltre 1 milione di euro».

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