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«Viva l’Italia anti-fascista». Il grido alla Prima della Scala

Lo spettatore che ha urlato: «Identificato dalla Digos, mi sono messo a ridere»

Pubblicato il: 08/12/2023 – 7:21
«Viva l’Italia anti-fascista». Il grido alla Prima della Scala

MILANO È stata una serata inusuale la Prima della Scala, che quest’anno ha aperto la stagione con Don Carlo diretto da Riccardo Chailly. Inusuale per la presenza nel palco reale, dove solitamente siede il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che non ha potuto presenziare, della senatrice a vita Liliana Segre, accomodata accanto al sindaco Giuseppe Sala, e vicino al presidente del Senato Ignazio La Russa.
Inusuale per le urla partite dal loggione, “No al fascismo” prima dell’inno di Mameli e “Viva l’Italia antifascista” dopo seguita dagli applausi. Inusuale per il malore del basso Michele Pertusi che, nonostante i problemi di voce, ha continuato a esibirsi.
«Mi manca Mattarella. Io non ho fratelli né sorelle ma gli voglio bene come a un fratello»: così la senatrice a vita Liliana Segre parlando della Prima della Scala, seduta al posto che solitamente spetta al Capo dello Stato. La serata «mi piace moltissimo. Sono una habituée della Scala, andavo in loggione e pian piano sono scesa fino alla platea» aggiunge. Quest’anno «gentilmente – conclude – il sindaco e La Russa mi hanno chiesto di venire nel palco reale. Mi manca Mattarella. Mi invitava sempre nel palco reale durante gli intervalli. Io non ho fratelli né sorelle ma gli voglio bene come a un fratello». «Tutti vogliono sedersi di fianco a me? Bene, meno male» ha anche detto la senatrice al suo ingresso alla Scala accompagnata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e accolta da un caloroso applauso. 
Tredici minuti di applausi per il Don Carlo di Giuseppe Verdi, con la direzione del maestro Riccardo Chailly e con la regia di Lluís Pasqual, che ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala. All’uscita del regista c’è stata qualche disapprovazione con alcune salve di “buu”.
Si è sentito un grido isolato «No al fascismo» e «Viva l’Italia anti-fascista» alla Scala subito dopo l’inno di Mameli eseguito dall’orchestra del teatro diretta da Riccardo Chailly. «Se uno viene alla Scala ad urlare o agli ambrogino a fischiare ha un problema»: così il vicepremier Matteo Salvini ha commentato le grida. «Alla Scala si viene per ascoltare, non per urlare», ha aggiunto dicendo che l’opera è «bellissima». «Non l’ho sentito»: il presidente del Senato Ignazio La Russa così ha spiegato nel secondo intervallo del Don Carlo di non avere udito l’urlo.
«Quello che non ho capito delle polemiche cui non ho partecipato è stata l’ignoranza sul fatto che io non sono supplente del presidente. Io sono il presidente del Senato, è il presidente che scende a salutare, io c’ero anche l’anno scorso e non sono sceso a salutare nessuno, non ero il sostituto del presidente, il presidente non c’era e non c’era nessun sostituto»: lo ha detto all’Ansa il presidente del Senato Ignazio La Russa al termine del Don Carlo che ha aperto la stagione della Scala.

Identificato dalla Digos lo spettatore che ha urlato «Viva l’Italia antifascista»

Lo spettatore che ha urlato «Viva l’Italia antifascista» prima dell’inizio della Prima della Scala è stato identificato dalla Digos. «L’ho buttata sul ridere, ho detto agli agenti che avrebbero dovuto legarmi e arrestarmi se avessi detto “viva l’Italia fascista” ma così no», ha detto all’Ansa Marco Vizzardelli, giornalista di 65 anni che si occupa di ippica, grande appassionato della Scala. Vizzardelli ha spiegato che «a metà del primo atto si è avvicinato un individuo e ho capito che si trattava di un agente in borghese. Mi sono un po’ spaventato e mi ha fatto un gesto di stare tranquillo». «Alla fine dell’atto – prosegue – mi ha mostrato il tesserino e mi ha detto che voleva identificarmi ma gli ho risposto che non avevo fatto nulla di male e che non aveva nessun senso dato che siamo in un paese democratico». Nel corso dell’intervallo «sono andato nel foyer e lì mi hanno fermato in quattro: mi hanno detto che erano della Digos e che dovevano identificarmi. Ho ribadito che non aveva senso e poi l’ho buttata sul ridere, spiegando che avrebbero dovuto legarmi e arrestarmi se avessi detto “viva l’Italia fascista”. Si sono messi a ridere anche loro ma mi han detto che dovevano fare così. E quindi mi hanno fotografato la carta d’identità». Vizzardelli ha spiegato di essere un grande appassionato della Scala: «La metà della mia vita che non passo a seguire i cavalli, la passo a seguire la musica e la Scala».
Alla Scala con un pensiero a Giulia Cecchettin e a Giulia Tramontano e a tutte le vittime del femminicidio: è la scelta di alcune ospiti della Prima che hanno voluto sfatare la tradizione che vieta il rosso a teatro per mandare un messaggio Contro la violenza sulle donne. Sabina Negri, drammaturga, ha indossato delle scarpe rosse e davanti al Piermarini tira fuori le chiavi dalla borsa per far rumore come chiesto dalla sorella di Giulia Cecchettin, mentre il chirurgo plastico Dvora Ancona si è fatta realizzare un abito rosso da Antonio Riva. Tra gli ospiti, anche una signora con un segno rosso sul viso.
«Mi aspetto una grande serata di musica»: è quanto ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa all’Ansa alla Scala per la prima del Don Carlo.
«Ho dedicato a Liliana Segre il mio discorso di insediamento al Senato, è una amica ed è un esempio. Tramanda la memoria di popoli e fa rivivere attraverso la sua storia quello che nel mondo non dovrebbe accadere»: così ha detto la ministra delle Riforme Maria Elisabetta Casellati arrivando alla Scala. «È una vetrina sul mondo. La lirica ormai è patrimonio dell’Unesco e oggi assistere a questa Prima di un’opera della maturità di Verdi, che un po’ si allontana dalla linea drammaturgica, è davvero un grande piacere, con cantanti straordinari. Quindi è una gioia per il cuore» ha aggiunto.
«Stasera mi aspetto bellezza». Così Patti Smith al suo arrivo alla Prima della Scala. A chi le ha chiesto un commento sulla situazione politica la cantautrice ha risposto: «Sono qui per i bambini, non per la politica».
«È una serata molto bella. Questa è la mia cultura, perché parla della storia di noi spagnoli. Sono molto felice, questa è la mia prima volta qui, sono davvero molto eccitato». Così il regista spagnolo Pedro Almodóvar, arrivando alla Scala insieme all’attore Louis Garrel per la prima del Don Carlo di Giuseppe Verdi.
In piazza della Scala a Milano si sono radunati diversi gruppi di manifestanti. Davanti al teatro, sul lato di palazzo Marino, sventolano le bandiere del sindacato di base autonomo Cub che, come ha spiegato il segretario Mattia Scolsri, ha deciso di portare in piazza «la voce dei lavoratori in contrapposizione ai potenti e ai politici che saranno presenti alla Prima». Presente anche una donna ucraina con indosso una sciarpa dei colori della bandiera e un cartellone per dire «no ai concerti della cantante Anna Netrebko: l’artista collegata al regime di Putin», che salirà sul palco questa sera per interpretare Elisabetta di Valois. Oltre ad alcuni attivisti che manifestano per i diritti dell’abitare, sono scesi in piazza anche le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo per chiedere l’indennità di discontinuità.

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