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inchiesta “Gallicò”

Lo scontro per l’egemonia su Gallico. La ‘mbasciata ai Condello e l’omicidio di Ciccio “U bumbularu”

Francesco Catalano entra in contrasto con Mariano Corso e il 14 febbraio viene ucciso ad Arghillà. «Una esecuzione di ‘ndrangheta»

Pubblicato il: 22/02/2024 – 12:46
di Fabio Benincasa
Lo scontro per l’egemonia su Gallico. La ‘mbasciata ai Condello e l’omicidio di Ciccio “U bumbularu”

REGGIO CALABRIA Un caso di omicidio risolto a distanza di cinque anni. E’ quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria guidata da Giovanni Bombardieri, che questa mattina ha coordinato l’operazione denominata “Gallicò” che ha portato all’esecuzione di due ordinanze di applicazione di misure cautelari nei confronti di 18 persone (16 in carcere, 1 agli arresti domiciliari ed 1 obbligo di presentazione alla p.g.). Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni ed altro. Oltre ai destinatari dei provvedimenti cautelari, nei due procedimenti penali risultano indagati complessivamente 40 soggetti.

La morte di Francesco Catalano

Elementi significativi sono emersi dalle indagini della Squadra mobile sull’omicidio di Francesco Catalano, detto “Ciccio Bumbolaru”, avvenuto il 14 febbraio 2019 e per il quale sono stati arrestati Domenico Mariano Corso e Costel Zlatan. Il delitto, secondo l’accusa, è stato commesso nell’ambito delle dinamiche che hanno caratterizzato – tra il 2017 ed il 2020 – il conflitto per il controllo criminale del quartiere Gallico dopo l’arresto, nel luglio 2018, di Antonino Crupi. Catalano, già condannato per associazione mafiosa nell’operazione Olimpia, sarebbe entrato in contrasto con Corso considerato, nel 2018, principale referente mafioso nella zona. Zlatan, poco dopo l’omicidio, ha fatto perdere le sue tracce in Italia trasferendosi nel Regno Unito, dove, è stato rintracciato ed arrestato dalle autorità britanniche.
Catalano è stato freddato mentre, a bordo di una Fiat 600, era appena rientrato nella propria abitazione. La vittima, con precedenti di polizia per violazione della normativa in materia di armi, aveva a proprio carico una condanna (a 5 anni di reclusione) per associazione mafiosa e ritenuto, anche da alcuni collaboratori di giustizia, uomo inizialmente vicino ai Condello.

L’egemonia su Gallico mette uno contro l’altro Corso e Catalano

Mariano Corso avrebbe rimproverato duramente Francesco Catalano, infastidito per il suo contributo – ritenuto minimo – alle famiglie dei detenuti. E’ una intercettazione a disvelare i malumori. «Dimmi una cosa: e le cinquecento a testa che sono mille e cinque che devono fare la spesa, come la mettiamo? Chi glieli da? Glieli dai tu!». Le accuse ricevute, spingono Catalano ad evidenziare la diversa gestione della cosca da parte di Antonino Crupi, che gli concedeva maggiore autonomia. «Per questo gli ha detto Nino di farsi arrestare! Perché lo sapevo io che come arrestavano a lui, tu, rompevi i coglioni! Nino a me mi faceva fare quello che voglio!».

Francesco Catalano

L’egemonia su Gallico mette uno contro l’altro Corso e Catalano, quest’ultimo viene avvicinato da una serie di soggetti gravitanti nell’orbita criminale reggina e “convinto” della necessità di accettare e riconoscere la leadership del suo avversario. Ma a distanza di alcuni mesi si rende necessario un intervento più deciso e diretto, «questa volta ad opera di rappresentanti della cosca Condello». Antonino Utano (indagato) «in accordo con Mario Corso, incaricava il nipote di Pasquale Condello detto “il Supremo”, di portare una imbasciata ad un esponente apicale della omonima cosca, affinché intervenisse su Francesco Catalano».
Antonino Utano ribadisce all’uomo dei Condello – nel corso di un incontro intercettato – «che la loro articolazione in quel momento doveva sostenere diversi detenuti» e con Catalano bisognava redimere «la distribuzione di risorse economiche derivanti da attività illecite nel territorio di Gallico». Il referente dei Condello si «impegna ad intervenire» e riferisce di aver visto Catalano «frequentare esponenti dei Tegano». Poche settimane dopo, Francesco Catalano veniva ucciso a colpi di arma da fuoco nel quartiere Arghillà di Reggio Calabria.

Una esecuzione

La morte dell’uomo ritenuto vicino agli ambienti della ‘ndrangheta reggina viene considerata da chi indaga «una vera a propria esecuzione portata a compimento con un’azione militare tipica della ndrangheta, che nell’eseguirla non ha lasciato nulla al caso al fine di lanciare un monito chiaro a tutti gli accoliti che nell’apprendere la notizia avrebbero dovuto recepire in maniera palese, la volontà dell’associazione ‘ndranghetista di affermare la sua supremazia rispetto al singolo associato». Catalano avrebbe pagato non solo l’astio mostrato nei confronti di Mario Corso, ma anche i rapporti di frequentazione con esponenti dell’altra cosca dei Tegano che «su Gallico, considerato il vuoto di potere temporaneo che si era venuto a creare in seguito all’arresto di Crupi, era evidente volesse espandere la sua influenza allacciando rapporti criminali con altri affiliati in grado di poterla rappresentare in quel territorio». La decisione di uccidere Ciccio “U Bumbalaru”. Antonino Utano il 13 febbraio 2019, il giorno prima dell’omicidio di Catalano, è stato tratto in arresto e condotto nella Casa Circondariale di Reggio Calabria “Arghillà”, dove è stata effettuata a suo carico una attività tecnica di intercettazione ambientale dei colloqui intrattenuti con i suoi familiari. In una delle captazioni, si fa riferimento anche all’agguato costato la vita a Catalano. E’ lo stesso Utano – secondo l’accusa – il primo ad affrontare la vicenda informando i familiari, di avere appreso dalla edizione del mattino del telegiornale dell’uccisione. «Hanno ammazzato quel poveretto du “U bumbularu”.
(f.benincasa@corrierecal.it)

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