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Cellulari e droga nel carcere di Catanzaro. Scarcerate l’ex direttrice Angela Paravati e Simona Poli

Accolto i ricorsi dei legali, Iacopino Staiano, Le Pera e Chiappetta. Tornano in libertà anche l’avvocato Pietro Martire e la comandante della penitenziaria

Pubblicato il: 13/03/2024 – 13:16
Cellulari e droga nel carcere di Catanzaro. Scarcerate l’ex direttrice Angela Paravati e Simona Poli

CATANZARO «Un quadro inquietante», così il procuratore f.f. della Dda di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, aveva commentato l’esito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 26 persone, 16 in carcere e 10 ai domiciliari, oltre a 5 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 7 sospensioni dall’esercizio delle funzioni. In carcere era finita anche Angela Paravati, ex direttrice della Casa Circondariale Ugo Caridi di Catanzaro, in carica dal 2010 al 5 settembre 2022. Secondo l’accusa, avrebbe favorito «l’introduzione e cessione in carcere di sostanze stupefacenti e l’introduzione e cessione in carcere di dispositivi telefonici, fornendo, attraverso condotte omissive e commissive, un contributo concreto, specifico e volontario alla conservazione e al rafforzamento delle capacità operative delle associazioni, per garantirsi una agevole governabilità dell’istituto Penitenziario». Questa mattina, il tribunale del Riesame ha ammesso il ricorso presentato dai legali dell’indagata, Salvatore Staiano e Francesco Iacopino, sostituendo la misura cautelare in carcere con l’interdizione. Paravati lascia il carcere di Rebibbia, così come Simona Poli, Comandante della polizia penitenziaria finita al centro della medesima inchiesta. La donna difesa dall’avvocato Francesco Iacopino, lascia il carcere. Per lei disposta la misura interdittiva.

Scarcerato l’avvocato penalista del foro di Cosenza, Pietro Martire

L’Avvocato penalista Pietro Martire del foro di Cosenza non è un associato all’organizzazione criminale che si ritiene formatasi nella casa circondariale di Catanzaro. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Catanzaro, che, ha accolto il ricorso proposto dai legali di Pietro Martire, gli avvocati Roberto Le Pera e Elide Chiappetta, ha revocato gli arresti domiciliari applicati dal gip distrettuale di Catanzaro. La Procura distrettuale antimafia aveva ottenuto l’arresto dell’avvocato Martire perché ritenuto partecipe dell’organizzazione capeggiata da Riccardo Gaglianese e dalla propria moglie Giada Pino, di cui avrebbero fatto parte decine di detenuti e altri soggetti gravitanti nella criminalità organizzata. Secondo la Procura antimafia il ruolo di partecipe dell’avvocato Martire all’associazione per delinquere sarebbe stato fondamentale per il «mondo di dentro» per ricevere dal «mondo di fuori» i sussidi informatici necessari per mettere in contatto i detenuti con familiari e conniventi. Il Tribunale del Riesame, invece, ha ritenuto l’avvocato Martire estraneo da qualsiasi contesto di criminalità organizzata. Riconosciuta a carico del penalista solo la gravità indiziaria per la introduzione di un apparato telefonico nella casa circondariale di Catanzaro, ipotesi di reato che ha determinato lo stesso Tribunale al solo obbligo personale di firma. (f.b.)

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