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L’INTERVISTA

Funaro: «Il Pd qui è diventato impraticabile, ma non vado in Forza Italia»

La vicesindaca “dimissionata”: «Il partito non merita il mio impegno, lo vivo con conflitto e insofferenza. Non c’è libertà di pensiero»

Pubblicato il: 24/03/2024 – 11:12
di Eugenio Furia
Funaro: «Il Pd qui è diventato impraticabile, ma non vado in Forza Italia»

COSENZA La risposta a chi la dava già in quota Forza Italia l’ha data ieri partecipando al corteo contro l’autonomia differenziata: semmai c’è chi Maria Pia Funaro la vedrebbe nel Movimento 5 Stelle. Di certo – dice l’ex vicesindaca di Cosenza “dimissionata” via Whatsapp – «il Pd non merita il mio impegno: è diventato un luogo impraticabile, a queste latitudini, un luogo dove vivevo già in posizione dialettica e critica, adesso con conflitto e insofferenza».

Tradotto significa che sta per lasciare il Partito democratico
«Sarò una spina nel fianco. Ma non so fino a quando».

Perché?
«Perché il Pd è un partito dove non c’è spazio per la libertà di pensiero: basti guardare la gestione delle candidature. Al corteo contro il ddl Calderoli ho parlato con Emilio Viafora, che per il suo curriculum, la sua statura politica e la sua storia nel sindacato sarebbe un candidato perfetto, un profilo ideale come sindaco di Montalto Uffugo. E invece… Mi sono trovato d’accordo con lui nel dire che il Pd è un partito codardo se decide di partecipare – con gli iscritti, la federazione e i consiglieri regionali – ma senza portare le bandiere. Una scelta dettata dalla paura? Torniamo alla prima domanda: è un partito nel quale non mi riconosco più nel senso letterale del termine, in corteo ho fatto fatica a riconoscermi e farmi riconoscere, anche fisicamente!».

Lei era al corteo di sabato a Cosenza ma non al San Nicola per l’iniziativa con Andrea Orlando e il Psi, così non alimenta ulteriormente le voci di fuga dal Pd?
«Non c’ero perché si trattava di un patto deciso in autonomia, magari in ottica europee, ma pur sempre con un partito dello zero-virgola e con referenti politici senza alcun peso nazionale, checché ne possa pensare Gigino (Luigi Incarnato, ndr)».

Nelle stesse ore ha iniziato a prendere corpo l’ipotesi di un suo passaggio a Forza Italia: non è che tra un po’ si ritroverà compagna di partito di Francesco Luberto?
«Il passaggio di Luberto era chiaro da quando alle ultime provinciali mancò il suo voto al Pd. Ma tornando a me, mi spiace che questa voce di un presunto passaggio in Forza Italia sia nata a margine di un concerto (il 9 marzo al Duomo di Cosenza, ndr) per via della presenza di Pierluigi Caputo… Con Pierluigi ho un rapporto amicale e familiare, l’ho invitato io stessa a mettersi in prima fila. Fatto sta che dopo quel concerto sono diventata di Forza Italia (ride)».

Di certo non si può dire che lei sia allineata al Pd…
«Diciamo che rivendico la mia autonomia rispetto ad alcune scelte. Prendiamo la città unica: io sono a favore da sempre, mentre il Pd esce ora con la federazione provinciale e i consiglieri regionali. O il nuovo ospedale: non possiamo rimanere a uno studio di fattibilità di dieci anni fa: da tecnica, lo vidi nel 2017 e citava, con Vaglio Lise, anche le localizzazioni di Muoio e via degli Stadi, elencando le stime per le opere accessorie. Il rischio per Vaglio Lise è quello di creare un’altra cattedrale nel deserto peraltro in un hub poco ampliabile per via delle tante zone circostanti a rischio idrogeologico. In tutti questi anni le cose sono cambiate e aspetto l’esito dell’ipotesi Unical, che mi fa pensare a quanto creato a Catanzaro-Germaneto. Inoltre penso si stia realizzando, trent’anni dopo, la visione di Giacomo Mancini che da sindaco immaginava due poli – il centro storico e l’ateneo – come punti estremi di una macro-area che inglobava tutto. Portare l’ospedale ad Arcavacata significherebbe dare all’università questo ruolo decisivo».

Qual è il suo giudizio sull’amministrazione Caruso?
«Parlano i fatti…».

E su Roberto Occhiuto? Pensa che sull’autonomia differenziata il governatore dovrà rendere conto anche al suo elettorato, oltre a chi dal centrosinistra e dai 5 Stelle lo accusa, insieme a tutta la rappresentanza parlamentare calabrese di centrodestra, di “tradimento” in nome di ordini di partito da seguire “abbassando la testa”?
«Devo dire che dal suo primo incontro con Calderoli alle sue ultime dichiarazioni ha assunto posizioni via via più rigide e pone più interrogativi, magari si rende conto che potrebbe avere dei contraccolpi. Di certo Roberto Occhiuto ha obiettivi ben chiari, se pensiamo a quanto sta facendo in tema ambientale».

Altre frasi per i teorici del suo passaggio nel centrodestra…
«Tranquillo, non ci vado in Forza Italia».

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