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FUTURI POSSIBILI

De Rose: «Il rilancio delle aree interne? Il riscatto dal turismo sostenibile»

Il docente ed esperto in programmazione comunitaria traccia i punti deboli e di forza del territorio periferico: «Ci sono le risorse, manca il coordinamento tra enti»

Pubblicato il: 31/03/2024 – 7:00
di Roberto De Santo
De Rose: «Il rilancio delle aree interne? Il riscatto dal turismo sostenibile»

COSENZA Patrimonio naturale e quello culturale. Elementi di forza di quel bagaglio definibile come heritage vera perché identitaria del territorio. Non delocalizzabile e riproducibile altrove e costituita da elementi materiali ed immateriali insiti soprattutto in quei luoghi che, meno di altri, hanno subito le contaminazioni di un consumismo esasperato e spinto verso un’omologazione pressocché nichilistica dei tratti originali e per questo unici delle località. Quel bagaglio costituito da borghi, paesaggi, ecosistemi ma anche da pratiche popolari trasmesse da generazioni, da riti antichi e da stili di vita lontani dai frenetici stereotipi di una modernità globalizzante. Tratti che sono propri di quelle aree interne della Calabria e che dovrebbero costituire le fondamenta del loro riscatto. Anche e soprattutto attraverso modelli di turismo postmoderno che, superata la sbornia della massificazione, punta alla riscoperta dei sentiment primigeni dell’uomo: bellezza, benessere, contatto con la natura, qualità del cibo e del paesaggio. Ultima frontiera evolutiva di una filiera produttiva foriera di sviluppo vero e che interpreta al meglio le pratiche dell’economia sostenibile.
Ed il reticolo di sentieri naturalistici, zone rurali con produzioni d’eccellenza, borghi quasi intatti e siti culturali ancora da scoprire – coniugato con uno stile di vita primigenio di cui è costituita la parte interna della Calabria – può rappresentare il valore aggiunto su cui scommettere. Proprio intercettando al meglio le esigenze del nuovo turista che sia gastronauta o escursionista o ancora ricercatore dei saperi e dei sapori antichi. Ne abbiamo parlato con Peppino De Rose, economista esperto in politiche e programmi dell’Unione europea. De Rose è docente all’Università della Calabria e studioso di turismo, beni culturali e mercati internazionali. Ed è da anni impegnato tra Bruxelles ed il Mezzogiorno d’Italia per l’attuazione di progetti europei in diversi ambiti settoriali.

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Peppino De Rose, docente di economia turistica ed esperto in politiche e programmi dell’Unione europea.

Professore si parla del turismo come ricetta per riscattare il futuro delle aree interne. È un’idea percorribile in Calabria?
«La Calabria come il resto d’Italia ha un ricco patrimonio, rappresenta per questo una destinazione turistica in grado di attrarre differenti tipologie di turismo, in quanto sede delle mete di viaggio più ambite. Parte della sua bellezza consiste proprio nelle diversità territoriali che la caratterizzano dando origine ad un patrimonio socioculturale, storico, fisico unico e ineguagliabile. Le aree interne rappresentano una parte consistente di questa diversità territoriale. Esse ricoprono il 60% dell’intera superficie nazionale, ospitano i 52% dei comuni e accolgono il 22% della popolazione. Sono aree caratterizzate da numerose criticità come l’isolamento geografico, il progressivo calo demografico e la scarsa offerta di servizi pubblici essenziali, ma allo stesso tempo dotate anche di risorse ambientali e culturali di particolare bellezza, potenziabili attraverso l’attuazione di politiche adattate alle specifiche esigenze territoriali. Un processo di valorizzazione e promozione delle risorse dotate di potere attrattivo, attuato contestualmente ad un processo di sviluppo sostenibile del territorio, potrebbe contribuire alla crescita sociale, demografica ed economica delle aree e dell’intero Paese. In tale processo un ruolo fondamentale è ricoperto dai Comuni in grado di programmare e pianificare uno sviluppo economico, sociale e turistico del proprio territorio facendo emergere le potenzialità del contesto locale rimaste inespresse. I comuni delle aree interne sono sicuramente più isolati, ma allo stesso tempo sono ricchi di storia, bellezze naturali e culturali, caratteristiche che incarnano perfettamente i giusti e i desideri del turista moderno. Il turista globale, infatti, si dimostra sempre più sedotto dalle particolarità naturali e culturali. Aspetti sui quali bisogna basare un programma di sviluppo del territorio, atto a riabilitare le aree più interne del Paese, rendendole contesti territoriali attrattori per il mercato turistico. Il turismo può rappresentare la colonna portante su cui basare una politica di sviluppo. Valorizzare e promuovere le peculiarità di questi territori attraverso la creazione di un’offerta turistica autentica che evidenzi il valore offerto e i benefici ottenibili dalla fruizione delle aree, può generare un impatto positivo sull’intero Paese e dunque anche sulla Calabria».

I dati parlano di una richiesta sempre maggiore di formule nuove turistiche. Si è alla ricerca di viaggi esperienziali, di enogastronomia di qualità, di natura incontaminata e di storia. Caratteristiche che si possono riscontrare all’interno della Calabria. Dunque cosa manca per rendere realmente attrattivi questi territori?
«Manca una value proposition da parte dei territori che si candidano a diventare destinazioni turistiche internazionali. Con il termine value proposition o proposta di valore ci si riferisce all’insieme dei vantaggi che caratterizzano, diversificano e designano il valore aggiunto di una soluzione turistica offerta. Essa incarna e riproduce l’identità all’interno del mercato. Si tratta di un elemento caratterizzante per un territorio poiché il suo compito è quello di comunicarne le caratteristiche e qualità possedute, contribuendo inoltre alla creazione della reputazione. Strategie di destination branding e di marketing turistico sono due attività sinergiche fondamentali nella valorizzazione dei luoghi dotati di potenziale turistico. Nelle destinazioni che godono di un’immagine positiva, la strategia non potrà che svolgersi con successo, in quanto una buona reputazione rappresenta già un vantaggio per la destinazione. Tuttavia, non sempre le località beneficiano di tale vantaggio, perché magari caratterizzate da carenze infrastrutturali che ne designano una connotazione non proprio positiva. Aree in cui, nonostante siano dotate di risorse naturali di particolare bellezza, un processo di valorizzazione dal punto di vista turistico non è mai stato preso in considerazione per molteplici motivi. In primis la mancanza di un’attività di programmazione nel medio-lungo periodo per costruire destinazioni turistiche accessibili, visitabili e caratterizzate da servizi turistici di qualità in linea ai bisogni ed alle aspettative del viaggiatore moderno, soprattutto quello internazionale».

I borghi calabresi si scontrano con una progressiva perdita di abitanti ed invecchiamento della popolazione

Intanto però ci si scontra con un’erosione costante della popolazione che ci vive. Qualcuno ha sostenuto che senza residenti non si può parlare di turismo. Lei è d’accordo?
«Sì certamente. Le aree interne si caratterizzano per l’estrema diversità e varietà del territorio al loro interno, ma anche per l’insufficiente dotazione dei servizi e per la notevole distanza dai maggiori centri di offerta, principali cause del loro progressivo spopolamento. Difatti è opportuno ricordare che si definiscono aree interne i comuni italiani più periferici, per quanto riguarda l’accesso ai servizi essenziali come la salute, l’istruzione e la mobilità. Questa lontananza ha comportato una condizione di insofferenza da parte delle comunità locali, spingendole ad un graduale abbandono dei territori. Negli anni si è così assistito ad un calo delle nascite, ad un aumento del fenomeno migratorio e al progressivo aumento dell’età della sopravvivenza, determinando quindi un aumento della popolazione anziana. Si tratta di un fenomeno che ha subito un costante aumento nel corso degli anni. Il tasso di popolazione anziana nelle aree interne è difatti raddoppiato negli ultimi 40 anni, in particolar modo tale crescita ha interessato le aree periferiche e ultra-periferiche. Lo spopolamento dei territori e la partenza dei giovani del territorio che dovrebbero garantire un apporto di creatività e competenze, costituiscono di certo tra le principali criticità per organizzare una comunità turistica capace di contribuire alla costruzione di una destinazione turistica , e di un prodotto turistico poi, da promuovere e vendere soprattutto sui mercati internazionali».

Il patrimonio di bellezze identitarie dei borghi calabresi è un potenziale punto di forza del turismo

Sotto questo aspetto cosa è possibile attivare come iniziative immediate per rallentare un fenomeno che sembra in Calabria inarrestabile?
«Molto difficile che il fenomeno dello spopolamento possa arrestarsi, tranne che non intervengano proposte di valorizzazione del territorio coinvolto che convinca i residenti a rimanere e soprattutto le persone a ritornare, nonostante le criticità legate ai servizi essenziali. Spesso si tratta di aree poco note e piuttosto isolate dal punto di vita geografico ma tuttavia ricche di risorse territoriali, ambientali ed eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche, che risultano in linea alle tendenze internazionali del nuovo modo di viaggiare e valorizzabili sotto il profilo turistico. In questi luoghi il turismo svolge ancora un ruolo modesto rispetto ai poli di attrazione del paese (mare e città d’arte), e al di sotto delle potenzialità legate alla ricchezza e alla varietà dei beni culturali e ambientali presenti e alla disponibilità di quasi la metà dell’offerta ricettiva italiana. La presenza di questo vasto patrimonio territoriale inutilizzato, e di conseguenza minormente sviluppato, è stata uno dei motivi che hanno riportato la questione della Aree Interne al centro del dibattito nazionale. Nel 2014, attraverso il lancio della Strategia Nazionale per lo sviluppo delle Aree Interne sono stati programmati interventi e destinate risorse anche alle attività di valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile nelle Aree Interne coinvolte nella Strategia. Il patrimonio, le attività culturali e il turismo hanno assunto un ruolo fondamentale all’interno della SNAI. I progetti di sviluppo incentrati su questi temi, hanno rappresentato un’occasione per riportare alla luce le potenzialità turistiche possedute dalle Aree. La marginalizzazione e l’abbandono sono caratteristiche che per troppo tempo hanno contraddistinto questi luoghi, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo turistico. Appare evidente che solo una forte motivazione può convincere le persone a rimanere e ritornare, sia per motivi di residenza che per opportunità di business. Di certo la possibilità che un territorio delle aree interne dotato di particolari attrazioni turistico-culturale ambisca a diventare una destinazione turistica, rappresenta un buon motivo. In questo percorso il livello di programmazione rilevante è quello regionale e dei Comuni coinvolti, per poter mettere in campo un’attività di pianificazione e programmazione della destinazione turistica. Compito facilitato sicuramente dalla disponibilità delle risorse europee e nazionali, ma allo stesso tempo reso difficile dalla scarsa capacità di coordinare una progettazione strategica in queste aree. Si tratta dunque di motivi determinanti che hanno condotto la strategia nazionale aree interne, a porre come requisito di accesso l’associazionismo comunale, promuovendo e incoraggiando l’unione e la condivisione di compiti e competenze per cogliere nel modo migliore le opportunità e vincere le sfide anche dal punto di vista turistico. Una visione di questo genere, unita ad un’attività di programmazione strategica per la promozione degli attrattori territoriali, può essere fonte di vantaggio competitivo e può garantire non solo la sopravvivenza economica e sociale del territorio, ma anche contrastare il processo di spopolamento e marginalità ancora presente nelle Aree Interne».

A questo proposito la Strategia nazionale aree interne (Snai) aveva individuato questo filone come uno dei pilastri dello sviluppo. A distanza di anni, nonostante la disponibilità dei fondi europei, non sembra ancor aver prodotto i risultati sperati. Cosa è mancato?
«Quello della Snai è un percorso lungo e tortuoso. Tuttavia, nonostante le difficoltà, tale percorso è stato riconfermato e portato avanti nel tempo proprio grazie ai piccoli successi, ottenuti anno dopo anno, all’interno dei territori interessati dalla strategia. I principali interventi disciplinati e in seguito attuati durante il percorso strategico nazionale hanno interessato prevalentemente l’ambito dei servizi ritenuti essenziali, come l’istruzione, la sanità e la mobilità e lo sviluppo locale. Intervenire per migliorare e potenziare, sia qualitativamente che quantitativamente, l’offerta dei servizi di base e avviare processi di sviluppo locale nelle aree interne del Paese, ha rappresentato un’esigenza per troppo tempo accantonata. Si tratta di aree che coprono più della metà della superficie nazionale, aree che avrebbero già potuto concorrere, anche notevolmente, allo sviluppo del Paese ma che per via dei grossi problemi che le hanno condotte alla marginalizzazione per molto tempo hanno costituito solo un “peso o fardello”. La pandemia ci ha mostrato che le aree interne non sono un piccolo mondo antico, ma luoghi in cui sperimentare nuove forme di organizzazione sociale e produttiva, in cui perseguire concretamente quel modello di sviluppo sostenibile. Per questo saranno al centro dei progetti di Next Generation Eu della programmazione dei fondi di coesione per il ciclo 2021-2027. Nel quadro della nuova politica di coesione, la principale politica di investimento dell’Unione europea, si delinea un esteso campo d’intervento. L’azione di coesione territoriale avverrà mediante il completamento  e il rafforzamento delle reti di comunicazione fisiche e digitali, la cui inadeguatezza determina l’isolamento di questi territori. In particolare, si interverrà sulle reti di collegamento stradale e ferroviario con azioni di riqualificazione e potenziamento, e sul servizio di trasporto pubblico mediante il rafforzamento e il miglioramento del trasporto e della mobilità sostenibile. La fragilità dei territori assume un ruolo centrale nel nuovo piano di sviluppo e connessione territoriale. Bisogna avere pazienza e soprattutto contribuire, ognuno nel suo ruolo, affinché gli sforzi messi in campo diano i risultati sperati».

E sotto questo aspetto come il mondo della ricerca e dell’università può contribuire a favore dello sviluppo turistico delle aree interne calabresi?
«La preservazione e la valorizzazione delle aree interne, anche in chiave turistica, non rappresenta solo un’esigenza di tipo ambientale e culturale, ma si tratta di attività che dovrebbero essere poste alla base di un processo di programmazione territoriale che miri a favorirne la crescita e l’integrazione. Il turismo rappresenta uno dei principali settori capaci di innescare un processo di sviluppo territoriale. Esso è un’attività economica in grado di generare un impatto positivo sulla crescita economica e sull’occupazione dell’intero Paese. La possibilità di cambiare le cose risiede nell’importante ruolo svolto dalla regione e dalle comunità locali, da intendersi come soggetti attivi nel processo di trasformazione, capaci individuare strategie, delineare obiettivi ed azioni di intervento. L’Università di certo può fornire un contributo allo sviluppo economico locale attraverso la formazione di capitale umano munito delle competenze adeguate e tramite la ricerca favorisce l’avanzamento scientifico e tecnico della società e la creazione di soluzioni e modelli utili allo sviluppo dei territori. Per l’attivazione di un processo performante è fondamentale creare continue sinergie con i territori e gli enti responsabili dell’attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree Interne che dovranno imparare a guardare oltre i propri confini, cercando forme collaborative e organizzative idonee al rafforzamento della capacity building e della governance per la migliore attuazione della strategia. L’Università di certo garantisce il necessario apporto scientifico in una prospettiva non solo empirica ma realistica di uno sviluppo integrato e sostenibile, in cui il turismo può funzionare in queste aree come fattore di sviluppo sociale ed economico, con i giovani finalmente protagonisti di una visione condivisa capace di sfruttare in positivo le nuove tendenze dei viaggiatori, sempre più orientati verso lo svolgimento di attività capaci di interagire con i valori di un territorio». (r.desanto@corrierecal.it)

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