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Un chierico di Stato: il Patriarca Kirill e la sua guerra santa

Abbiamo appena trascorso la Pasqua, con i suoi riti che si ripetono ogni anno. Per i cristiani il triduo pasquale rappresenta il centro dell’anno liturgico. Tra il giovedì e il Sabato Santo, è inc…

Pubblicato il: 02/04/2024 – 6:47
di Ennio Stamile
Un chierico di Stato: il Patriarca Kirill e la sua guerra santa

Abbiamo appena trascorso la Pasqua, con i suoi riti che si ripetono ogni anno. Per i cristiani il triduo pasquale rappresenta il centro dell’anno liturgico. Tra il giovedì e il Sabato Santo, è incastonata come una sorta di monile prezioso, la lunga giornata del Venerdì Santo. Essa rappresenta davvero un unicum in tutto il corso dell’anno, perché l’Eucarestia fa spazio al racconto della passione secondo Giovanni. Le ultime dichiarazioni del Patriarca di Mosca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, che hanno ulteriormente intensificato la pur vasta e coreografica retorica del Cremlino sulla guerra in Ucraina, definendola una “guerra santa esistenziale e di civiltà”, mi hanno fatto tornare alla mente il processo di Gesù dinanzi a Pilato. Ormai tutti concordano che quel processo farsa sia, in realtà, un processo politico sotto diversi punti di vista. Aristotele, sia nell’ “Etica Nicomachea” che nella “Politica”, definisce l’uomo un “animale politico” (zòon politikòn), volendo con ciò asserire che l’uomo si realizza come tale, solo all’interno di una comunità organizzata. Da questa massima ne scaturisce che per l’uomo, dal modo stesso in cui organizza la sua vita all’interno della Polis, assieme agli altri uomini, dipende il suo fallimento o la sua realizzazione. Se è vero che la politica è l’arte di dare corpo a quei valori che l’uomo si pone come fine: libertà, uguaglianza, fraternità; questi proprio perché posti come fini sono in un certo qual modo “religiosi” nel senso di sacri. Ma cosa accade quando invece di porre i valori come fini la politica pone sé stessa come valore supremo? Accede ciò che la storia avrebbe dovuto insegnarci con i vari totalitarismi e che stiamo vedendo in Russia: puro e semplice esercizio di potere dominante su tutto e su tutti. Tornando al processo dinanzi a Pilato, Gesù viene condotto dinanzi all’autorità romana perché esegua la condanna a morte che ha ricevuto senza alcun processo. I capi religiosi avevano fatto della loro religione un potere, mentre Pilato era rappresentante di colui (l’Imperatore) che aveva fatto del potere la propria religione. Questo il motivo ultimo per il quale entrambe, politica e religione, vanno sempre d’accordo quando si tratta di eliminare colui che è ritenuto l’avversario. La storia avrebbe dovuto insegnarci, inoltre, che la distinzione tra politica e religione è essenziale se si vogliono evitare opposti fondamentalismi. È assolutamente necessaria per la politica che deve trovare fuori da sé l’istanza critica dei suoi di-svalori. A questo scopo, secondo Pippo Fava di cui ricordiamo i quarant’anni della sua uccisone, è finalizzato il giornalismo: «ritengo che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo». Ma anche la religione ha, tra i tanti scopi, quello di porsi come istanza critica quando la politica si pone contro le istanze fondamentali dell’uomo, tra queste l’anelito della pace. Non è un caso che il Concilio Ecumenico Vaticano, nella Gaudium et Spes ci ha insegnato che «l’uomo è la via della Chiesa». La distinzione tra politica e religione è necessaria anche per la stessa religione per la sua libertà ed autonomia, altrimenti diventa succube del potere costituito. In Russia abbiamo fatto un balzo indietro di circa mille anni, quando in tutto l’Occidente cristiano si sentiva alto il grido “Dio lo vuole”. Kirill ha sostenuto che la guerra in Ucraina è “una guerra santa perché Mosca difende la Santa Russia e il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente caduto nel satanismo”. Al Patriarca Russo non sono bastate le parole di Papa Francesco che, con la parresia che lo contraddistingue, durante la videochiamata avvenuta il 16 marzo 2022, gli ha detto a chiare lettre che “non bisogna essere chierici di Stato”. Ma lui, purtroppo, si ostina a esserlo.

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