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‘Ndrangheta e funerali, da business a occasione d’incontro tra boss e affiliati. «Ne muoiono cristiani!»

Le richieste estorsive e il monopolio nella gestione delle onoranze funebri. Le esequie anche come punto di ritrovo per i clan vibonesi

Pubblicato il: 23/04/2024 – 6:55
‘Ndrangheta e funerali, da business a occasione d’incontro tra boss e affiliati. «Ne muoiono cristiani!»

VIBO VALENTIA Funerali oggetto delle richieste estorsive, ma anche occasioni per “fugaci” riunioni di ‘ndrangheta, lontani da occhi e orecchie indiscrete. Soprattutto, per consolidare rapporti tra famiglie alleate. Dettagli che, però, non sono sfuggiti agli investigatori della Dda di Catanzaro e confluiti nell’inchiesta Maestrale, l’operazione che tra maggio e settembre ha colpito le principali ‘ndrine del Vibonese, coinvolgendo soprattutto i locali di Zungri e i clan di Mileto. Per coloro che hanno scelto il rito abbreviato si è già conclusa la requisitoria dei pm, con oltre 800 anni di carcere complessivi richiesti dall’accusa. Tra questi, 20 anni sono stati chiesti per Michele Galati, ritenuto dagli inquirenti «capo e finanziatore del locale di Mileto» oltre che «referente della ‘ndrina di Paravati», mentre l’unica richiesta d’ergastolo riguarda Domenico Polito alias “ciota” e, secondo gli investigatori, ai vertici del clan di Mileto. Entrambi sono accusati, tra le varie cose, di aver gestito gli interessi ‘ndranghetisti intorno ad una specifica azienda di onoranze funebri.

«Ne muoiono cristiani!»

«Eh 400 euro a funerale…ne muoiono cristiani!». A descrivere i dettagli dell’accordo imposto all’imprenditore è lo stesso Michele Galati in una conversazione con lo zio Rocco Galati. «Ne muore uno al giorno» avrebbe detto al parente con tanto di risate per sottolineare lo «stipendio» ottenuto tramite la richiesta estorsiva. Una vera e propria tassa da girare ai presunti esponenti della ‘ndrina di Paravati per ogni incarico assunto dalla ditta di onoranze funebri. In cambio, spiegano gli inquirenti, protezione assicurata e la difesa del monopolio, con «interventi specifici a eliminare la concorrenza». Come dimostra l’episodio in cui l’imprenditore, preoccupato per le voci sulla possibile apertura di una nuova ditta funebre in zona, contatta Galati. Il presunto boss, in risposta, lo rassicura dicendo che ne era già a conoscenza: «Mi ha detto “la facciamo?”… che c**** devi fare…gli ho detto “ci sono quelli di Mileto è una vita che ci sono!”». L’idea di Galati sarebbe stata comunque di lasciar aprire la nuova azienda, alla quale sarebbe stata poi imposta la stessa tassa: «Digli di farla…digli di farla…che poi devono venire a “bussare” da Mileto!».

La partecipazione di affiliati e congiunti alla ‘ndrina

Oltre ad essere remunerativi affari per le cosche, in ambiente criminale i funerali rappresentano occasioni per riunioni tra affiliati. Preziose testimonianze che consentono agli investigatori di ricostruire alleanze e rapporti tra clan, ma anche di individuare la partecipazione di «imprenditori e professionisti sospettati di essere vicini alla ‘ndrangheta». È, ad esempio, il caso delle esequie di Filippo Bonavita, fratello del presunto capo clan Pino Bonavita dell’omonimo clan di Briatico. In quell’occasione, segnalano gli inquirenti, desta particolare attenzione la presenza della maggior parte degli affiliati, ma soprattutto di Francesco Barbieri, classe 64, ritenuto capo ‘ndrina della vicina Cessaniti. Anche in occasione del lutto, risalente al 2022, di Francesco Giuseppe Bonavita ritenuto «al vertice dall’omonima famiglia di ‘ndrangheta intranea alla ‘ndrina di Briatico», gli inquirenti individuano alcune presenze “rilevanti”, tra cui Francesco Zungri, Fausto Melluso e Marco Borello, tutti imputati nel filone ordinario di Maestrale e ritenuti vicini alla ‘ndrina di Briatico.

La “sorveglianza” delle forze dell’ordine

L’attenzione riservata da parte degli investigatori verso i funerali in contesti di ‘ndrangheta è sottolineata anche dall’imprenditore “vittima” di Galati. In una conversazione riguardo le esequie di Salvatore Mancuso, alias “lo zoppo” e fratello dei boss Giuseppe Mancuso detto ‘Mbrogghja e Francesco Mancuso, alias “Ciccio Tabacco”, l’imprenditore, al quale era stata affidata l’organizzazione del funerale, racconta: « se vedevi… una c**** di tensione là… i Carabinieri che passavano, andavano e venivano!». Anche Raffaele Moscato, collaboratore di giustizia e ai vertici del clan dei piscopisani, cita un episodio in cui, in occasione di un funerale, si sarebbero svolte addirittura le fasi preparatorie di un rito di affiliazione. «Nel 2011 sono andato al funerale della nonna dei Mesiano» racconta agli investigatori. «In una casetta in una stradina di Mileto ci siamo messi a parlare perché dovevano dare la dote ‘ndranghetistica del “Vangelo” a Fiorillo Rosario». (Ma.Ru.)

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