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‘Ndrangheta a Milano, lo scontro per un pagamento e l’incontro con “sorpresa”. «Quello è genero dei Mancuso!»

Tra le carte dell’inchiesta della Dda, l’episodio che riguarda la famiglia Giacobbe e un problema da “risolvere” mantenendo i rapporti intatti con il potente clan di Limbadi

Pubblicato il: 26/04/2024 – 18:17
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta a Milano, lo scontro per un pagamento e l’incontro con “sorpresa”. «Quello è genero dei Mancuso!»

LAMEZIA TERME «Fai un salto qui che c’è mio padre che ti vuole parlare… Vediamoci subito perché guarda mi son stressato… Tu la bocca la devi chiudere, Enzo!». I toni sono accesi, volano parole grosse, e il rischio che tutto degeneri è altissimo. Anche perché la conversazione intercettata dagli inquirenti della Distrettuale antimafia di Milano ha tra i protagonisti un presunto elemento di spicco del locale di ‘ndrangheta attivo nel capoluogo lombardo e finito al centro della recente operazione, condotta dagli uomini della Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di 14 persone.
Ad un capo del telefono, infatti, c’è Angelino Giacobbe (classe 1980) figlio di Salvatore (classe 1952). Dall’altro capo del filo, invece, c’è Enzo, soggetto «gravato da precedenti di polizia per rissa e traffico illecito di sostanze stupefacenti», annota il gip nell’ordinanza. È il 25 luglio 2019 e l’argomento, solo all’apparenza di poco conto, rischia di inasprire le tensioni tra “gruppi” differenti.

La lite e l’intervento del padre

«Enzo, io sono… il papà. Che problema c’è?», interviene così nelle discussione proprio Salvatore Giacobbe, chiedendo spiegazioni all’altro interlocutore. «(…) mi hanno promesso delle cose della cucina, ho dato già tutti i soldi e io ‘sta cucina ancora non ce l’ho», spiega l’uomo. «(…) sto vivendo negli scatoloni e non riesco a capire quando mi portano le cose!». Giacobbe, appreso il problema, si mostra comprensivo e invita l’uomo ad incontrarlo in un bar vicino alla stazione, «vediamo di sistemare ‘sta cosa, tra paesani!», dice ancora Giacobbe. «Se c’è stato qualche disguido, voi mi conoscete a me? Ecco. Venite che ne parliamo io e voi».
I fatti, però, non vanno proprio come immaginato. Il giorno successivo, infatti, il figlio riferisce a Salvatore Giacobbe di aver sentito «quello della cucina», il quale aveva accettato di vedersi con loro, ma in un luogo diverso dal “Baldassarre Cafè”, «mandando su tutte le furie Giacobbe» scrive il gip nell’ordinanza, riferendo al figlio che loro non sarebbero andati «nel luogo che decide questo Vincenzo». Giacobbe, dunque, invita il figlio a dirgli che «se vuole parlare con lui dovrà andare dove dicono loro anche perché questo Vincenzo “è un sorvegliato speciale e non vado per farmi fermare”». A questo punto, come è emerso ancora dalle intercettazioni, Angelino spiega che a questo Vincenzo avrebbe mandato il numero di Giovanni Caridi «così lo tiriamo dai piedi».


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L’incontro con “sorpresa”

L’imposizione della location funziona ed effettivamente, come ricostruito dagli inquirenti, l’incontro ha luogo il 7 agosto 2019 al “Baldessarre Cafè”. La vittoria di questo braccio di ferro, però, per i Giacobbe è solo una piccola illusione. C’è, infatti, un pericoloso imprevisto: all’incontro questo Enzo «si presenta di Luigi Aquilano, marito di Rosaria Mancuso e quindi genero di Antonio Mancuso “Zu ‘Ntoni”» (non indagati in questa inchiesta), quest’ultimo «elemento di spicco della potente cosca di ‘ndrangheta di Limbadi», scrive il gip nell’ordinanza, sconvolgendo i piani dei Giacobbe. Dopo l’incontro la musica cambia e anche i toni di Salvatore Giacobbe con il figlio. «Non è venuto pinco pallino Angelo! Poi ti spiego… Noi non siamo neanche pinco pallino… ma chi è venuto forse non hai neanche idea! Ok?… Quindi non stiamo parlando di chi ha ragione, ha ragione chi ha torto si prende il torto!», scrive il gip nell’ordinanza. E ancora: «A me dispiace che io non sapevo le cose e non sapevo neanche rispondere anche se a modo mio ovviamente ho risposto…». Dalla conversazione, inoltre, emerge la vicenda legata alla riparazione di un’auto e al noleggio di un furgone costato 1.000 euro, cifra che Angelino Giacobbe avrebbe dovuto pagare e corrisposta, invece, da Enzo ma con un assegno scoperto. «Questo storto di tuo fratello non capisce un ca**o! Ma perché mi devi fare chiamare sempre dai cristiani? Sono fratelli con me, no? Perché a questo qua, io gli raccontavo tutte le cose a lui, no?». In una conversazione intercettata il giorno successivo – è l’8 agosto 2019 – Salvatore Giacobbe parla con l’altro figlio della vicenda legata ad Angelino. «Ieri è venuto a trovarmi… sai, quello là… è venuto proprio Luigi, che sarebbe il genero di quello là di Limbadi…», riporta ancora il gip nell’ordinanza. «La moglie di questo ragazzo è la figlia di uno dei due fratelli di Limbadi del “fratello più grande”!». Nel corso della conversazione, come riporta il gip nell’ordinanza, monta la rabbia di Salvatore Giacobbe, consapevole sia dei rischi legati ad un eventuale scontro con i Mancuso, sia perché non avrebbe voluto rovinare un rapporto ultradecennale.

Il profilo

«Il fratello di questo lo sai chi è Enzo? È Luigi… è il fratello di quello che a Gioia, negli anni ’80, ’70 ha pagato per gli omicidi dei Tripodi, ok? Questo storto di tuo fratello non capisce un cazzo! Ecco, sarebbero quelli che, quando c’era Franchiceddu, Virgato, Filippo, quando io andavo a Vibo… capisci? Amici stretti con quelli di Gioia che fino all’altra volta mi ha detto “vedi che Luigi ti saluta che lo hanno arrestato…” si è dispiaciuto per quel fatto e tu pensa… il fratello di Luigi, quello grande 80 anni ha!». Dopo lo sfogo, Salvatore Giacobbe convoca Angelino, «rimproverandolo severamente, in ragione dell’importanza della famiglia con la quale lo aveva messo in difficoltà», annota il gip nell’ordinanza. E, anche in questa circostanza, in modo perentorio spiega “chi sono” queste persone. «(…) quello è il fratello del suocero di questo ragazzo qua… questo ragazzo ha sposato la figlia di Nino Mancuso! Di quello grande, il più grande, quello che doveva fare (…) al Porto di Gioia Tauro, capito? Non è che sono persone che…». (g.curcio@corrierecal.it)

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