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l’inchiesta hocus pocus

‘Ndrangheta nel Comasco, il gruppo del rosarnese Bono e la droga venduta al distributore di benzina

Ricostruiti i “viaggi” di Bono a bordo del suo Fiat Doblò ma, soprattutto, la droga venduta al Cislago. Dagli assuntori abituali agli altri calabresi

Pubblicato il: 29/05/2024 – 6:37
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta nel Comasco, il gruppo del rosarnese Bono e la droga venduta al distributore di benzina

LAMEZIA TERME Da una parte il gruppo criminale guidato da Milazzo e Vona, dall’altro quello invece capeggiato da Marco Bono, da «contestualizzarsi nell’humus ‘ndranghetista» sebbene non sia stata affiancata una contestazione di vera e propria “mafiosità”. Lo scrive il gip del Tribunale di Milano, Lorenza Pasquinelli, nelle centinaia di pagine dell’ordinanza che ha portato all’arresto di 30 persone, di cui 25 in carcere e 5 ai domiciliari. Tra questi c’è proprio Marco Bono, classe ’75 nato a Rosarno, finito in manette nel blitz della Polizia.

Il “gruppo” Bono

L’attività investigativa coordinata dalla Distrettuale antimafia di Milano ha consentito di fornire una fotografia di un’ampia e illecita attività «realizzata da Bono e dai suoi sodali». Dalle prime conversazioni intercettate, emergerebbe intanto come l’attività in questione sia risalente già al mese di giugno 2020 e sia stata svolta, quantomeno da quel momento in poi, senza soluzione di continuità. E, a capo di questo gruppo, c’era proprio Bono considerato dagli inquirenti – come riporta il gip – vero e proprio «organizzatore dell’attività di traffico di sostanze stupefacenti». La base logistica ed operativa individuata dagli inquirenti era il distributore di benzina Get Oil di Cislago mentre a capo di questo gruppo c’era proprio Bono, in prima persona, con i suoi stretti collaboratori che gli inquirenti hanno individuato in Vincenzo Pesce, vibonese classe ’97 residente a Rosarno, con il compito di rivendere la droga, e Pasquale Guerrisi, rosarnese classe ’66 che, invece, lo coadiuva nel taglio dello stupefacente. Entrambi sono finiti in manette.
Bono avrebbe poi intrattenuti rapporti con i fornitori calabresi «sia direttamente sia attraverso i nipoti Stefano Cutrì che Armando Papasidero».


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I giri a bordo del Doblò

Gli inquirenti intercettano Bono a bordo del suo Fiat Doblò mentre risponde ad una serie di telefonate di “clienti” ai quali personalmente consegna la droga richiesta. «Oh, complimenti eh! Cambiato?» chiede un assuntore al telefono. «No, sempre quella…» risponde Bono. Poi contrattano l’acquisto e si salutano: «Ci vediamo!». All’intercettazione del giugno del 2020 ne segue un’altra del 14 luglio – riportata nell’ordinanza – nella quale Bono, a bordo del Fiat Doblò, si reca a Lomazzo e incontra un cliente abituale. «Dammela bella dai!» dice il cliente. «Sono tutte uguali!» replica Bono. Il 20 luglio, poi, gli inquirenti intercettano Bono che, ancora a bordo del Doblò, raggiunge un parcheggio di un ufficio e incontra, anche in questo caso, un cliente. «Tieni questi» dice l’uomo e Bono risponde: «(…) col fumo… con i 40 euro… meno 140… nascondili!!!». Il 4 agosto, invece, Bono raggiunge San Vittore Olona presso l’abitazione di un soggetto a cui cede dello stupefacente, poi va a Nerviano dove incontra un altro cliente. «Il colloquio tra i due verte sulla cessione di stupefacente» riporta il gip nell’ordinanza. Bono, infatti, avrebbe tentato di “piazzare” tre dosi ma il cliente ne chiede due perché non ha il denaro sufficiente. Bono, in procinto di andare in vacanza, dice al cliente che prima di partire «passerà e gli lascerà cinque dosi».

L’aiuto di Pesce

Come è emerso dalle indagini e riportato dal gip nell’ordinanza, il luogo “fondamentale” in cui avvengono le cessioni di sostanze stupefacenti è il distributore Get Oil di Cislago. È qui che Marco Bono si sarebbe avvalso «della stabile collaborazione di Vincenzo Pesce», annota il gip nell’ordinanza. Gli uffici del distributore, inoltre, «costituiscono anche luogo di custodia dello stupefacente cd emerge chiaramente che Bono detenga illegittimamente un’arma», scrive ancora il gip nell’ordinanza. «(…) questo poi parla e che…ci fa arrestare… digli che io ho visto qualche anomalia e se mi accorgo di altro ti butto fuori… questo drogato che ha voluto fumo…».

'ndrangheta vona milazzo

Gli altri calabresi

È il 24 giugno 2021 quando gli inquirenti intercettano una conversazione tra Bono e Pesce mentre i due fanno riferimento quando «il primo chiede al secondo di non vendere più stupefacente ad un non meglio specificato tizio di cui non si fida anche perché, a causa della sua tossicodipendenza, rischia di farli arrestare», annota il gip. «(…) questo è possibile che parla di fronte le persone senza capire nemmeno cosa sta dicendo… gli devo menare e poi pure mi va a denunciare…». Presso il distributore si recano abitualmente a ritirare Io stupefacente anche Pasquale Oppedisano, classe ’99 di Polistena e Nicodemo Macrì, classe ’70 di Taurianova, i quali si riforniscono da Marco Bono «di sostanza stupefacente da destinare ad autonoma attività di spaccio», scrive ancora il gip, anche loro finiti in manette nel blitz.

Lo spaccio al distributore di benzina

L’elenco degli acquirenti è lungo e tutti si recano da Marco Bono al distributore, spesso pagando direttamente col Pos. «(…) Marco, conto vecchio… 250 che te li do domani e poi lunedì ti faccio tutto in bonifico…» dice un cliente. «Questo che hai preso adesso, facciamo conto che è pagato… e sono 50 e 60 ed è pagato… ne restano 220 euro…» replica Bono. Altri due clienti – intercettati dagli inquirenti – pagano rispettivamente col Pos e con la carta di credito. «… è per il mio amico che te lo paga subito… Come uno? sono venuto apposto da Bergamo (…) ci sono 3 da parte, paga 60 euro da qua che è suo… quella che si avvicina (la carta contactless, ndr) tu avvicina che ha detto che non serve fare il pin…» dice il cliente a Bono. I due, nonostante le precauzioni, non sanno di essere intercettati. (g.curcio@corrierecal.it)

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