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salute

Leucemie, nel 2023 circa 5.600 trapianti tra allogenici e autologhi

In Italia 500mila persone convivono con un tumore ematologico

Pubblicato il: 21/06/2024 – 6:59
Leucemie, nel 2023 circa 5.600 trapianti tra allogenici e autologhi

ROMA 83 sezioni Ail e 17mila volontari, 146 progetti di ricerca scientifica, 5.186 viaggi solidali e 670 posti letto per 62.898 notti offerte nelle Case alloggio Ail a 2.395 pazienti e caregiver, sono alcuni dei numeri che dimostrano il grande impegno di Ail. Una storia lunga 55 anni, durante i quali il coinvolgimento è diventato sempre più forte nel sostenere la ricerca e l’assistenza ai pazienti con tumori del sangue. In Italia, sono circa 500mila le persone che convivono con un tumore ematologico e sono 30mila le nuove diagnosi: grazie alla ricerca i pazienti hanno maggiori probabilità di guarire o di convivere per anni con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. Sostenere i pazienti e rendere disponibili terapie sempre più efficaci sono obiettivi che possono essere raggiunti anche grazie alla costante e sempre maggiore collaborazione tra Ail, le Società scientifiche e gli Enti che operano in ambito ematologico. Come ogni anno, in occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, linfomi e mieloma, Ail promuove un’iniziativa che è ormai una tradizione e che è sempre molto attesa dai pazienti e dai loro familiari: il numero verde Ail Problemi Ematologici 800.22.65.24, attivo domani dalle ore 8 alle 20, che offre ai pazienti la possibilità di parlare con ematologi esperti, chiedendo chiarimenti sulle loro patologie e sulle terapie, senza problemi di tempo e di privacy che potrebbero avere con i medici che li seguono abitualmente nei loro centri di cura. Giovedì 27 giugno alle ore 17 una delegazione di AIL sarà ricevuta al Palazzo del Quirinale in udienza dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per celebrare la Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, linfomi e mieloma e i 55 anni di attività dell’associazione. «Dal 1969 siamo cresciuti molto, diventando un punto di riferimento per i pazienti ematologici italiani e i loro caregiver, e per l’Ematologia italiana. Nel 1975 nascono le prime sezioni provinciali e ora siamo a 83 con oltre 17mila volontari. Ail stanzia annualmente milioni di euro per sostenere la ricerca scientifica e supporta il Gimema (Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’adulto), gruppo di ricerca clinica cui collaborano le ematologie italiane per studiare le patologie e identificare i migliori protocolli diagnostici e terapeutici, e per finanziare assunzioni e borse di studio per data manager, psicologi, medici, ricercatori, biologi e infermieri» le parole di Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail. La ricerca ha fatto importanti passi avanti nella ricerca di nuove opzioni terapeutiche per i linfomi. «In futuro per il trattamento dei linfomi sarà sempre meno utilizzata la immuno-chemioterapia e aumenteranno sempre di più le terapie biologiche, cioè farmaci non chemioterapici mirati e strettamente indicati per particolari mutazioni dei vari tipi di linfoma – spiega Maurizio Martelli, Professore di Ematologia, Sapienza di Roma, Direttore Uoc Ematologia Azienda Ospedaliero- Universitaria Policlinico Umberto I di Roma, Consiglio Direttivo Fil – Oggi, abbiamo risultati importanti anche grazie alla sola immunoterapia. In particolare, anticorpi monoclonali bispecifici che riconoscono un determinato antigene cellulare e attivano i linfociti T del paziente stesso. La terapia cellulare Car-T, in cui gli stessi linfociti T del paziente vengono prelevati, ingegnerizzati e poi reinfusi nel paziente per aggredire la malattia».
«Lo scorso anno sono stati effettuati circa 2.000 trapianti allogenici e nel 50% dei casi è stato necessario utilizzare un donatore da registro. La patologia maggiormente trattata è stata la leucemia acuta mieloide (40%) seguita dalla leucemia linfoblastica (18%) – spiega Massimo Martino, Presidente Gitmo, Direttore Uoc Centro Trapianti Midollo Osseo e Direttore ad interim Uoc Ematologia, Dipartimento Oncoematologico e Radioterapico, Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria -. Per quanto riguarda il trapianto autologo ne sono stati effettuati circa 3.600 e il mieloma multiplo è la patologia dove trova la maggiore applicazione, seguito dai linfomi non-Hodgkin e Hodgkin e dalle Leucemie. Inoltre, per la prima volta, sono stati effettuati un numero maggiore di trapianti autologhi in persone con più di 60 anni rispetto ai soggetti under 60, e sono aumentati anche quelli allogenici». I tumori ematologici infantili più frequenti sono le Leucemie acute, linfoidi e mieloide, i linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin. In Italia i bambini a cui viene diagnosticato un tumore nella fascia 0-14 anni sono circa 1400-1500 all’anno e 800-900 nella fascia 15-18 anni. «La biologia molecolare individua le alterazioni molecolari che definiscono la patologia in maniera specifica e radicale. Questo fa sì che si intensifichino i protocolli a più alto rischio di recidiva e si riduca l’intensità e l’aggressività delle terapie per quelle patologie che hanno un’evoluzione migliore – spiega Arcangelo Prete, presidente Aieop Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica, direttore SSD Oncoematologia Pediatrica Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Policlinico S. Orsola Malpighi -. Questo produce un minor numero di effetti collaterali e maggiori risultati in termini di guarigione e sopravvivenza. I migliori risultati si ottengono nelle Leucemie e nei linfomi. In particolare, per le Leucemie l’immunoterapia liquida con blinatumomab si è dimostrata talmente efficace che in via sperimentale viene utilizzata anche in prima linea. Le Car-T, sono un trattamento estremamente mirato e specifico nei confronti della cellula neoplastica e sono una terapia personalizzata che produce meno effetti collaterali a medio e lungo termine. Questo è fondamentale quando si tratta di bambini che una volta guariti hanno una aspettativa di vita pari a quella dei loro coetanei». Le neoplasie mieloproliferative croniche sono patologie tumorali associate ad alterazioni specifiche del DNA con alcune mutazioni ricorrenti e comprendono entità diverse. Sono malattie rare che globalmente hanno un’incidenza inferiore ai 5 casi per 100mila all’anno. «Le principali sono tre: trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi, di cui sono note due entità: la forma prefibrotica e quella franca di fibrosi che può presentarsi sia come forma primaria sia secondaria e rappresenta l’evoluzione da una precedente trombocitemia essenziale o policitemia vera. – Spiega Alessandro Vannucchi, Presidente Sies, Professore di Ematologia, Direttore della Sod Ematologia Crimm, Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative, Direttore Scuola di Specializzazione in Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Università di Firenze -. Da poco meno di venti anni è noto che si contraddistinguono per la presenza, nel 90% dei casi, di una mutazione, e le tre più ricorrenti sono dovute a una mutazione dei geni Jak2, Mpl e Carl, variamente espressi nelle diverse forme. Queste mutazioni incidono tutte, seppur in misura diversa, su una alterata segnalazione all’interno delle cellule staminali emopoietiche che comporta la loro disregolata proliferazione. Ma soprattutto questa stessa segnalazione intracellulare alterata contribuisce alla più generale compromissione infiammatoria sistemica e rende ragione di molti dei sintomi e delle manifestazioni cliniche di queste malattie». Agli inizi degli anni Ottanta, nasce il Gimema, Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto e nel corso dei decenni si è evoluto e ampliato; oggi afferiscono alla Fondazione Gimema Franco Mandelli quasi tutti i Centri di ematologia italiani, circa 150.

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