Il voto europeo colloca il Sud all’opposizione del Governo nazionale
L’ interpretazione dell’ esito elettorale dell’ 8 e 9 giugno deve attenersi ad una valutazione assai oggettiva. Sono i numeri che devono parlare. A modo mio ci provo e, pertanto, attraverso alcuni da…

L’ interpretazione dell’ esito elettorale dell’ 8 e 9 giugno deve attenersi ad una valutazione assai oggettiva. Sono i numeri che devono parlare. A modo mio ci provo e, pertanto, attraverso alcuni dati, mi limito a schematiche valutazioni. Il primo dato evidente è che il voto nel Mezzogiorno è in controtendenza rispetto a quello nazionale. Il PD nel Sud è il primo partito con il 24,32% e il campo progressista, PD -M5S-AVS, è largamente maggioritario con il 46,82%, rispetto al centrodestra, FdI-FI-Lega, al 41,19%. Sostanzialmente, si inverte il dato che a livello nazionale registra, anche se a distanze accorciate, il primato delle forze di governo : centrodestra 47,41%, area progressista 43,07%. Relativamente al PD va osservato che rispetto al dato, totalizzato nell’ intera circoscrizione, di 1.176.000 voti ben 897.500, pari al 76,31%, si registrano solo nelle regioni Puglia e Campania. I suddetti dati, consultati sul sito del ministero dell’ interno, trasmettono indicazioni inequivocabili su cui bisogna necessariamente riflettere.
Il dato politico preminente è che questo voto colloca il Sud del Paese all’ opposizione del Governo nazionale. E poi, che il PD stravince nelle due regioni dove governa. Insomma, è fin troppo evidente che il voto meridionale esprime un “contro” verso il disegno di “Autonomia Differenziata” e nel contempo una critica per l’assenza di una politica rivolta allo sviluppo del Sud.
La dimensione del voto in Puglia e in Campania, invece, è la prova che è diffusa una domanda che ricerca punti di direzione e riferimenti a cui poter affidare fiducia. Il PD, dunque, dovrà porsi all’ altezza di queste domande, evitando schematismi spesso conseguenti a posizionamenti strumentali nella dinamica della dialettica interna. Basta, dunque, con una discussione assolutamente distorcente sui presunti “cacicchi” meridionali e si invochi invece una classe dirigente la cui identità sia caratterizzata da competenza e capacità nel saper affrontare le questioni cruciali che determinano il destino del Mezzogiorno. Per quanto riguarda il voto in Calabria ritengo sia ingannevole valutarlo rapportandolo alla percentuale totalizzata dal PD nell’intero Mezzogiorno. Rispetto a quel dato bisogna evidenziare l’anomalia positiva del voto pugliese e campano e convenire che il risultato nel Sud non è omogeneo e che la tendenza, al netto della performance pugliese e campana, si aggira su una percentuale aldisotto del 24,32%. Se si è d’accordo con la definizione di tale contesto, il voto al PD in Calabria più che una specificità negativa è da valutare come una mancata opportunità. Il voto calabrese è in linea con quello della Sicilia e si pone, pur nella sua dimensione inferiore, non assai distante dalla fascia percentuale media delle altre quattro regioni del Sud continentale. È una mancata opportunità perché certamente si poteva fare ed ottenere di più.
Su ciò condivido l’analisi di Nicola Irto fatta subito dopo il voto. Va detto anche che se le candidature di rappresentanza calabrese fossero state fatte, al tempo giusto, secondo le indicazioni del segretario regionale del partito e non improvvisate last minute ci sarebbe stata certamente la possibilità di una campagna elettorale più organizzata ed efficace. A questo proposito, va apprezzato l’impegno e la disponibilità di Cristallo e Tassone e il risultato conseguito inteso come un dato straordinariamente positivo. Sul dato non soddisfacente del PD ha pesato inevitabilmente l’indecisione, protrattasi per lunghe settimane e conclusasi alla fine con il diniego della candidatura, da parte del capogruppo consiliare regionale. La graduatoria di attribuzione dei seggi, oltretutto, ha dimostrato che in questa occasione era alta la probabilità che, attraverso un suo esponente, il PD calabrese potesse essere rappresentato nel parlamento europeo. Il voto del PD e dell’ area progressista, anche nella sua dimensione critica, comunque offre la possibilità di un nuovo inizio. Il voto di giugno crea, intanto, i presupposti perché la posta del prossimo governo regionale sia contentibile e che il centrosinistra può credibilmente competere per vincere. Ovviamente, il saper costruire l’alternativa all’ attuale governo regionale richiede l’attivazione di processi politici concreti ed effettivi. Sarà altrimenti un’ altra mancata opportunità, soprattutto se si insiste in una totale assenza di opposizione in Consiglio regionale ed in una forma organizzata del partito che da più tempo registra la chiusura fisica di qualche federazione provinciale e un continuo sterminio dei circoli sul territorio.
*Dirigente Scolastico – Componente della Direzione regionale PD Calabria