La “questione meridionale” della ‘Ndrangheta
In Calabria per qualunque pagliuzza si scioglie il comune. Al nord travi possenti come quelle di San Siro sono ignorate. A Verona 619 operazioni bancarie sospette legate alla mafia

Esiste una questione meridionale anche per la ‘ndrangheta. A Reggio Calabria, Rende, a Stefanaconi, ogni pagliuzza è buona per sciogliere il Comune. Al Nord anche un sistema di travi possenti viene identificato con difficoltà dal Viminale e dal governo.
Curve infiltrate a San Siro. È almeno dagli anni Ottanta che persone si sparano per controllare i soldi, ma c’è voluto un omicidio, quello del giovane calabrese Bellocco, per far intervenire l’autorità giudiziaria. La questione è già finita a macchietta con Crozza che imita Sala e dice: «’Ndrangheta nell’aria solo smog e porchetta». Sala, quello vero ha invece dichiarato: «Molto male quello che è successo, molto bene però quello che sta facendo la Procura. È chiaro che è una situazione che va raddrizzata rapidamente perché era nell’aria che c’era qualcosa che non andava. Abbiamo fatto come Comune un accesso agli atti perché vogliamo sapere se ci sono aspetti che possono riguardare noi come soggetti che hanno avuto un danno».
Bene l’accesso, ma quello che è accaduto è abbastanza chiaro. Il Comune di Milano ha levato la gestione dei parcheggi a Inter e Milan e con una gara li ha assegnati ad un gestore molto contaminato con la criminalità organizzata come attestano alcune intercettazioni abbastanza evidenti. Evidente che qualcuno ha dormito in quella gara. Per molto meno a San Luca hanno commissariato il municipio. Ma a Milano non si può?
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È tutto il Nord che è stato colonizzato dalle ‘ndrine. Nessuno parla di Verona, ad esempio, uno dei polmoni produttivi italiani. La città dell’Arena con marcia trionfale risulta essere tra le prime 15 città italiane per numero di operazioni sospette collegate alle organizzazioni criminali, dato fornito dal Centro Studi di Unimprese. Fenomeno abbastanza conosciuto e raccontato da diverse inchieste e approfondimenti del Corriere della Calabria. Parole come pietre quelle della Dda che nel 2023 era tornata a segnalare “l’interesse criminale, spinto dal vigore economico territoriale”, molto presente nei colletti bianchi veronesi.
In città e provincia si sono registrate ben 619 operazioni bancarie sospette legate ad organizzazioni mafiose. Eppure, le interdittive antimafia a Verone sono pochine, solo 4 dall’inizio dell’anno.
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La politica locale non è silente, infatti 98 sindaci della provincia di Verona hanno consegnato al ministro dell’Interno la richiesta di istituire una sezione operativa della Dia per meglio contrastare il fenomeno chiedendo anche di distaccare un magistrato della Dda di Venezia all’altra città veneta. Martedì a Verona era stata annunciato una riunione del Comitato per l’ordine pubblico indetta dal prefetto Demetrio Martino e dalla nuova questora Rosaria Amato, ospite d’onore il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Iniziativa preparata da un’assemblea molto allargata a Verona lo scorso 29 aprile. Niente, per «sopraggiunti nuovi impegni» la visita e la riunione è rimandata a data da destinarsi. La lotta alla ‘ndrangheta al Nord va lenta come una tartaruga. Anche nella mafia amaramente registriamo il divario. (redazione@corrierecal.it)
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