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Nordio scrive ai familiari di Maria Chindamo: «In questa battaglia non resterete soli»

Il ministro della Giustizia in occasione dell’evento “Illuminiamo noi le terre di Maria”: «Simbolo di una nuova società calabrese»

Pubblicato il: 05/05/2025 – 19:46
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Nordio scrive ai familiari di Maria Chindamo: «In questa battaglia non resterete soli»

ROMA «Nell’oscurità dell’omicidio di Maria Chindamo, paradossalmente, vi è la luce di un riscatto, e, al contempo la condanna corale e generazionale di eventi che hanno straziato queste terre. Oggi, a nove anni dalla sua scomparsa, Maria Chindamo è diventata il simbolo di una nuova società calabrese. Una società che non si piega alle regole di un patriarcato violento; che non accetta la prepotenza di culture sanguinarie e ‘ndranghetiste; che invita la gente arrabbiata a trasformare quella stessa rabbia in speranza. Ogni 6 maggio, qui, si consolida un presidio di legalità». È un estratto del messaggio che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha inviato agli organizzatori dell’evento “Illuminiamo noi le terre di Maria” in memoria di Maria Chindamo, l’imprenditrice calabrese scomparsa il 6 maggio 2016 a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Vittima della ‘ndrangheta, il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Domani, martedì 6 maggio alle 10, alla presenza delle autorità locali e della Sottosegretaria di Stato all’Interno, Wanda Ferro, le associazioni unite nel comitato “Controlliamo noi le terre di Maria” inaugurano davanti all’azienda agricola di Maria Chindamo, luogo della scomparsa, una scultura commemorativa e un giardino, progettato dagli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Itg, Iti e Ite di Vibo Valentia. Durante la commemorazione si terrà anche un estratto dello spettacolo teatrale “Se dicessimo la verità”, che racconta la storia dell’imprenditrice, di Giulia Minoli, fondatrice e vicepresidente di “Crisi come opportunità”, ed Emanuela Giordano. «Lo Stato, nella memoria di Maria, resta vicino ai familiari, agli amici di Maria, a queste terre mai dimenticate», prosegue il Ministro. Che conclude: «Perché sia chiaro che qui il messaggio dello Stato è tutt’altro che simbolico: in questa battaglia non resterete soli».

Il testo integrale

«Nell’oscurità dell’omicidio di Maria Chindamo, paradossalmente, vi è la luce di un riscatto, e, al contempo la condanna corale e generazionale di eventi che hanno straziato queste terre. Oggi, a nove anni dalla sua scomparsa, Maria Chindamo è diventata il simbolo di una nuova società calabrese. Una società che non si piega alle regole di un patriarcato violento; che non accetta la prepotenza di culture sanguinarie e ‘ndranghetiste; che invita la gente arrabbiata a trasformare quella stessa rabbia in speranza. Ogni 6 maggio, qui, si consolida un presidio di legalità. Davanti al cancello dell’azienda – dove Maria scomparve vittima di lupara bianca e oggi divenuto un’opera d’arte – si celebra una rinascita. A un decennio da quell’orribile delitto, attraverso la storia di questa giovane imprenditrice, si racconta il riscatto di un territorio nella rivoluzione delle piccole cose. “La vita dei morti sta nella memoria dei vivi”, diceva Cicerone. Lo Stato, nella memoria di Maria, resta vicino ai familiari, agli amici di Maria, a queste terre mai dimenticate. Le organizzazioni unite dal comitato “Controlliamo noi le terre di Mara”, lo spettacolo teatrale di Giulia Minoli e Emanuela Giordano, la scultura di Luigi Camarilla: sono tutti, elementi preziosi di narrazione, oggi a denunciare crimini che spesso rimanevano impuniti. Ed è per questo che accogliamo con un grande abbraccio e profonda vicinanza quest’iniziativa, “Illuminiamo noi le terre di Maria”. “Noi” significa “noi tutti”. Perché sia chiaro che qui il messaggio dello Stato è tutt’altro che simbolico: in questa battaglia non resterete soli».

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