Nuovi volti e vecchie dinamiche, inizia così la XIII legislatura calabrese
Le promesse di rinnovamento si scontrano subito con le prime alleanze trasversali e malumori nel Pd. La legislatura comincia tra buone intenzioni e vecchie regole di sopravvivenza politica

REGGIO CALABRIA La seduta era convocata per le tre del pomeriggio, ma l’aula si anima davvero solo alle 16.20. È la prima riunione della XIII legislatura al Consiglio regionale della Calabria, e il clima è quello dei giorni di apertura: saluti lunghi, voci sovrapposte, sorrisi che cercano di mascherare la tensione, movimenti a tratti impacciati attorno ai microfoni. C’è chi non trova subito il pulsante giusto per parlare, e fare la propria dichiarazione di voto, chi resta in piedi in fondo all’emiciclo in attesa di essere formalmente “surrogato” e accompagnato al proprio posto. La burocrazia, anche qui, ha i sula oi gesti lenti e precisi.
Tra i banchi dell’Ufficio resoconti ecco che vanno a sedersi anche gli onorevoli Francesco Cannizzaro e Giovanni Arruzzolo, di Forza Italia.
Ma ciò che colpisce all’occhio, prima dei numeri, prima delle votazioni, è l’impatto visivo della rappresentanza femminile: sette donne in aula, una in più rispetto alla scorsa legislatura, eppure ancora appena il 22% del totale. Un dato che stona con la legge sulla doppia preferenza di genere, pensata proprio per ampliare questa quota. L’immagine d’insieme però ha un messaggio chiaro: tutte in giacca e pantaloni. Stile asciutto, nessun eccesso. Tinte leggere per alcune, decise per altre, ma un linguaggio comune: sobrietà.
Ad aprire la seduta è Ferdinando Laghi, provvisorio presidente d’aula. Laghi, della lista Tridico Presidente, medico, richiama il dovere dell’istituzione verso chi vive in condizioni di fragilità: «Non è solo legiferare», dice, «ma farlo ricordando la dignità della persona. Una comunità è forte se non lascia indietro nessuno». Parole che, per qualche istante, mettono ordine all’atmosfera.
Poi si entra nel vivo. Si prendono atto le dimissioni di Wanda Ferro, ora al governo nazionale, e al suo posto entra il secondo dei non eletti di Fratelli d’Italia, Filippo Pietropoalo.
Pietropaolo aspetta di essere chiamato per entrare e andare a sedersi tra i banchi della maggioranza.
La prima votazione importante è quella per il nuovo Presidente del Consiglio regionale. Si vota a scrutinio segreto. A leggere ad alta voce le schede è Salvatore Cirillo, trent’anni, segretario provvisorio dell’ufficio di presidenza, ma già dato per certo per la presidenza. Le dita sfiorano i bordi delle buste, la voce si mantiene piatta, neutra. Quando pronuncia il proprio nome più volte qualcuno, tra i banchi, accenna un sorriso.
Il risultato arriva chiaro: 23 voti per Cirillo e 8 schede bianche. Anche dall’opposizione c’è stato chi ha scelto di sostenerlo (due voti). L’applauso è lungo per questo giovane trentenne, che già era stato segretario questore degli uffici di presidenza nella scorsa legislatura.
Cirillo, eletto quindi al primo scrutinio, si alza e prende il posto occupato da Laghi, che ritorna tra i banchi dell’opposizione.
«Ringrazio il mio partito, e ringrazio anche l’opposizione», dice nel suo primo discorso. «Guiderò quest’assemblea con equità. E lo dico chiaramente: qui la ‘ndrangheta non entra. Non è una frase scolpita sulle targhe, è un impegno». Poi una dichiarazione politica netta: «La Calabria è in forte crescita. La sinergia istituzionale sarà essenziale. Viva la Calabria».
Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, parla poco dopo. Definisce quella di oggi «una bella giornata», vede nell’elezione del più giovane tra i consiglieri un segnale da offrire ai ragazzi che spesso guardano la politica da lontano. Il Consiglio, dice, dovrà essere «un’officina di idee». Poi aggiunge: «Un augurio anche agli assessori e a tutti i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione. E permettetemi di dirlo: sono davvero contento che Pasquale Tridico sia qui in aula a guidare l’opposizione. Lavoreremo insieme, ognuno nel proprio ruolo, per il bene dei calabresi».

Ma è la votazione successiva, quella per i due vicepresidenti, che mostra chiaramente come la maggioranza sia compatta, mentre nell’opposizione, in casa Pd, è “guerra”.
Il voto per i due vicepresidenti svela il primo vero movimento sotterraneo della giornata. Crinò ottiene 17 voti, Ranuccio 11. I numeri, messi in fila, raccontano che in questo passaggio qualcuno della maggioranza ha sostenuto Ranuccio (Pd), restituendo così il favore a Cirillo che aveva appena ottenuto due voti.
Ma dallo scrutinio escono anche due voti per Giuseppe Falcomatà (il suo e probabilmente quello di Tridico, ma sono supposizioni) ed una scheda bianca.
L’altra votazione quella per i due consiglieri segretari questori non segna colpi di scena e va come previsto: De Francesco (per la maggioranza) ottiene 21 voti, Laghi (per l’opposizione) 10.
Quando la seduta si chiude, l’aula si svuota a ondate e i consiglieri si concedono agli abbracci dei familiari e alle interviste. L’ufficio resoconti si mette già al lavoro. La legislatura è iniziata. (redazione@corrierecal.it)
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