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I dettagli dell’inchiesta

Scavi abusivi, il legame tra criminalità comune e ‘ndrangheta. Curcio: «Ai clan interessa tutto ciò che è remunerativo» – VIDEO

Così il procuratore della Dda di Catanzaro a margine della conferenza stampa

Pubblicato il: 12/12/2025 – 12:18
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Scavi abusivi, il legame tra criminalità comune e ‘ndrangheta. Curcio: «Ai clan interessa tutto ciò che è remunerativo» – VIDEO

CATANZARO «I tentacoli della criminalità organizzata arrivano anche ai siti archeologici e, come abbiamo sottolineato in conferenza stampa, ormai è un fatto notorio che qualunque attività in Calabria capace di produrre ricchezza — e un certo tipo di ricchezza — finisca per attirare l’interessamento della ’ndrangheta». Lo ha detto il procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio. Un dato che segna un salto di qualità: la sinergia tra criminalità comune e ’ndrangheta rappresenta un passo oltre l’ordinario. «Bisogna conoscere a fondo il sistema mafioso. La peculiarità di queste organizzazioni — e non a caso parliamo di ’ndrangheta — è il capillare controllo del territorio e lo sfruttamento di tutte le risorse presenti in una determinata area geografica. Anche la criminalità cosiddetta “ordinaria” può operare solo se autorizzata o tollerata dall’organizzazione di ’ndrangheta, dal locale che esercita il controllo su quella specifica zona», ha spiegato Curcio.
Facendo un passo indietro sul valore dell’inchiesta, il procuratore ha parlato di un elemento di assoluta novità investigativa. «Queste indagini rappresentano un quid novi nell’attività dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza. Per la prima volta è stato individuato un punto di contatto tra forme di criminalità ordinaria, dedite agli scavi abusivi e alla violazione delle norme a tutela del patrimonio culturale — nei parchi archeologici di Caulonia, Monasterace, Skylletion di Roccella e Borgia — e un’organizzazione di tipo mafioso». «Nella fattispecie — ha aggiunto Curcio — un’organizzazione operante a Isola Capo Rizzuto. È stato individuato un soggetto riconducibile alla famiglia Arena che fungeva da collettore dei reperti recuperati attraverso gli scavi illeciti, con il compito di immetterli sui mercati nazionali e internazionali».
Infine, il riferimento al ritorno economico del traffico illecito di beni archeologici. «Per la ’ndrangheta tutto ciò che fa cassa ed è remunerativo è di interesse. Anche questo fenomeno può ormai essere catalogato tra le attività settoriali delle organizzazioni di ’ndrangheta», ha concluso il procuratore della Dda di Catanzaro. (c. a.)

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